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Social e tutela dei minori: cosa sta cambiando?

Social e tutela dei minori: cosa sta cambiando?

14.06.2021 | In arrivo nuovi strumenti e funzioni per rendere il mondo dei social più sicuro per i minori.

I recenti casi di cronaca, talvolta con esiti drammatici, che hanno avuto per protagonisti giovani e giovanissimi alle prese con pericolose sfide social hanno riacceso il dibattito sulla presenza online di bambini e adolescenti e su come rendere per loro l'esperienza online più sicura e accogliente. Istituzioni e piattaforme si sono mosse su diversi fronti per attivare funzioni ad hoc ma anche nuove regolamentazioni più rigide a tutela dei minori e a supporto di genitori ed educatori.

In un recente intervento, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza ha ribadito che ai minori di 14 anni è precluso l’accesso ai social network con un account personale. Sotto questa soglia d’età, per iscriversi serve il consenso dei genitori. Il GDPR, il regolamento europeo per la protezione dei dati, stabilisce però che per accettare contratti online è necessaria la maggiore età. Quello che emerge è quindi che le regolamentazioni sembrano interpretabili: se l’accesso a un social o il download di un’app venissero considerati come stipula di un contratto, allora non si dovrebbe poter avere un account fino a 18 anni senza il consenso dei genitori.

La realtà, però, sembra ben diversa. Secondo i dati della ricerca Osservare Oltre, la maggior parte dei ragazzini (su un campione di 7896) ha attivato un profilo social indicando un’età falsa, anche con un genitore presente. Il 91% di loro, inoltre, non parla con i genitori di quello che vede o fa sui social e si arrabbierebbe molto se gliene venisse vietato l’uso. In particolare, già nel 2019 Instagram veniva utilizzato da un ragazzo su 4 tra i 12-13 anni (indagine BVA Doxa Kids) e anche su TikTok la presenza della fascia under 13 era considerevole.

D’altra parte i cosiddetti “nativi digitali” (Generazione Z e Alpha) conoscono e utilizzano i nuovi media in modo naturale e spontaneo, essendo nati in un periodo di grande diffusione e normalizzazione delle tecnologie. Per questo, è risaputo, diventa sempre più difficile limitare questa disinvoltura che li porta a scaricare app e aprire account online in modo indiscriminato.

Anche per questo Alberto Rossetti, psicoterapeuta e autore di diversi saggi sul tema, evidenzia come il focus dell’attenzione sia da rivolgere più alle motivazioni e ai risvolti educativi della questione che alle regole e alle normative.

"Prima ancora di pensare a come migliorare la normativa dovremmo seriamente interrogarci sul perché le regole esistenti non vengano rispettate. Il limite d’età per accedere ai social network, per esempio, è già chiaro, ma ignorato, spesso con il consenso dei genitori.

Il gap di competenze digitali tra generazioni più giovani e adulti, infatti, può creare difficoltà. Le reazioni più comuni da parte dei genitori sono due: ignorare la situazione o vietarne in modo tassativo l’utilizzo. Scelte che possono portare entrambe a conseguenze più o meno gravi per bambini e adolescenti che non hanno ancora completamente sviluppato un senso critico né le giuste conoscenze per comprendere con chi si rapportano online e quali rischi corrono in determinate realtà.

Vantaggi, ma anche rischi e pericoli
Se da un lato le piattaforme digitali rappresentano un’apertura sul mondo, un ambiente comunicativo, formativo e informativo in grado di influenzare il modo di intrattenersi, relazionarsi, emozionarsi e imparare, dall’altro nascondono anche rischi e pericoli per il benessere fisico e psicologico.

Oltre a cyberbullismo, scarsa tutela della privacy e contatti con malintenzionati, tra i rischi psicologici gli specialisti indicano la tendenza all’isolamento (l’esperienza virtuale viene percepita e vissuta come più agevole rispetto alla realtà) e la difficoltà a sviluppare in modo positivo autostima e personalità a causa del confronto con modelli perfetti e patinati. Inoltre, l’utilizzo continuativo di filtri di Realtà Aumentata che modificano l’immagine riflessa nella camera dello smartphone rendono più difficile, giorno dopo giorno, mostrarsi in pubblico “al naturale”.

