La rincorsa di Siri

La rincorsa di Siri

05.07.2017 | Apple, da tempo, fatica a stare dietro ai suoi rivali nel campo dell’intelligenza artificiale. Ma quali sono le ragioni?

Nel 2011, Apple porta per prima l’intelligenza artificiale nelle tasche di milioni di persone presentando il suo assistente digitale, Siri, in occasione del lancio dell’iPhone 4S. Siri, in verità, esisteva già da un paio d’anni: era un’applicazione esterna sviluppata da una società terza e scaricabile dall’App Store. Il colosso di Cupertino, fiutando prima di altri le potenzialità di questi strumenti, acquistò la compagnia, si mise al lavoro su Siri e si presentò con largo anticipo sui concorrenti in quella che sarebbe diventato una delle corse fondamentali nel mondo tech del nostro tempo: la gara per fornire gli utenti di smartphone di un assistente digitale in grado di aiutarci a pianificare la giornata, a inviare e leggere messaggi e email, a rispondere alle domande che ci vengono in mente.

Col passare del tempo, come tutti i possessori di iPhone sanno per esperienza personale, la promessa di un vero assistente personale è diventata la realtà di uno strumento affidabile per poche e ben precise funzioni: puntare la sveglia o il timer, segnare promemoria o appuntamenti sul calendario (con qualche difficoltà), inviare messaggi e, se proprio si vuole esagerare, chiedere a Siri di trovarci il ristorante giapponese più vicino. A sei anni dalla presentazione dell’assistente di Apple, le cose non sono cambiate così tanto.

Inoltre, oggi Siri non è più sola: la concorrenza ha sviluppato i suoi assistenti digitali che vanno sotto i ben noti nomi di Alexa di Amazon, Cortana di Windows e soprattutto Assistant di Google. Proprio quest’ultimo, in alcuni casi, si è dimostrato decisamente più affidabile. In una prova fatta usando contemporaneamente Assistant e Siri, è stato complicato anche far comprendere a Siri che la domando che stavo ponendo fosse “qual è lo stipendio di Danilo Gallinari”; una volta capita la questione, Siri non è comunque riuscita a fornirmi la risposta esatta. Su Google Assistant, la domanda è stata capita al volo e ho ricevuto le informazioni che cercavo.

 

Non è un caso isolato: “Nelle ultime settimane, su molteplici dispositivi Apple, Siri non è riuscita a dirmi i nomi dei principali candidati alla presidenza e alla vice-presidenza degli Stati Uniti. O quando si sarebbero tenuti i dibattiti”, ha scritto Walt Mossberg su The Verge. “Quando le ho chiesto ‘com’è il tempo a Creta’ mi ha fornito la risposta del meteo a Crete, un piccolo paese dell’Illinois che non è quello che intende la maggior parte delle persone quando chiede il meteo di Creta, la famosa isola greca. Google Now, sugli stessi dispositivi Apple, usando gli stessi input vocali, ha risposto correttamente a ognuna di queste domande”.

Per quale ragione Siri si trova in difficoltà a rispondere a domande che altri assistenti riescono a gestire senza troppi problemi? Secondo alcuni analisti, la ragione profonda va ricercata in una generale difficoltà di Apple a tenere il passo dei rivali nel campo dell’intelligenza artificiale; un settore nel quale Google sta invece dimostrando, ogni giorno che passa, di eccellere sempre di più. E perché Apple, il colosso di Cupertino che è il simbolo stesso dell’avanguardia tecnologica, fatica in un campo fondamentale come quello dell’intelligenza artificiale?

Il noto culto della segretezza della compagnia potrebbe aver fatto passare la voglia agli astri nascenti dell’intelligenza artificiale di unirsi alla compagnia

“Apple sta sicuramente esplorando il machine learning in un sacco di modi interessanti, ma rischia di continuare a restare indietro se non sarà in grado di attrarre i migliori talenti in questo campo”, si legge sul MIT Tech Review. “Ci sono già alcuni segnali che il noto culto della segretezza della compagnia potrebbe aver fatto passare la voglia ad alcuni esperti di AI di unirsi alla compagnia. La maggior parte degli astri nascenti del settore preferirebbe non dover scomparire dentro un colosso tecnologico mentre i loro colleghi conquistano la gloria pubblicando sulle principali riviste scientifiche e parlando alle più importanti conferenze”.

E in effetti, i nomi più noti nel campo dell’intelligenza artificiale non si trovano a Cupertino: Yann LeCun lavora a Facebook; Geoffrey Hinton a Google e Andrew Ng è passato da Google a Baidu prima di concentrarsi su un suo progetto personale. Nell’ottobre dello scorso anno, comunque, anche Apple è riuscita ad aggiudicarsi uno dei più importanti talenti del settore: il professore della Carnegie Mellon Ruslan Salakhutdinov; ma ovviamente prima che il suo lavoro possa dare frutti ci vorrà del tempo. E soprattutto non è detto che sarà possibile seguire questi sviluppi come siamo abituati a fare con i numerosissimi paper pubblicati da Google DeepMind e le altre istituzioni del settore.

Ma un altro ostacolo di Apple, va detto, è causato da una delle più apprezzate virtù di Cupertino: il suo rispetto per la privacy degli utenti: “Programmare le AI richiede un livello di raccolta dati che fa a pugni con il rigoroso approccio di Apple nei confronti della privacy e con il suo posizionamento come una società che non profila gli utenti”, si legge sul Washington Post. Se è auspicabile, come in effetti sta avvenendo, che anche Apple cominci a mettere in circolazione i suoi progressi nel settore, assottigliando almeno in parte la coltre di segretezza che avvolge i suoi progetti, è più difficile fare una colpa a Tim Cook di aver rispetto della privacy degli utenti (dove Google e Facebook, che raccolgono dati per mestiere, sono invece molto più disinvolti sul tema).

All’ultima WWDC, la conferenza per gli sviluppatori, Apple ha promesso grandi passi avanti nel campo del machine learning e nuovi sviluppi per Siri; ci vorrà ancora qualche mese per poter verificare sul campo la bontà di queste promesse – e non mancano gli scetticismi – ma se il colosso fondato da Steve Jobs non vuole perdere la più importante tecno-battaglia del nostro tempo, quella dell’intelligenza artificiale, non ha altra scelta che recuperare il terreno perduto (sperando che possa farlo senza sacrificare la nostra privacy).

 
l'autore
Le Macchine Volanti