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L’inarrestabile esplosione degli esport

L’inarrestabile esplosione degli esport

19.12.2019 | Un giro d’affari da un miliardo di dollari e sponsorship dei grandi marchi: dove arriveranno i videogiochi competitivi?

C’è uno sport che, nel giro di dieci anni, diventerà una delle competizioni agonistiche più seguite in tutto il mondo. Che già oggi attira un’audience globale di 450 milioni di persone (destinate ad arrivare a 600 milioni entro il 2021) e che ha convinto anche un colosso come ESPN – la più importante emittente sportiva degli Stati Uniti – a investire in questo settore. Uno sport che già nel 2014 aveva attirato 45mila spettatori allo Stadio di Seoul per seguire una finale; mentre quella del 2017 è stata vista in tutto il mondo da oltre 60 milioni di persone.

La cosa più sorprendente è che questo sport non richiede l’utilizzo di una palla, non si gioca su un campo (almeno non come lo intendiamo classicamente) e chi lo pratica non si alza mai dalla poltrona. Benvenuti nel mondo degli esport: le competizioni professionistiche di videogiochi che possono svolgersi direttamente negli stadi più importanti del mondo, arrivano a montepremi anche di 20 milioni di dollari complessivi e stanno attirando, oltre a un seguito sempre crescente, anche i più grandi sponsor globali.

Volete un esempio? Alla fine di settembre, Louis Vuitton ha prodotto un baule appositamente concepito per contenere la coppa del campionato mondiale di League of Legends, assegnato lo scorso 11 novembre a Parigi. Se non bastasse, la maison di moda francese ha anche creato dei “vestiti virtuali” con cui cambiare l’aspetto standard dei personaggi del gioco. 

League of Legends è infatti il più popolare degli esport giocati (anche) a livello agonistico: i cinque giocatori di ogni squadra devono controllare una varietà di personaggi (ognuno dei quali con differenti caratteristiche e abilità) con lo scopo di penetrare nella base degli avversari e distruggerla. Un classico videogioco, insomma, ma giocato a livelli altissimi da squadre di professionisti provenienti da ogni parte del mondo, seguiti da milioni di fan e che si sfidano per conquistare i circa ottocentomila dollari di premio per il team vincitore.

Fonte: Global Esport Market Report

È l’ennesima dimostrazione della fortissima crescita che questo settore ha avuto negli ultimi anni. Un successo che, inevitabilmente, ha attirato l’attenzione anche degli sport tradizionali: la NBA (la lega di basket statunitense) ha recentemente annunciato la nascita del suo campionato di esport, con squadre provenienti da 17 città. Lo stesso fa già da tempo la FIFA attraverso il torneo annuale della eWorld Cup, il cui campione in carica – il tedesco Mohammed Harkous – ha conquistato un montepremi da 250mila dollari. 

Gli esport, quindi, sono una galassia a parte, di cui fanno parte videogiochi sportivi, di corse, i classici sparatutto, i picchiaduro alla Street Fighter e i giochi strategici come League of Legends (tecnicamente un MOBA: Multiplayer Online Battle Arena). Ma come siamo arrivati a tutto questo? In verità, c’è poco da stupirsi: nel mondo ci sono 2,5 miliardi di persone che, almeno una volta all’anno, giocano ai videogame, dando vita a un clamoroso giro d’affari da 152 miliardi di dollari (+9,6% rispetto al 2018). Era inevitabile che, vista la natura competitiva e spettacolare dei videogiochi, tutto questo sfociasse in tornei agonistici.  

Volendo fare gli archeologi, si potrebbe in effetti sostenere che uno dei primi videogiochi della storia, quello Spacewar! di cui vi abbiamo già parlato, fu anche un antesignano degli esport, visto che nel 1972 gli studenti di Stanford organizzarono un torneo del gioco con in palio un abbonamento a Rolling Stone. 

Ma è soprattutto nel 1993 che il mondo dei giochi viene rivoluzionato dall’arrivo di Doom, che non solo rende popolare il genere dello “sparatutto in prima persona”, ma crea anche le prime forme di esport come lo intendiamo oggi. Ad accelerare il tutto è l’arrivo di Internet: verso la fine degli anni ’90 si inizia infatti a progettare i videogiochi anche in funzione della componente online: Doom II, per esempio, è pensato apposta per i tornei, mentre la serie di Warcraft apre lentamente la strada ai giochi strategici online in tempo reale. Siamo sull’orlo di qualcosa di grosso, tutti se ne rendono conto.

Arriviamo così al 1997, quando si tiene il Red Annihilation: un torneo di Quake (uno dei più celebri sparatutto in prima persona) che viene da molti considerato come il primo esempio di torneo di esport propriamente detto. Duemila persone si sfidano in rete e i migliori sedici si danno battaglia direttamente all’E3, la fiera dedicata ai videogiochi nata appena due anni prima. Vince Dennis "Thresh" Fong, che si porta a casa una Ferrari (anche se è troppo giovane per poterla guidare).

Una settimana dopo nasce la prima lega di giocatori professionisti, la Cyberathlete Professional League, che inizia a organizzare tornei con montepremi sempre più importanti. Il settore accelera rapidamente, le connessioni si fanno sempre più veloci e i giochi vengono ormai progettati appositamente. Quake III Arena e Unreal Tournament sono due esempi di questa filosofia: non hanno neanche una storia o una modalità per il giocatore singolo: sono solo mappe, armi e personaggi con cui sfidarsi in rete.

Il nuovo millennio porta con sé anche i primi eventi mondiali: World Cyber Games, Electronic Sports World Cup e Major League Gaming sono i nomi delle leghe e degli eventi più importanti che in alcuni casi durano ancora oggi. Come pubblico, montepremi e organizzazione non siamo ancora al livello degli eventi di oggi, ma i numeri crescono di edizione in edizione; fino a diventare il fenomeno globale che quest’anno genererà investimenti per oltre un miliardo di dollari (il 40% dei quali negli Stati Uniti), superando il precedente record di 897 milioni.

Gli esport oggi sono un fenomeno che abbraccia un pubblico sempre più ampio, che ha coinvolto direttamente una società come la Juventus e che sta attirando l’attenzione dei grandi marchi, delle televisioni e delle celebrità. Il mondo degli esport ha adesso davanti a sé le nuove sfide derivanti dal suo impressionante successo. Ma una cosa è certa: questo è fenomeno è qui per restare.

l'autore
Lorenzo Fantoni