Quando arriverà la vera intelligenza artificiale?

Quando arriverà la vera intelligenza artificiale?

08.03.2018 | Importanti scienziati e filosofi si sono spesi sul tema, ma prima di vedere una “strong AI” passerà moltissimo tempo.

Se si guarda alle possibili evoluzioni future dell’intelligenza artificiale, è fondamentale distinguere tra tre tipi differenti di AI: ANI (artificial narrow intelligence: intelligenze artificiali limitate, in grado di fare una cosa sola); AGI (artificial general intelligence: intelligenze artificiali generali, in grado di fare ogni cosa a livello umano); ASI (artificial super intelligence: super intelligenze artificiali, in grado di svolgere molteplici compiti a un livello superiore a quello umano). Prima di approfondire gli ultimi due tipi di AI, vale la pena di rassicurare tutti: non solo al momento siamo fermi alle ANI, ma gli esperti non sono nemmeno sicuri che sia possibile arrivare al prossimo stadio evolutivo.

Quando si parla di intelligenze artificiali limitate, si fa infatti riferimento a tutte quelle che abbiamo visto all’opera fino a questo momento: il filtro anti-spam, il software che stabilisce il prezzo delle case, quello che riconosce i numeri scritti a mano e quello capace di sconfiggere il campione di Go. Cosa accomuna, pur nelle loro significative differenze, tutte queste AI? Che sono in grado di fare una cosa sola; e per quanto la facciano benissimo, non sono in grado di fare nient’altro: ogni volta che si vuole affrontare un problema nuovo, si deve ricominciare da zero.

Questi limiti sono sufficienti per capire l’enorme distanza che ancora ci separa dal mondo delle intelligenze artificiali generali; una distanza, però, insufficiente a escluderne un futuro avvento, soprattutto se si considera la velocità dei progressi compiuti dalle intelligenze artificiali limitate. Nel giro di pochi anni, si sta infatti passando da algoritmi che hanno bisogno di vedere centinaia di migliaia di foto di un cane per imparare a riconoscerlo correttamente, a esperimenti riguardanti algoritmi capaci di cifrare i messaggi. Ma non è tutto, si è arrivati anche a intelligenze artificiali, sempre “limitate”, capaci di portare a termine il loro compito al primo colpo grazie a ciò che sembra essere l’embrione di un vero e proprio ragionamento.

 
In Westworld, le intelligenze artificiali mostrano i primi segni di essere davvero autonome e coscienti quando iniziano a usare la memoria

Nel mese di ottobre 2016, la società DeepMind (sempre di proprietà di Google) ha pubblicato su Nature uno studio in cui rivela di aver creato una rete neurale dotata di una memoria esterna che le consente di strutturare autonomamente i dati e richiamarli all’occorrenza per fare deduzioni. Il sistema, chiamato differentiable neural computer, è stato capace di pianificare al primo colpo, senza precedenti tentativi, il percorso migliore per spostarsi tra le stazioni della metropolitana di Londra. Un progresso enorme, reso possibile dall’allenamento della macchina (con il classico metodo “sbaglia e riprova”) su mappe della metro di altre città. Mentre si allenava su queste mappe, la rete neurale ha imparato a utilizzare la sua memoria per immagazzinare dati utili e richiamarli all’occorrenza.

Per quanto anche questa AI sia in grado di svolgere un solo compito, la sua capacità di utilizzare in modo pratico la memoria, dando quindi prova di apprendimento, sembra essere il primo passo per arrivare a una vera intelligenza artificiale, di tipo umano, che sappia imparare in termini generali e poi richiamare i dati che le servono per sfruttare ciò che ha appreso. In poche parole, una AI che è in grado di fare un ragionamento (da notare che nella serie TV di fantascienza Westworld, le intelligenze artificiali mostrano i primi segni di essere davvero autonome e coscienti nel momento in cui iniziano a usare la memoria).

