Liber liber: la biblioteca italiana online

Liber liber: la biblioteca italiana online

23.06.2016 | Dai primi esperimenti fino ai social-book del futuro: come il digitale ha trasformato i libri.

Credo di essere l’ultimo sul pianeta Terra che leggerebbe fino in fondo un articolo che parla di libri. Anche perché diventano spesso prediche sul leggere che “fa bene”, come se i libri fossero una medicina. Eppure quando sentii parlare di Michael Hart e della sua idea di trasformare i libri di carta in “ebook” l’idea mi piacque molto. Forse perché è successo più di 20 anni fa, quando la parola “ebook” nemmeno si usava e simili innovazioni apparivano rivoluzionarie.

Oggi tutti sappiamo che gli ebook si possono riprodurre in un numero infinito di copie, che di fatto un semplice file digitale contenente La Divina Commedia rende uno dei più grandi capolavori dell’umanità disponibile a tutti, per sempre, senza significativi problemi di archiviazione o deperibilità del supporto e con costi tendenti a zero. La totalità dei libri prodotti dal genere umano oggi si può archiviare in un rack di hard disk che occupa meno spazio di una lavastoviglie. Venti anni fa il miracolo della moltiplicazione, non dei pesci ma dei libri digitali, divenne finalmente e improvvisamente possibile.

Affascinato da questa idea, decisi con alcuni amici di produrre un primo ebook in lingua italiana. La scelta cadde su I Malavoglia di Verga; l’unico titolo che il nostro gruppo di amici aveva già in casa. Lo trascrivemmo riga per riga, con un paziente lavoro manuale, perché venti anni fa gli scanner erano oggetti esoterici, dai costi proibitivi e per di più con un’affidabilità disastrosa. All’inizio volevamo semplicemente pubblicare almeno un’opera in italiano nel grande archivio digitale di Michael Hart, chiamato “Project Gutenberg”, per puro e semplice orgoglio per la nostra lingua. Poi i nostri stessi utenti ci hanno spinto a fare di più, un’intera biblioteca in italiano, che con il tempo è diventata una “onlus” (organizzazione non lucrativa) di nome Liber Liber, e un sito Internet: www.liberliber.it.
 

7 o 8 bit?

Una biblioteca digitale italiana si rendeva necessaria, buffo a dirsi, anche a causa di un limite tecnico del progetto USA: gli ebook del progetto del prof. Hart usavano una codifica dei caratteri (denominata ASCII 7 Bit) che semplicemente non contemplava le lettere accentate, pressoché inutili nella lingua inglese. A noi però non entusiasmava l’idea di maltrattare Verga, Dante, Pirandello e gli altri giganti della letteratura con dei “perche‘, citta’, gia’…”. E così, ecco nascere il nostro “progetto Manuzio”, con codifica a 8 Bit e tutti gli accenti che servivano.

Oggi quel piccolo nucleo di volontari è cresciuto molto, abbiamo pubblicato più di 3.500 ebook e dato vita a svariati altri progetti: dalla realizzazione di audiolibri alla creazione di un archivio di musica libera da diritti (per lo più musica classica e jazz dei primi anni). Così la biblioteca è evoluta in una mediateca.

In tutti questi anni la passione non è mai venuta meno, anzi in realtà ogni giorno Liber Liber ci regala nuove occasioni di entusiasmo perché l’idea iniziale ha avuto molti e inaspettati effetti collaterali.
 

Inaspettati effetti collaterali

Il primo effetto è forse il più sorprendente. Quando ci sforziamo di immaginare un modo per migliorare la nostra qualità della vita, e magari sogniamo auto sportive o abiti firmati, forse trascuriamo che niente rende la nostra vita meritevole di essere vissuta più degli amici. Ecco, lavorare per pura passione in una organizzazione no profit ci mette in contatto con persone fantastiche, con gli inevitabili difetti di noi esseri umani, ma certamente altruiste e sognatrici.

