La lotta alla diseguaglianza passa dai social

La lotta alla diseguaglianza passa dai social

01.03.2018 | Un tema cruciale entra nella campagna elettorale grazie a Facebook e Twitter.

L’ 1% della popolazione mondiale possiede quanto il restante 99%. E guadagna sempre di più. L’82% dell’incremento di ricchezza registrato nel mondo tra marzo 2016 e marzo 2017 è finito in tasca a questi Paperoni, mentre al 50% più povero – 3,7 miliardi di persone – non è arrivato nulla. L’ultimo rapporto Oxfam intitolato “Ricompensare il lavoro, non la ricchezza”, diffuso il 22 gennaio alla vigilia del World Economic Forum di Davos, ha registrato un ulteriore aumento del divario ricchi-poveri – e l’arrivo di un nuovo miliardario ogni due giorni – riaccendendo la discussione in rete sulla diseguaglianza.

Un tema che è diventato a poco a poco più rilevante nel dibattito pubblico e politico. Merito anche dei social, dove l’hashtag #diseguaglianza è stato sfruttato da diversi partiti in vista delle elezioni del 4 marzo e, nel solo mese di gennaio, più di un migliaio di messaggi che lo conteneva è circolato su internet.

Un flusso di informazioni che è possibile analizzare grazie ai big data e alla collaborazione di Futura News (testata del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino) con la data room di TIM. La ricerca tramite l’hashtag #diseguaglianza ha portato a 1.537 contenuti. Una media di circa 50 al giorno, con un picco di 302 raggiunto il 22 gennaio e pochi meno nei giorni successivi, a ridosso del rapporto pubblicato da Oxfam.

 

 

La maggior parte dei contenuti è arrivata da Twitter (685), più di dieci volte quelli presenti su Facebook (55) nonostante la piattaforma di Mark Zuckerberg conti 30 milioni di utenti nel nostro paese (mentre Twitter si ferma a sette). La ricerca per hashtag su Twitter – dove tutti i tweet sono di dominio pubblico – è però molto più efficace.

I social network si sono confermati il mezzo più utilizzato per diffondere i messaggi sul tema; molto più dei siti di news e dei blog (rispettivamente, 748 messaggi contro 312 e 429). Allo stesso tempo, è interessante notare l’abbandono dei forum (#diseguaglianza è stato usato solo 48 volte) in favore dei social, su cui spesso vengono rilanciati gli articoli con condivisioni, retweet e commenti.

Considerato l’hashtag utilizzato, e dove si trovano le sedi dei partiti e di diverse testate, si è parlato di diseguaglianza soprattutto a Roma. La Capitale domina la classifica delle città da cui provengono testi, post e tweet pubblicati (1.309 su 1.537) ed è seguita ad abissale distanza da Milano, Torino, Firenze, Napoli e Bologna, rispettivamente a quota 27, 16, 15, 13 e 9.

Spesso, risulta difficile individuare chiaramente la persona fisica che tratta la diseguaglianza e la povertà: per quasi la metà dei contenuti è stato assegnato sesso neutro, mentre nella restante metà si nota una predominanza degli uomini sulle donne (631 contro 290). La ragione è da ricercare nella prevalenza di contenuti provenienti da account di testate e pagine, soprattutto di associazioni e partiti politici, piuttosto che da singoli utenti sui social. Il cinguettio con più retweet (68) è infatti un articolo di Rai News pubblicato proprio il 22 gennaio, che sintetizza il contenuto del rapporto Oxfam.

 

 

Il post con più like su Facebook (604) è invece l’intervista del 4 gennaio de La Stampa a Graziano Delrio, rilanciato dalla pagina Matteo Renzi News, in cui il ministro delle Infrastrutture sostiene che “la lotta vera alla diseguaglianza si fa creando lavoro, vogliamo creare un altro milione di posti, ma vogliamo anche che siano più stabili e dignitosi, retribuiti in modo adeguato”.

Il contenuto che in assoluto ha raggiunto più persone (ben 23.228.840, più di un terzo della popolazione italiana) è una opinione di Carlo Rovelli sul Corriere della Sera del giorno precedente, il 3 gennaio, in cui la diseguaglianza è presentata tra le quattro questioni che la politica deve risolvere, insieme alla guerra, al riscaldamento globale e alla presenza degli arsenali atomici.

Siccome è il prodotto di spinte globali e le scelte nazionali non hanno la capacità di incidere sul piano planetario, la politica “piuttosto che focalizzarsi su un tema che non può affrontare in maniera incisiva, spesso tende a rimuoverlo dall’agenda o a sostituirlo” ha spiegato il professor Cristopher Cepernich, direttore dell’Osservatorio sulla Comunicazione politica del dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, a Futura News. In questa campagna elettorale c’è stato comunque “un passo avanti significativo rispetto al 2013. È comprensibile che oggi se ne parli molto di più, perché cinque anni fa il focus era incentrato sulla crisi economica e le sue conseguenze non erano ancora state individuate in termini di diseguaglianza”.

Cepernich ha sottolineato anche come oggi il tema sia entrato tra le parole d’ordine dei partiti. In particolare, lo slogan “Per i molti, non per i pochi” di Liberi e Uguali e le proposte di contrasto alla povertà: il reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, il reddito di dignità di Forza Italia e il reddito di inclusione del Partito Democratico. Tutte misure che si differenziano per la diversa capacità di copertura economica, ma accomunate dal riconoscimento del problema della diseguaglianza come tema di campagna elettorale.

 
l'autore
Armando Torro

Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino (Futura News)