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Tecnologia e digitale al servizio della cultura: nuovi prodotti e modelli innovativi

Tecnologia e digitale al servizio della cultura: nuovi prodotti e modelli innovativi

21.01.2022 | Fra il 2020 e il 2021, la maggior parte delle esperienze culturali degli italiani si è svolta in modalità digitale.

Fra il 2020 e il 2021, stando a recenti ricerche Intesa-IPSOS, la maggior parte delle esperienze culturali degli italiani si è svolta in modalità digitale: per alcuni, in questo periodo c’è stato il primo approccio a concerti virtuali, eventi artistici live o on-demand, conferenze on line, opere teatrali digitali e mostre via web. Il 41% degli italiani presi in esame ha inoltre aumentato il numero di libri letti, ebook acquistati e audiolibri ascoltati rispetto al passato.

Uno dei formati protagonisti di questo fenomeno è stato sicuramente il podcast: l’accesso “on demand” ai contenuti audio ha riscosso un successo senza precedenti in tutto il mondo e anche alle nostre latitudini. Il 44% degli intervistati ha dichiarato di ascoltare podcast, considerati “brevi e interessanti”, accessibili ovunque e comodissimi da fruire anche mentre si sta facendo altro. Un formato che si è anche rivelato un veicolo di promozione molto efficace: chi li ascolta, in molti casi, decide poi di approfondire, vivere esperienze o acquistare altri prodotti collegati all’argomento.

La pandemia ha sicuramente giocato un ruolo importante in questa evoluzione, che però non sembra essere completamente irreversibile. Se oltre un quarto degli italiani intervistati ritiene interessante continuare a consumare cultura online, e quasi il 10% pensa che rimarrà la modalità di accesso prevalente, quasi il 50% ha dichiarato che preferirà tornare alla fruizione dal vivo.

Non possiamo ignorare che la smaterializzazione delle esperienze fisiche, anche per quanto riguarda il consumo di cultura, comporta indubbi vantaggi per l’ambiente: portando a una sensibile diminuzione delle emissioni inquinanti, potrà dare un bel contributo alla lotta al cambiamento climatico. Gli eventi dal vivo, infatti, richiedono l’impiego di una notevole quantità di energia e generano ricadute nocive sull’ambiente, dovute alla loro organizzazione e allo spostamento di grandi masse di persone. Tuttavia non è realistico pensare di liquidare la questione immaginandoci un futuro di sole fruizioni a distanza: le opportunità generate dalla transizione digitale sono altre, e molto più articolate.

Strumenti e novità anche italiane
Gran parte delle evoluzioni degli ultimi anni sono partite da strumenti che si basano su tecnologie che stringiamo in mano tutti i giorni, e il settore culturale non rappresenta una eccezione. Smartphone e dispositivi mobile/wearable, con le loro app, stanno facendo familiarizzare milioni di persone con esperienze culturali più veloci e stimolanti. Dai sistemi di acquisto di biglietti e prenotazioni online al pagamento contactless, fino a sistemi di tracking del numero degli utenti in spazi reali e virtuali per rendere più fluide le esperienze, il rapporto tra innovazione e fruizione culturale si fa sempre più stretto.

La diffusione di dispositivi indossabili, ad esempio, permette un alto grado di personalizzazione delle esperienze. Con badge RFID o braccialetti, i luoghi della cultura si trasformano in spazi interattivi dove stimolare la partecipazione e creare collegamenti con eventi, oggetti ed esposizioni. Un esempio? L’uso creativo che ne fa l'International Spy Museum di Washington: in una sorta di gamification in real life, gli RFID vengono usati per insegnare durante la visita segreti storici, elementi di crittografia e uso di gadget spionistici. Ogni visitatore riceve “una missione” attraverso un badge che può essere utilizzato per interagire con oggetti e hotspot per tenere traccia dei progressi, con tanto di punteggio finale.

C’è poi la sempre più promettente realtà aumentata, attraverso la quale si possono vivere con schermi e visori esperienze immersive o simulazioni. Questo significa, ad esempio, poter osservare da un punto di vista in prima persona ricostruzioni storiche, esperimenti scientifici, performance musicali, showcase artistici. Oppure ancora mostre e installazioni, come nel caso delle Storie digitali del Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, che permettono ai partecipanti di creare collezioni personalizzate o giochi di ruolo all’interno delle varie esposizioni, facendo ricorso all’elemento ludico per meglio coinvolgere i più piccoli.