Tra le diverse iniziative volte a tutelare i più giovani, le piattaforme si sono mosse con nuove funzionalità e strumenti da affiancare a maggiori controlli e moderazione. Instagram, ad esempio, sta elaborando impostazioni più stringenti per ciò che concerne la certificazione dell’età dei propri utenti e permetterà di bloccare lo scambio di messaggi privati tra minori di 18 anni e adulti non presenti nella lista dei seguiti; TikTok ha iniziato a bloccare gli account che avevano dichiarato età minore di 13 anni e sta valutando l’utilizzo di un’intelligenza artificiale per profilare i comportamenti degli utenti e capire se si tratta di bambini. Tutte iniziative utili e fondamentali ma che, purtroppo, arginano solo il problema senza arrivare al nocciolo: educazione digitale e consapevolezza.

A questo proposito sono nate, soprattutto negli ultimi anni, numerose iniziative promosse da enti pubblici e privati, con l’obiettivo di migliorare le digital skills di bambini, ragazzi e adulti. Tra le tante, durante l’emergenza causata dalla pandemia di covid-19 il Ministro per l'innovazione tecnologica e la transizione digitale ha istituito Solidarietà Digitale, fornendo gratuitamente a imprese, scuole e cittadini corsi educativi e strumenti operativi su tematiche riguardanti la digitalizzazione.

Diverse aziende, come TIM con Operazione Risorgimento Digitale, hanno messo a disposizione di persone di ogni età un vero e proprio programma formativo, con corsi online gratuiti per far conoscere le opportunità offerte dal digitale e semplificare la vita quotidiana attraverso l’uso delle nuove tecnologie. Nascono inoltre veri e propri poli di Educazione Digitale, come Treccani Futura, per diffondere la cultura digitale e fornire a più persone possibili competenze e informazioni utili a confrontarsi con il web e gli strumenti digitali.

Social e digitale come opportunità
Per far emergere le opportunità offerte dalle tecnologie e dal digitale ci sono diverse tematiche che possono essere affrontate con i ragazzi affinché maturino senso critico (indispensabile sul web) e consapevolezza. Tra queste, emergono la relazionalità virtuale, la ricerca e la distinzione tra informazioni vere e false online, la responsabilità delle azione sul web, il trattamento e la cura dei dati personali e tanto altro.

Da TikTok e Instagram stessi arrivano esempi positivi di nuovi modi per comunicare con i giovani. Sui social più amati dagli adolescenti non si parla solo di tematiche “leggere”: oggi sono sempre più frequenti i content creator e gli influencer che si espongono in prima persona su argomenti come body positivity, diversity, cyberbullismo, disabilità e l’utilizzo indiscriminato di filtri che modificano i connotati. L’educazione (digitale, civica, emotiva e sociale) si fa anche online: se ne fanno portavoce, ad esempio, Raissa e Momo contro pregiudizi ed intolleranza nei confronti della diversità, Milena Battaglia Vitali influencer ipovedente che sensibilizza con ironia sulla disabilità e Asia Crescentini che sul suo profilo Instagram mostra come “bellezza” non sia più sinonimo di “perfezione”, aiutando i giovani a mostrarsi per quello che sono andando oltre le apparenze.

Per quando riguarda i più piccoli, esistono inoltre piattaforme pensate appositamente per loro, consentendo di interagire con il digitale in un ambiente controllato e studiato per divertire educando. Una di queste è Lego Life, un social network progettato per bambini con avatar, gruppi e quiz: uno strumento utile per avvicinarli a internet affiancandoli in un ambiente che rispetta privacy e sicurezza (è necessario l’intervento di adulti, la moderazione dei contenuti è molto forte e i profili non sono riconducibili alle persone, tra le altre cose).

Per quanto la tecnologia possa fare molto per la corretta educazione al digitale dei più giovani, il ruolo principale rimane quello delle scuole e dei centri di aggregazione: è loro compito fornire le competenze e le conoscenze adatte a gestire positivamente il rapporto con la rete e i social network, coinvolgendo i diretti interessati, i genitori e gli educatori. Un esempio positivo di questo approccio è l’iniziativa di Parole Ostili che porta nelle scuole un percorso educativo su tematiche come l’empatia online, la web reputation e il cyberbullismo per aiutare i ragazzi a diventare cittadini consapevoli del web.

In conclusione, sono fondamentali punti di riferimento stabili con cui rielaborare quello che si impara e si vive quotidianamente: ecco perché il ruolo degli educatori rimane di vitale importanza. Senza mai dimenticare che i giovani hanno la fortuna di parlare il linguaggio della tecnologia in modo innato e di avere, quindi, un vantaggio a livello informativo, educativo e, in futuro, lavorativo (vantaggio che va gestito, curato e accresciuto con il giusto supporto).

Illustrazione di Serena Gianoli

l'autore
Laura Fasano