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Mobilità sostenibile: le tecnologie che la rendono possibile

Mobilità sostenibile: le tecnologie che la rendono possibile

17.09.2021 | Quali veicoli usiamo o possiamo usare nella vita di tutti i giorni per una mobilità sostenibile?

Potersi muovere in contesto urbano senza limitazioni né vincoli, neppure quello di dover possedere un mezzo di trasporto privato. Ė questa la promessa della “sharing mobility”, l’insieme dei servizi online che ci permettono di fruire di diversi mezzi di trasporto condividendoli con altri utenti, spesso senza aver bisogno di altro se non di uno smartphone. Se, all’inizio, questi sistemi riguardavano esclusivamente le auto, successivamente hanno coinvolto anche i motorini, le biciclette e i monopattini, solitamente adoperati dagli utenti per un breve intervallo di tempo, per poi essere parcheggiati in un altro luogo della stessa città a disposizione di altri aderenti al servizio. Oggi in Italia sono circa 160 i servizi di sharing mobility attivi, con una crescita del 200% in cinque anni.

 

Come molti altri settori, anche quello della mobilità condivisa ha risentito del Covid-19. Dopo anni di segni positivi infatti - come riportano i dati dell’Osservatorio Nazionale sulla Sharing Mobility - nel 2020 i km percorsi con mezzi in sharing si sono ridotti del 30,6%. Una contrazione comunque inferiore a quella registrata in altri settori del trasporto (il servizio ferroviario regionale, quello ad alta velocità e il servizio di trasporto aereo, ad esempio, lo scorso anno sono calati rispettivamente del 38%, 66% e 69%). Nel 2021, poi, c’è stata una inversione di tendenza che ha riportato i valori sulle medie pre-pandemia.

Biciclette, scooter, monopattini in sharing: un vero e proprio boom
Biciclette, scooter e monopattini (tre tipologie di veicoli che insieme costituiscono il 90% del parco mezzi in condivisione) sono spesso utilizzati dalle persone che hanno deciso di puntare sullo sharing come alternativa ai mezzi pubblici. Lo scooter-sharing è il servizio che ha recuperato terreno più velocemente, seguito dal bike sharing e dal car sharing. Per i monopattini, sia in termini di numero di veicoli sia di operatori, si può parlare di un vero e proprio boom: introdotti in Italia a fine 2019, sono oggi  il servizio di mobilità condivisa più presente nelle città, nonché quello col maggior numero di noleggi registrati nel 2020. L’impennata è stata talmente rapida da far sorgere numerosi interrogativi sull’adeguatezza delle infrastrutture disponibili in termini di piste e dei parcheggi dedicati spesso inesistenti, e a generare accesi dibattiti tutt’ora in corso.

La scelta di non possedere un mezzo proprio ma utilizzarne uno condiviso porta a un notevole risparmio in termini ambientali. La maggior parte dei mezzi in sharing infatti sono anche elettrici: le biciclette sono molto spesso a pedalata assistita, mentre i monopattini e i motorini a trazione elettrica, e anche il numero delle automobili elettriche sul parco complessivo del car sharing è in continua crescita. Se da un lato ciò può  offrire notevole contributo alla riduzione delle emissioni atmosferiche, soprattutto nelle grandi aree metropolitane, occorre considerare anche il problema delle fonti di energia per la ricarica delle batterie: dato che in Italia la copertura dei bisogni energetici proveniente da fonti rinnovabili è stimata intorno al 20% (dati Gse, 2020), i mezzi elettrici rappresentano per ora solo il punto finale della filiera nazionale della mobilità sostenibile, senza contare che i servizi di sharing non sono normalmente disponibili nei piccoli centri urbani.

Se le soluzioni di mobilità condivisa fanno affidamento sulla scelte dei singoli cittadini, anche le aziende stanno contribuendo all’evoluzione delle abitudini dei propri lavoratori, e oltre a introdurre lo smartworking stanno cercano di rendere sempre più intelligenti quegli spostamenti che risultano ancora necessari. Si sta così evolvendo una pratica già diffusa, quella del car pooling, e cioè l’uso condiviso di un mezzo tra colleghi che vivono lungo lo stesso percorso abituale. Per consentire ai dipendenti di dividere le spese di trasporto e, al contempo, ridurre l’impatto ambientale legato all’uso dei veicoli privati a motore, sono nate app e servizi come Jojob Real Time Carpooling grazie al quale si possono individuare colleghi o altri lavoratori che abitano in zone limitrofe per mettersi in contatto e concordare il viaggio. Oltre a consentire di dividere le spese direttamente tramite l’app, l’applicazione calcola anche la CO2 risparmiata. In aggiunta, Jojob - realtà italiana ideatrice dell’app - in accordo con le aziende aderenti incentiva la mobilità sostenibile tramite un sistema di cashback che assicura premi e riconoscimenti ai carpooler più virtuosi. Il servizio offre ai lavoratori le massime garanzie in periodo di pandemia, permettendo ad esempio di caricare il proprio Green Pass all’interno dell’applicazione e di vincolare le prenotazioni al rispetto di tutte le ulteriori misure previste dalla legge, come il distanziamento nel sedile posteriore e l’obbligo di uso della mascherina.

Il treno del futuro

Se la sharing mobility rappresenta una grande opportunità per ridurre l’impatto della mobilità, altrettanto promettente sembra essere l’evoluzione di un mezzo che da sempre consideriamo tra i più ecosostenibili: il treno. Anche nel nostro Paese, in un futuro non molto lontano, si potrebbero veder sfrecciare i treni a levitazione magnetica, quelli che grazie alla tecnologia Hyperloop promettono di viaggiare a velocità oltre i 1000 km orari e alti standard di sicurezza. I prezzi dei biglietti, secondo le previsioni, saranno del tutto paragonabili all’alta velocità o all’aereo. Dopo i primi video dei test diventati subito virali in rete, questo sistema sta diventando una prospettiva sempre più concreta, inclusa ufficialmente nella strategia della mobilità europea lo scorso dicembre. I nostri paesaggi si devono quindi preparare ad accogliere futuristici tubi percorsi da capsule lanciate a una velocità tale da annullare la distanza tra Milano e Napoli, con una tecnologia totalmente elettrica e emissioni nette pari a zero. Si prevede infatti che le strutture dei tubi saranno ricoperte da pannelli solari combinati con impianti eolici e geotermici e, per aumentare l’efficienza energetica, verrà recuperata anche l’energia prodotta dall’impianto frenante.

Sembra dunque sempre più vicino un sistema in grado di trasportare persone e merci a velocità senza precedenti, con sicurezza, efficienza e sostenibilità. Immaginando un futuro non troppo remoto, un treno Hyperloop potrebbe anche collegare velocemente  tra di loro interi continenti. Nel frattempo anche barche e navi elettriche iniziano a solcare i mari, così come stanno per essere immessi sul mercato i primi camion a carica elettrica. Non è fantascienza: è, letteralmente, il futuro che avanza.

l'autore
Letizia Palmisano