Dal mondo della musica, che attrae persone di ogni fascia di età, arriva invece un’applicazione tutta italiana che permette di fruire di concerti a distanza in modo del tutto immersivo. Si chiama UnReal Club e la sua funzione è quella di trasformare qualsiasi smartphone in un visore di Realtà Virtuale per godere delle esibizioni live degli artisti ovunque l’utente si trovi. Come in molti altri casi di esperienze utente innovative, molte delle funzionalità virtuali sono ispirate direttamente dal gaming online. Lo spettatore può creare e modificare il proprio avatar tridimensionale, che prenderà parte allo spettacolo in mezzo agli altri.  L’evoluzione dei sistemi di  head tracking permette inoltre, ormai, di assistere all’evento da diverse angolazioni, semplicemente ruotando la testa, come del resto farà il nostro alter-ego tra la folla dei suoi “simili”.

Tornando alla fruizione più classica della cultura, quella nello spazio fisico, è indubbio che per musei, gallerie, biblioteche e manifestazioni di settore la pandemia ha posto la sfida di ridurre al minimo il contatto diretto con gli oggetti e le superfici che sono a portata di contatto fisico del pubblico. Per questo, riscuote un sempre maggiore interesse la possibilità di impiegare tecnologie touchless e sensori di prossimità, specie nelle situazioni in cui la fruizione è condivisa con molti visitatori.

Ad alcuni di noi, del resto, è sicuramente già capitato di vedere in azione sistemi di tracciamento GPS in spazi interni, magari in parchi a tema, crociere o istituzioni culturali. Oltre alle applicazioni per la sicurezza, si tratta di una tecnologia sempre più conveniente per offrire agli utenti servizi e informazioni sulla base dei movimenti all'interno delle strutture, con messaggi, notifiche e pop-up in tempo reale che aiutano a scegliere dove andare e cosa guardare.

Un esempio di tecnologie di geolocalizzazione che diventano strumento di scoperta e di promozione culturale arriva proprio dall’Italia. Esiste infatti da qualche tempo una app che cerca di far rivivere il senso di meraviglia vissuto da Stendhal di fronte alla Basilica di Santa Croce a Firenze. Il suo nome è, appunto, Stendhapp e permette all’utente, proprio attraverso il GPS dei suoi dispositivi, di trovare i più interessanti beni culturali che lo circondano, ovunque si trovi.

Ancora più interessanti sono gli sviluppi che riguardano le mappe online, spesso condivise e integrate dagli stessi utenti, che sono al centro di quel fenomeno che è stato definito turismo di prossimità: tra segnalazioni di borghi tipici, celebri luoghi letterari, angoli storicamente rilevanti e le mille eccellenze enogastronomiche sparse lungo la nostra Penisola, le nuove mappe intelligenti permettono una riscoperta autonoma e partecipata del territorio. Per facilitare il processo, sono disponibili applicazioni come StreetComplete, che permettono a tutti di contribuire al database di OpenStreetMaps, il più importante progetto di mappatura no-profit su scala mondiale.

Durante il lockdown hanno riscosso particolare successo anche i tour virtuali, una riproposizione online delle visite a musei e collezioni che se hanno avuto l’innegabile pregio di farci sentire meno costretti tra le mura di casa in quel periodo, non possono certo  ancora  eguagliare le emozioni scatenate dall’esperienza fisica. Molto promettenti sono invece i progetti che, senza promettere di simulare la realtà, costruiscono percorsi digitali tematici, permettendo di esplorare un movimento artistico, un fenomeno storico o intere città d’arte attraverso fonti diverse accessibili su internet. È quello che sono riusciti a realizzare i promotori di artaway.com, startup italiana nata durante la pandemia che ha già attirato l’interesse di importanti istituzioni culturali del Paese.

È logico pensare che il consumo digitale non andrà probabilmente mai a sostituire l’esperienza “live”, ma, come abbiamo raccontato, a integrarla, aumentando anche le possibilità di accedere a eventi, concerti, musei che prima non potevano essere sfruttate per ragioni di tempo, distanza, o semplicemente economiche.

La didattica digitale e lo smart working ci hanno già insegnato quanto la coesistenza tra attività “digitale” e “in presenza” sia non solo possibile, ma anche necessaria. L’industria dei contenuti culturali non farà eccezione: saranno l’integrazione e l’ibridazione tra questi due mondi a renderla più sostenibile e più in linea con le esigenze delle persone.

 

Illustrazione di Luca Tagliafico

l'autore
Giacomo Lucarini