L'invasione delle auto elettriche

L'invasione delle auto elettriche

21.12.2017 | Dopo anni di attesa, il momento è arrivato: gli EV si stanno diffondendo a grande velocità. Ma l'Europa è molto indietro

E allora, il futuro è delle auto elettriche oppure stiamo tutti osservando una bolla, un’illusione piacevole che non produrrà risultati? È la domanda da porsi negli ultimi giorni del 2017, un anno in cui il settore EV (Electric Vehicles) ha continuato il suo sviluppo smuovendo anche alcuni grossi nomi tradizionali. Un tempo considerati inamovibili guardiani dello status quo, le grandi compagnie automobilistiche stanno compiendo i primi passi verso l’elettrico, con due conseguenze principali: il settore si sta ridefinendo e adattando a tecnologie considerate più green, mentre nuovi marchi come Tesla, che hanno fatto dell’avanguardia elettrica il fondamento del loro successo, dovranno a breve fare i conti con le mosse dei Grandi. In questo articolo ci occuperemo del primo punto, cercando di seguire lo sviluppo generale del mercato.

Per farlo, sorvoleremo America ed Europa per concentrarci sulla Cina, paese che nell’ultimo anno ha drasticamente cambiato direzione a livello energetico e le cui decisioni hanno enorme peso, per motivi economici e demografici. Mentre gli Stati Uniti di Donald Trump decidevano di uscire dall’accordo di Parigi sull’ambiente e puntavano sul carbone, la Cina – forse proprio per distinguersi dalla superpotenza – ha fatto il percorso inverso, riuscendo in pochi mesi ad affermarsi come nuovo player globale delle energie rinnovabili. Il paese ha già raggiunto il suo obiettivo sull’energia solare fissato per il 2020 (+25% rispetto il 2016, secondo Reuters), e lo scorso settembre un funzionario del governo cinese ha parlato di una road map per la sospensione della “produzione e vendita dei tradizionali veicoli”. Nulla di più preciso, ma comunque una conferma ulteriore della serietà con cui la Cina sta affrontando la questione, anche grazie a dei requisiti più severi sui consumi dei nuovi modelli prodotti.

La rapidissima crescita nella vendita delle auto elettriche: si noti il recente sorpasso della Cina sugli USA (fonte: analisi IEA)

Anche per questo, a inizio dicembre, il chairman di Ford, William C. Ford Jr., ha annunciato la conquista del mercato asiatico: “Quando penso alla direzione presa dall’elettrico, è chiaro che sarà la Cina a guidare il settore”. Entro il 2025, quindi, l’azienda statunitense metterà sul mercato “15 veicoli di tipo elettrico o ibrido”. Anche la giapponese Toyota vuole rientrare nel settore “entro il 2020” partendo proprio da Cina e India, con macchine dotate di una tecnologia che permetterà di ricaricare le batterie in pochi minuti.

Lo scorso anno, la Cina ha rubato agli USA lo scettro di paese con il maggior numero di veicoli elettrici in circolazione (332mila). Ed è intenzionata a mantenere il primato, anche grazie a una serie di incentivi statali, sia alla produzione sia alla vendita. Per i brand stranieri, comunque, la corsa è complicata dai concorrenti interni come BYD – giovane produttore che, come vuole fare Tesla negli USA, sta puntando molto sulla produzione di batterie di qualità – ma anche Kandi e Changjiang (sempre in Asia, infine, la già citata India comincia a muoversi: ha infatti stabilito che entro il 2040 il paese dovrà passare all’elettrico).

In pochi mesi il panorama cinese si è fatto frenetico e determinante per il futuro mondiale del settore. A proposito di mondo, però: che succede altrove? In Europa, nel nord del continente, un’alleanza tra giganti come BMW, Daimler, Volkswagen e Ford ha dato vita al progetto Ionity, un corridoio di 400 stazioni di ricarica per veicoli elettrici che verrà completato in tre anni e attraverserà Germania, Austria e Norvegia. Possiamo vedere Ionity come la spina dorsale del settore in Europa, trainato da pochi paesi e ancora molto limitato. Basti pensare che proprio questo mese VW ha superato per la prima volta Renault nella produzione di EV nel continente, con appena 2193 veicoli venduti. La maggior parte di queste auto, poi, sono state vendute in Norvegia, da tempo hotspot del settore grazie ai notevoli incentivi governativi in uso; non dissimili da quelli da poco esistenti anche in Cina. Infine, sempre nel vecchio continente, alcuni stati hanno dichiarato di voler mettere al bando la vendita di nuovi modelli non elettrici nei prossimi anni: Francia e Regno Unito entro il 2040, la Germania entro il 2030, la Norvegia entro il 2025.

 

Gli obiettivi dichiarati delle principali case automobilistiche (fonte: analisi IEA)

Una rara voce fuori dal coro? Quella di Sergio Marchionne, ad del gruppo italoamericano Fiat Chrysler, che ha escluso l’idea di una Ferrari elettrica e, anzi, si è detto critico degli EV: “Se la base della produzione elettrica è nucleare, allora non ho problemi”. Ma, sostiene il manager, questa energia viene spesso da combustibili fossili, quindi il problema, almeno in parte, rimane. Per questo l’approccio cinese – per quanto gravato da un’enorme dipendenza dal carbone – sembra essere quello migliore, nel lungo periodo: veicoli elettrici combinati a enormi investimenti sul solare e le rinnovabili, per creare un loop energetico più pulito.

Arriviamo così negli Stati Uniti, il cui scenario è confuso dalla presidenza Trump. In termini energetici, la priorità del 45esimo presidente è quella di favorire una rinascita del carbone, dalle miniere alle centrali elettriche. Un settore che ha accompagnato l’ascesa degli States e oggi caratterizza regioni spopolate, impoverite, in cui lo spettro dell’eroina è arrivato a infestare i quartieri del ceto medio bianco. Trump, per riassumere, è uscito dall’accordo di Parigi (gli USA sono l’unico paese al mondo a non averlo firmato: persino la Siria divorata dalla guerra civile lo ha fatto quest’anno) dopo aver promesso l’impossibile ai minatori e aver riempito la sua amministrazione di scettici e negazionisti del riscaldamento globale: possiamo quindi immaginare quale sia la sua posizione sugli incentivi statali ai veicoli elettrici. A caratterizzare gli Stati Uniti è però il federalismo, che permette a ciascuno stato membro di legiferare con notevole indipendenza da Washington.

A oggi è la California a guidare la “resistenza” ambientale a Trump, con una nuova legge con cui vieterà le automobili a benzina entro il 2040. Leggi simili sono in lavorazione anche nelle altre parti del mondo, dove però lo sviluppo e la diffusione delle auto elettriche è ancora molto indietro. Del resto, il 95% dei veicoli elettrici viene venduto in dieci nazioni: Cina, USA, Giappone, Canada, Norvegia, Regno Unito, Germania, Francia, Olanda e Svezia. Un gruppo che, non a caso, coincide quasi perfettamente con quelli di EVI (Electric Vehicles Initiative), una policy internazionale per accelerare il passaggio all’elettrico nata nel 2009 e voluta dal forum globale per l’energia pulita, di cui fanno parte 24 paesi e che ha l’obiettivo di incentivare la diffusione dell’energia pulita, noto come Clean Energy Ministerial.

 
l'autore
Le Macchine Volanti