Un altro effetto collaterale del dedicare tempo ai libri elettronici è che ci si libera da tutte quelle sovrastrutture che alla fine ci fanno detestare la “cultura che fa bene”. In Liber Liber ci si occupa semplicemente di cose bellissime, che sopravvivono secoli non perché “commendevoli”, ma perché danno piacere. Trovo ottimo che la cultura renda più intelligenti, consapevoli, e quant’altro di buono si può dire, ma è una gran notizia anche che tutto questo si ottenga con qualcosa che è facile amare. I libri sono come una cioccolata che non fa ingrassare… Cosa chiedere di più?

Un altro fondamentale regalo è la sensazione, ancora oggi, di lavorare a qualcosa che è insieme sia pionieristica, sia grandiosa. Un archivio digitale con migliaia dei più grandi capolavori dell’umanità, disponibili a tutti, gratis e che viene visitato ogni anno da milioni di persone, di tutto il mondo. Forte.

A un “nerd” come me poi affascina anche il fatto che sia ancora tutto in via di definizione. I formati dei libri, i sistemi di archiviazione, i protocolli di trasmissione, gli strumenti di lettura, è tutto ancora un cantiere aperto. Di più, iniziamo a intravedere alcune evoluzioni molto suggestive, ad alcune delle quali stiamo collaborando in prima persona. Ad esempio, il “social reading”, ovvero il leggere un libro confrontandosi con una o diecimila persone, scambiandosi commenti, letture, passaggi significativi, direttamente dal nostro ebook reader. E ancora, come sarà il formato dei libri del futuro?

Per molti anni dopo l’invenzione del cinema e poi della TV abbiamo continuato a produrre spettacoli come fossero rappresentazioni teatrali. Telecamera fissa al centro della scena e addirittura sullo schermo televisivo veniva riprodotto in piccolo il movimento delle quinte teatrali che si aprivano e chiudevano. Questo perché la nostra cultura aveva quel retaggio. Solo anni dopo abbiamo iniziato a produrre contenuti specifici per la TV e il cinema, “pensati” per questi mezzi, con telecamere montate su carrelli, zoom, luci. Oggi abbiamo gli ebook, che possono integrare non solo testo, immagini, video e suoni, ma anche interattività: il libro reagisce alle nostre scelte sociali. Ad esempio l’evolvere della storia può essere influenzato dalla nostra cerchia di amici. Continuiamo a trattarli come la mera traduzione in digitale di opere in carta, e questo approccio certamente sopravviverà (come teatro, radio, cinema, TV, ecc. sono sopravvissuti alle innovazioni che li hanno seguiti), ma le possibilità degli ebook sono ancora tutte da scoprire. E succederà proprio in questi anni.

Naturalmente non sono tutte rose e fiori. Progetti come il nostro sono possibili grazie a un principio: lo sfruttamento economico di un’opera ha un termine. Oltre questo, l’opera diventa di pubblico dominio e chiunque può pubblicarla. E se crede, usarla per creare un’“opera derivata”. Lo fece ad esempio la Disney rielaborando il mondo fantastico sognato da Charles Dickens. Lo Zio Paperone della nostra infanzia altri non è che un “derivato” di Ebenezer Scrooge, l’arcigno protagonista di “Cantico di Natale”.

Il pubblico dominio è una miniera di opportunità e creatività, e va difeso. Non consente solo la creazione di opere derivate, ma regala a tutti gli editori la possibilità di pubblicare un certo titolo. E quando tutti possono pubblicarlo, ecco che si innesca una sana competizione, utile ai lettori nel trovare l’edizione migliore, la più economica, quella con l’apparato critico più ricco e interessante. Viceversa se solo un editore, in forza del suo copyright, può pubblicare un’opera, solo lui decide il prezzo, solo lui decide se e come accompagnarla con un apparato critico e addirittura solo lui decide se pubblicarla o no. Va infatti ricordato che c’è una enorme quantità di opere che non si possono leggere semplicemente perché l’editore non ritiene conveniente economicamente pubblicarle.