Ma fino a dove possono arrivare le AI? Per quanto ci sia il rischio concreto di entrare nel campo della fantascienza, l’entità e la rapidità di questi progressi ci portano a immaginare il momento in cui, in linea teorica, le intelligenze artificiali potrebbero raggiungere il livello umano, evolvendosi in AGI: intelligenze artificiali generali. La definizione che ne dà Tim Urban nel suo saggio The road to Superintelligence chiarisce meglio di che cosa si tratti: «Definita a volte Strong AI, o AI di livello umano, l’intelligenza artificiale generale fa riferimento a un computer che sia intelligente quanto un uomo su tutta la linea; una macchina che possa portare a termine ogni compito intellettuale che può svolgere un essere umano. (...) La professoressa Linda Gottfredson descrive l’intelligenza come ‘una capacità mentale molto generale che, tra le altre cose, coinvolge l’abilità di ragionare, pianificare, risolvere problemi, pensare in termini astratti, comprendere idee complesse, imparare rapidamente e apprendere dall’esperienza’. Una AGI dovrebbe essere capace di fare tutto ciò tanto facilmente quanto riesce a noi umani».

Per arrivare a una intelligenza artificiale di questo tipo, gli scienziati hanno probabilmente prima bisogno di comprendere meglio il funzionamento del cervello, ma soprattutto hanno bisogno di computer dalla potenza di calcolo molto superiore a quella che hanno a disposizione oggi. L’idea, sostenuta da chi ritiene che l’approdo a una AGI sia possibile, è infatti che l’elaborazione a una velocità crescente di una massa sempre più imponente di dati consentirà alle intelligenze artificiali, a un certo punto, di compiere un salto evolutivo che le farà diventare veramente intelligenti.

 

Quanto manca perché si possa arrivare allo sviluppo di una creatura simile: una AI dotata di intelligenza generale? Per provare a dare una risposta, sono stati eseguiti calcoli complicatissimi che tengono conto, prima di tutto, di quale sia l’effettivo potere computazionale del cervello umano. Ma si tratta di calcoli talmente diversi l’uno dall’altro che le previsioni che ne fanno seguito sono completamente diverse. E allora è forse più interessante affidarsi alle previsioni “istintive” raccolte dal filosofo di Oxford Nick Bostrom, autore di uno dei libri divulgativi più importanti in tema di intelligenza artificiale: Superintelligence, da poco tradotto in italiano da Bompiani. Bostrom ha intervistato centinaia di scienziati che hanno partecipato alle principali conferenze sull’intelligenza artificiale che si sono svolte tra il 2011 e il 2013, ottenendo questi risultati: secondo il 10% degli intervistati, una AGI potrebbe fare la sua comparsa entro il 2022; secondo il 50% sarà realtà entro il 2040; secondo il 90% non si dovrà attendere oltre il 2075.

Una volta raggiunta l’intelligenza artificiale generale, sembra inevitabile l’approdo a una ASI, la super intelligenza artificiale: un ulteriore passaggio che, sempre secondo le previsioni degli esperti interpellati da Bostrom, non impiegherà più di 30 anni per verificarsi. Considerando i risultati delle previsioni sulla AGI, si può quindi immaginare ottimisticamente che una ASI possa fare la sua comparsa attorno al 2070. Queste previsioni, ovviamente, hanno un valore solo speculativo, ma danno un’idea di quali siano le tempistiche immaginate da alcuni scienziati (senza dimenticare che una quota importante di questi ritengono che una ASI non la vedremo mai).

Ma a che cosa si fa riferimento, per la precisione, quando si parla di ASI? Sempre secondo Nick Bostrom, la superintelligenza è «un intelletto che è molto più intelligente dei migliori cervelli umani in praticamente ogni campo, inclusa la creatività scientifica, la saggezza e le abilità sociali». Una superintelligenza, quindi, sarebbe in grado di superare le nostre capacità intellettive per poi accelerare e sorpassarci di diverse lunghezze.

In poche parole, se iniziamo a creare un’intelligenza artificiale generale, comincerà uno sviluppo tecnologico talmente rapido che sfuggirà al nostro controllo. Nel 1954, lo scrittore di fantascienza Fredric Brown ha in qualche modo anticipato tutto ciò nel racconto La Risposta, in cui immagina la costruzione di un “supercomputer galattico” al quale viene chiesto, come prima domanda, se esiste Dio. La risposta è fulminante: «Adesso sì».


Ma quello, appunto, era un racconto di fantascienza. E la cruda realtà, purtroppo o per fortuna, è che gli scienziati ancora oggi – e nonostante enormi progressi – sono estremamente lontani dal riuscire a creare una macchina che sia davvero intelligente.

 
l'autore
Le Macchine Volanti