Spazzatura spaziale

Spazzatura spaziale

24.08.2017 | Milioni di rottami e detriti si stanno accumulando nell’orbita terrestre: le conseguenze potrebbero essere disastrose.

Se la Terra è alle prese con le conseguenze del riscaldamento globale, nemmeno un luogo immenso come lo spazio può dirsi al sicuro dall’inquinamento causato dagli esseri umani. Per quanto possa sembrare assurdo, la Terra è circondata dalla spazzatura che orbita attorno al nostro pianeta; mentre una parte quantitativamente inferiore fluttua nello spazio profondo. Secondo quanto riporta l’Istituto Nazionale di Astrofisica, si può trovare immondizia spaziale anche su Venere e su Marte, ben venti tonnellate sono invece sulla Luna. L’ultima a occuparsi di un tema che sta diventando sempre più urgente è stata l’Agenzia Spaziale Europea, che ha prodotto un cortometraggio per illustrare nel modo più chiaro possibile i rischi connessi all’aumento esponenziale di satelliti inutilizzati e di detriti di vario tipo e dimensioni che gravitano attorno alla Terra.

Non si tratta solo dei 6mila satelliti artificiali (il 78% dei quali non più in funzione) che si trovano a 1.300 chilometri di distanza dal nostro pianeta, ma anche dell’immenso sciame di detriti spaziali – stimato in un numero pari a centinaia di milioni – che continuano ad accumularsi: da quelli grandi come dei TIR, fino a quelli piccoli come una moneta; tutti che ronzano attorno al pianeta a 28mila chilometri l’ora. “Il campo gravitazionale terrestre”, si legge sempre sul sito INAF, “attira gran parte della spazzatura spaziale in orbite sempre più basse, fino a che non raggiunge l'atmosfera. La maggior parte brucia al rientro nell'atmosfera. Tanto maggiore è l'altezza a cui orbita il detrito, tanto più rimarrà in orbita. La spazzatura spaziale che si trova in orbita più bassa di 600 km normalmente cade sulla Terra entro pochi anni, mentre se si trova oltre i 1.000 km di altezza può restare in orbita oltre un secolo”.

Nel peggior scenario possibile, questo potrebbe dare vita, proprio sopra alle nostre teste, a una reazione a catena di scontri spaziali che rischia di coinvolgere anche gli astronauti. Il problema principale della spazzatura spaziale è infatti il pericolo che rappresentano per i satelliti funzionanti e soprattutto per l'equipaggio delle missioni spaziali. Avete presente cosa avviene in Gravity, in cui la Stazione Spaziale Internazionale viene colpita da una massa di spazzatura? Per quanto la dinamica di ciò che avviene nel film sia stata dichiarata fisicamente impossibile, è lo stesso astronauta Thomas Pesquet ad aver spiegato al Washington Post come si comporta quando dei detriti spaziali iniziano a ronzare attorno alla stazione: “Entro nello shuttle, attendo e spero. È già successo quattro volte”. Per evitare la maggior parte dei rischi, le stazioni di rilevamento a terra seguono lo spostamento dei detriti più grossi nel tentativo di evitare le collisioni.

Stando a quanto riporta la NASA, centinaia di migliaia di rottami spaziali orbitano attorno alla Terra: tra questi ci sono anche i duemila frammenti lasciati dalla collisione tra un satellite russo e uno americano ormai parecchi anni fa. Ma il vero problema è che, nel giro di pochi anni, il numero dei satelliti fuori uso in giro per lo spazio aumenterà drasticamente: satelliti sempre più economici da costruire e sempre più piccoli vengono ormai lanciati in grandi quantità (un solo razzo indiano ne ha lanciati 104) e in un breve arco di tempo se ne aggiungeranno circa 12mila. Molti di questi saranno nano-satelliti utilizzati per le comunicazioni, in grado di raggiungere le vastità del cosmo e che continueranno a vagare per lo spazio in enormi quantità anche dopo aver smesso di funzionare.

 

Scansione al microscopio elettronico dell’impatto di detriti ad alta velocità con il finestrino di uno shuttle durante la missione STS-50

In questo modo, la catastrofica previsione dell’ex scienziato della NASA Donald Kessler rischia di diventare più probabile: secondo Kessler rischiamo di andare incontro a una “Nagasaki orbitale” – come a volte viene definita – a causa dello scontro tra satelliti nello spazio che provocano ulteriori detriti che iniziano a schiantarsi con altri rottami; dando vita a una reazione a catena che potrebbe gravemente destabilizzare l’orbita bassa terrestre. E pensare che le previsioni di Kessler risalgono agli anni ‘70, quando nello spazio c’erano molti, molti meno oggetti. È ancora presto per dire se questo scenario sia o meno eccessivo, ciò che invece è certo è che alla recente conferenze dell’ESA sul tema si è parlato anche di uno studio che mostra come già oggi una particolare regione dello spazio sia diventata parecchio instabile a causa dell’accumulo di spazzatura.

L'infografica mostra tutti i numeri della spazzatura spaziale e i rischi connessi alla presenza di un enorme numero di detriti. Per visualizzarla a risoluzione massima, cliccare qui.

C’è una soluzione? In verità, se ne stanno studiando parecchie. Tra queste, una delle più promettenti è stata progettata da ingegneri italiani del Politecnico di Milano, che hanno dato vita a D-Orbit, azienda che ha da poco mandato in orbita D-Sat, un satellite dotato di motori intelligenti in grado di pilotare il rientro dell'oggetto al termine della sua funzione, facendolo bruciare in atmosfera nel punto voluto e in modo economicamente sostenibile. A occuparsi invece dei detriti lasciati in decenni di lanci spaziali sono invece vari progetti che puntano, fondamentalmente, a mandare nello spazio dei rimorchiatori magnetici in grado di trascinare fuori dall’orbita i satelliti dismessi. Così, almeno, sposteremo il problema un po’ più in là.

l'autore
Le Macchine Volanti