La scommessa Tesla

La scommessa Tesla

05.02.2018 | Per superare le difficoltà della sua società di veicoli elettrici, Elon Musk alza ancora la posta in palio.

Per Elon Musk, il 2018 è cominciato in modo particolare. Da una parte ha raggiunto un nuovo, incredibile accordo per lo sviluppo futuro di Tesla, creando una dirigenza che mira alle stelle e vuole rivoluzionare il mondo; dall’altra, ha venduto in pochi giorni circa 500 lanciafiamme per finanziare The Boring Company, la sua azienda con cui vuole creare tunnel sotterranei per un sistema di trasporto velocissimo, l’Hyperloop.

Trovate come quella dei lanciafiamme sono ormai parte non solo del mito di Musk, ma anche del business plan di alcune sue imprese. La più importante delle novità riguarda però l’accordo siglato dal CEO con la sua azienda: si tratta di un piano a dir poco ambizioso a cui è legato strettamente il destino di Elon Musk all’interno della Tesla. Entro dieci anni, secondo il piano, l’azienda dovrà avere un valore di mercato di 650 miliardi di dollari, ovvero più grande di quello di Amazon. La tabella di marcia inizia a 100 miliardi di dollari e contiene diversi step da 50 miliardi ciascuno. Se raggiungerà gli obiettivi, e solo in quel caso, Musk verrà retribuito con l’1% delle azioni di società; equivalenti in questo scenario a 65 miliardi di dollari. Attualmente il valore di Tesla è di 59,4 miliardi di dollari – c’è molta strada fare, quindi. Prima di cominciare, però, ci sono almeno due punti da precisare.

Secondo Musk l’incredibile traguardo dei 650 miliardi di dollari sembra essere una scommessa sicura. “In Tesla vedo del potenziale per diventare un’azienda da un trilione di dollari nel giro di dieci anni”, ha spiegato, indicando il cielo come unico limite del suo piano di conquista. E questo è il primo problema, quello legato al tempo. Musk è ormai noto per il suo burrascoso rapporto con le scadenze, che fissa in tempi spesso impossibili da rispettare (il sito di Bloomberg ha persino realizzato un “tracker” con cui seguire le innovazioni delle sue varie aziende). Certo, recentemente Tesla è riuscita a costruire un’enorme sistema di batterie per la conservazione di energia in Australia, impresa che Elon aveva promesso sarebbe stata conclusa in cento giorni, “sennò è gratis”. Ma un piano aziendale è una cosa diversa e, oltre ad alcuni problemi interni ancora da risolvere, la competizione dei grandi dell’industria automobilistica si sta facendo sempre più forte.

Sono due i fronti di cui tenere conto per i prossimi dieci anni di Tesla: lo sviluppo di un settore, quello delle vetture elettriche (EV), che è già consolidato e su cui è già iniziata una pioggia di investimenti in scala globale; e, quello interno, aziendale. Visto che del primo punto abbiamo già discusso, ci concentreremo sul business model di Tesla e la sua situazione attuale. Secondo i piani di Musk  il primo modello prodotto dall’azienda, costoso ed elitario, doveva finanziare il secondo, che doveva permettere di investire sul terzo, e così via. “Contrariamente a ciò che dice il suo CEO”, ha notato Andreas Hopf sul sito Seeking Alpha, questo non è mai successo: “Il Modello S non ha mai finanziato il Modello X e il Modello X non ha mai finanziato il Modello 3”. Tesla quindi è costretta a investire per mantenersi in piedi, continuando ad accumulare investimenti per coprire le spese già fatte.

Nel corso dell’anno passato i conti dell’azienda sono peggiorati proprio a causa del Model 3, il primo veicolo a un prezzo relativamente contenuto e prodotto in massa: l’asso nella manica di Musk per entrare nel lucroso settore delle vetture da circa 35mila euro. L’affare si è però presto trasformato in un emorragia di denaro. Come ha rivelato lo scorso novembre un’inchiesta di Bloomberg, all’epoca Tesla perdeva mezzo milione di dollari all’ora per accelerare la produzione del modello, che nel terzo trimestre si era fermata a quota 222 vetture. In tutto. Le cose sono migliorate nell’ultimo trimestre del 2017, con 2425 vetture prodotte, ma è essenziale che il passo sia sostenuto e in crescita per evitare che l’azienda finisca tutti i suoi soldi entro il 2018. “Che durino dieci mesi o un anno, [Elon Musk] ha bisogno di soldi, e velocemente”, ha spiegato l’analista dell’agenzia economica Kevin Tyran, secondo il quale Tesla avrà bisogno di due miliardi di dollari di capitale entro metà dell’anno corrente. La mossa del CEO e il suo nuovo contratto con l’azienda si muove proprio in questa direzione, è l’unica reazione che sembra conoscere a un contesto sfavorevole: alzare la posta in palio.

Sempre nel 2017, a ottobre, Tesla e la controllata Solar City hanno licenziato centinaia di lavoratori per ciascuna azienda, per un totale di 1200 persone. L’azienda è corsa ai ripari precisando che non si è trattato di tagli ma di una questione di scarsa performance lavorativa. La mossa è stata presto dimenticata ed è tuttora avvolta da un alone di mistero, con alcune persone che hanno accusato l’azienda di aver punito i lavoratori più vicini ai sindacati e altri – tra cui Tesla stessa, ovviamente – che ha ricordato quanto la stessa azienda stia continuando ad assumere e ad avere posizioni aperte. Non aiuta la rivelazione dello stesso mese del Wall Street Journal, che ha dipinto un quadro caotico degli stabilimenti di Fremont, California, in cui alcuni pezzi del Model 3 venivano fatti “a mano” a causa di alcuni “rallentamenti” nella produzione.

La direzione intrapresa è quella del futuro verde e il suo CEO è una sorta di Iron Man votato alla civiltà multiplanetaria e all’energia pulita

C’è poi un problema legato al valore di Tesla. Come ha scritto Business Insider, l’azienda “è impossibile da stimare”. A differenza dei giganti del settore, è una creatura nuova che ha imparato le lezioni delle startup tecnologiche in fatto di accumulo di capitali e investimenti. La sua importanza è in potenza: ci vorranno anni per vederla produrre ricavi, secondo gli ottimisti, ma la direzione intrapresa è quella del futuro verde e il suo CEO è una sorta di Iron Man votato alla civiltà multiplanetaria e all’energia pulita. L’hype fa parte del successo di Tesla – e il modo in cui Musk manovra la copertura mediatica è incredibile, come dimostra la vicenda dei lanciafiamme – ma confonde anche le acque, rendendo una stima reale della società impossibile. Almeno oggi.

A preoccupare, infine, non dev’essere tanto il futuro di Tesla, quanto la scelta del suo CEO di puntare sul tempo. Come detto, da anni Musk ha dimostrato di avere un approccio quantomeno “creativo” con le scadenze, e non solo quelle industriali. Nella Silicon Valley si parla del cosiddetto “Elon Time”: la concezione temporale del nostro, che sembra vivere in un mondo a parte. Succede anche negli eventi Tesla o alle convention alle quali viene invitato, alle quali arriva sempre in ritardo senza alcuna spiegazione. Una brutta abitudine che farebbe meglio ad abbandonare, se vorrà ricevere, nel 2028, la sua stratosferica quota.

l'autore
Pietro Minto

È stato caporedattore di Prismo, collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera e Rolling Stone. Ha una newsletter che si chiama Link Molto Belli.