Purtroppo negli ultimi anni le leggi sul copyright stanno subendo sempre di più le pressioni dell’industria dell’intrattenimento. Oggi il copyright, dai 14 anni iniziali, si estende a ben 70 anni dopo il decesso dell’autore e addirittura si arriva 99 anni negli USA. Simili durate non hanno più nulla a che vedere con il giusto riconoscimento economico per gli autori, ma sono semplicemente uno strumento utile a ostacolare la libera concorrenza nel settore culturale.

Il denaro digitale

Un altro tema con il quale ci siamo confrontati in questi anni di mediateca digitale è il denaro digitale. Un tema che può sembrare molto lontano, ma in realtà Liber Liber vive di donazioni. Il 5 per mille e le libere donazioni dei suoi utenti sono l’unica fonte di sostentamento.

Le donazioni sono però intralciate dal fatto che i pagamenti elettronici oggi possibili sono complicati e costosi. Il mondo è riuscito a digitalizzare con grande efficacia film, musica, libri, quotidiani, foto, ma non i soldi. Nonostante la loro natura intrinsecamente simbolica. Le ragioni per cui ancora oggi dobbiamo usare strumenti vulnerabili e con commissioni salatissime come le carte di credito (che arrivano a esigere anche il 4–5% di commissione su ogni transazione) sono numerose e complesse. A noi tocca segnalare che la diffidenza degli utenti web a effettuare pagamenti elettronici costituisce un grande ostacolo. Contiamo ogni mese centinaia di migliaia di visite, eppure le donazioni non sono ancora sufficiente a garantire al progetto la piena autonomia finanziaria.

Questo è un ostacolo non solo per noi, ma per tantissime altre realtà che operano online, e che avrebbero un enorme vantaggio da strumenti di pagamento facili da usare e sicuri, come è già possibile realizzarne, e da vari anni. Ad esempio, in alcuni paesi africani, in questo più progrediti dell’Italia, è possibile effettuare pagamenti con un semplice SMS. Non vale la pena di rifletterci su?

Accesso agli store

Un altro tema sul quale ci siamo trovati a riflettere sono i dispositivi di lettura e i relativi store digitali come iTunes, Google Play o Amazon. Sono qualcosa di più di edicole digitali o librerie, ci si trovano ormai film, musica, libri, audiolibri. E assorbono una quota crescente di mercato. Da nicchia si stanno trasformando in mainstream. Già oggi si vende più musica online che su CD. Ebbene, per chi vuole accedere a questi canali di distribuzione, magari con titoli gratuiti, la vita non è facile. In pratica, ogni store digitale esistente ha i suoi specifici dispositivi di fruizione. Così chi compra un libro su Amazon, può leggerlo solo con un dispositivo Amazon, o con un dispositivo con software Amazon.

Se l’utente vuole gestire la sua personale mediateca casalinga usando un prodotto software di sua scelta, può farlo solo con i contenuti senza protezioni DRM (come i nostri). Con quelli protetti dovrà saltare da un’app all’altra. E guai a cambiare dispositivo. Il travaso delle licenze può essere traumatico. Come pure è pericoloso traslocare. Una utente Amazon che aveva regolarmente acquistato dei libri in Inghilterra, quando è tornata in Norvegia se li è visti cancellare dal dispositivo.

Insomma, si aprono nuove frontiere. La politica cerca di comprenderle ma fatica a star dietro alle novità, così gli utenti, che non sono solo consumatori, ma sono anche cittadini con dei diritti, si trovano spesso da soli.

Grazie a Liber Liber stiamo assistendo a un mondo che cambia e, nel nostro piccolo, ci stiamo dando da fare per fare emergere quanto di meglio può offrire. Se volete saperne di più, venite a trovarci.

l'autore
Marco Calvo

Marco Calvo (Napoli, 6 febbraio 1967) è il presidente di Liber Liber. Attivo da anni nel mondo della telematica, ha collaborato allo sviluppo di MC-link, uno dei primi Internet provider italiani. È amministratore della E-text S.r.l., ha pubblicato alcuni manuali su Internet per la Laterza. È consulente e docente nel campo delle telecomunicazioni.

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