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Vivere in eterno

Vivere in eterno

09.01.2020 | Il mind uploading al momento è ancora un’utopia, ma alcune startup stanno già creando un mercato dell’immortalità.

Il mito dell’immortalità accompagna l’uomo da sempre, ma è rimasto finora un sogno irrealizzabile. Nessuna tecnologia può interrompere l’invecchiamento del corpo. Ed è per questo che, fino a oggi, l’unico metodo che un domani potrebbe fornirci una forma di eternità è la creazione di una fedele copia digitale della nostra mente. Il mind uploading, uno dei temi più cari ai transumanisti, consiste proprio nel trasferimento del contenuto della mente dal substrato biologico, ossia il cervello, a uno artificiale, quindi un computer. A questo punto, non si può sfuggire alla più semplice delle domande: è davvero possibile caricare nel cloud le informazioni contenute nel cervello?

Per riuscire in questa impresa, una delle strade immaginate è quella di riprodurre fedelmente ogni singola sinapsi che collega gli 86 miliardi di neuroni che popolano il cervello. Un’impresa non semplice, visto che le sinapsi sono oltre 100mila miliardi. Ma le difficoltà, come ha sintetizzato Nature, non sono solo di natura quantitativa. Esistono numerosi altri ostacoli, legati alla complessità dell’organo e al numero esorbitante di parametri che influenzano la vita e il comportamento delle singole cellule nervose. Se non bastasse, c’è anche un importante tema legato alla potenza dei computer, che al momento non è sufficiente a replicare fedelmente il funzionamento del cervello umano (un ostacolo che potrebbe però essere superato grazie all’avvento dei computer quantistici).

Fin qui i problemi tecnici, che non sono però gli unici. Nonostante sia un traguardo ancora molto lontano, il mind uploading ha dato vita un interessante dibattito filosofico. Per esempio, se anche creassimo una tecnologia capace di produrre una copia perfetta della nostra mente, questa riuscirebbe a racchiudere in sé l’insieme di emozioni, pensieri e in generale la personalità di ognuno di noi? In altre parole: saremmo ancora noi? Il neuroscienziato di Princeton Michael Graziano pensa di sì, tanto che in un recente editoriale sul Guardian ha parlato espressamente della possibilità di realizzare una versione simulata della persona vivente. Una prospettiva di cui tratta ormai da tempo anche il professore ed economista Robin Hanson, che nel 2016 ha pubblicato The Age of Em, dove “Em” sta per (brain) emulation.

Al di là delle domande teoriche, è interessante capire a che punto sia l’effettivo avanzamento della ricerca per quello che riguarda il raggiungimento di una simulazione integrale della mente. Nel lontano 2009, il neuroscienziato Henry Markram aveva previsto che sarebbero serviti 10 anni per poter simulare il cervello umano. Peccato che i dieci anni siano passati e, nonostante gli ambiziosi progetti in corso, di tutto ciò non si veda nemmeno l’ombra. Uno di questi ambiziosi progetti è lo Human Brain Project (HBP), lanciato dalla Commissione Europea nel 2013 e che prevede investimenti per un miliardo di euro nel corso di dieci anni. A guidarlo è stato inizialmente lo stesso Markram, che ha però lasciato l’incarico nel 2015 in seguito alla lettera aperta con cui 800 scienziati hanno contestato l’organizzazione del mastodontico progetto.

Come ha raccontato l'Atlantic in un recente articolo, l’HBP ha per ora mancato l’obiettivo. Troppo ambizioso pensare di realizzare una replica di un organo complesso come il cervello umano, quando è difficile anche solo simulare il cervello del verme C.Elegans, che di neuroni ne possiede appena 302, o riprodurre – come ha fatto il Blue Brain Project (lanciato dallo stesso Markram al Politecnico di Losanna) – il funzionamento di 30mila neuroni del cervello di un topo, che rappresentano lo 0,2% del totale.

L’esperimento più avanzato con protagonista il cervello umano è invece stato portato a termine all’università di Manchester dove, grazie a un particolare supercomputer, è stato possibile replicare il funzionamento in tempo reale di 77mila neuroni umani. Il macchinario utilizzato è conosciuto come SpiNNaker, che sta per Spiking Neural Network Architecture, costruito appositamente per ricreare il comportamento delle cellule nervose umane. Per capire le difficoltà ancora da superare, basti questo numero: nonostante il supercomputer possegga un milione di processori, è teoricamente in grado di riprodurre per pochi minuti solo l’1% dell’intero cervello umano.

Una delle realtà che ha suscitato maggiore interesse è la startup californiana Nectome, che si propone di conservare il cervello delle persone con la prospettiva di trasferire, un domani, tutti i contenuti su computer

Questi dati servono anche a frenare gli entusiasmi di chi pensa che nel giro di qualche anno si potrà effettivamente creare una copia virtuale della nostra mente. Se davvero si riuscirà a raggiungere questo obiettivo – come ha ammesso lo stesso Michael Graziano – non sarà prima di qualche decennio. Nonostante questo, c’è chi vuole farsi trovare pronto. Una delle realtà che ha suscitato maggiore interesse è la startup californiana Nectome, che si propone di conservare perfettamente il cervello delle persone con la prospettiva di trasferire, un domani, tutti i contenuti della mente su computer. Nectome ha ricevuto oltre un milione di dollari in finanziamenti, dimostrando di aver ottenuto una certa fiducia da parte degli investitori nonostante non preveda di avviare le proprie attività ancora per diversi anni.

Nel frattempo si stanno però sviluppando alcuni servizi più semplici e realistici in grado di garantire una qualche forma di immortalità. Uno di questi è Eternime, attivo già dal 2014. La startup si propone di realizzare un avatar virtuale di una persona defunta sulla base dei dati che questa ha lasciato online: sfruttando queste informazioni, è possibile insegnare all’avatar, per esempio, a esprimersi come la persona scomparsa o farle memorizzare alcuni dei suoi ricordi. L’obiettivo, in questo caso, non è vivere per sempre, ma dare ai parenti la possibilità di interagire, attraverso l’avatar, con il defunto. Un progetto molto ambizioso e che impiegherà ancora anni a prendere piede. Nonostante questo, già oggi oltre 46mila persone si sono registrate sul sito di Eternime.

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche HereAfter, che si propone però di creare un bot della persona: un’interfaccia informatica con cui comunicare tramite messaggi di testo o vocali. Sfruttando le registrazioni di racconti e memorie – ottenute quando è ancora in vita – è possibile creare l’audio-bot, pensato per favorire l’interazione con i parenti che potranno, per esempio, porgli alcune domande, anche personali. Una specie di assistente virtuale che ricorda una persona realmente esistita, creata sfruttando l’intelligenza artificiale. Forse non sarà il sogno dei transumanisti, ma è comunque un primo passo verso l’immortalità.




 

l'autore
Enrico Forzinetti