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La Didattica Digitale Integrata per una nuova scuola

La Didattica Digitale Integrata per una nuova scuola

28.05.2021 | Il mondo della scuola è pronto a far leva sulle innovazioni digital, perché ogni sua componente possa trarne benefici

Il mondo della scuola è pronto a guardare avanti, per rinnovare se stesso, evolvendo quelle dinamiche che hanno fin qui regolato le attività di insegnamento e di apprendimento. Una trasformazione che si prospetta radicale, profonda e che necessariamente passerà dall’adozione degli strumenti offerti dall’innovazione tecnologica. Mettendo un piede nell’era della Didattica Digitale Integrata, si compie un importante passo verso un futuro in cui sarà possibile superare la dicotomia "a distanza / in presenza" che ha caratterizzato (e talvolta purtroppo afflitto) il recente passato, requisito indispensabile perché le due modalità possano risultare complementari anziché alternative, e lo studio sia finalmente in grado di scrollarsi di dosso la gravosa etichetta di pratica inscindibilmente associata a un spazio fisico determinato.

DDI, oltre l’acronimo
Non si può certo negare che il processo sia stato innescato, spinto o quantomeno accelerato dall’esperienza vissuta e acquisita nel difficile periodo lasciato alle spalle, in cui pur di non interrompere l’attività educativa, il ricorso alla DAD (Didattica a Distanza) ha costituito un obbligo più che una libera scelta.

Con i suoi oltre 2 milioni di utenti registrati, WeSchool ha per la prima volta introdotto su larga scala innovative forme di didattica da remoto, che vanno ben oltre le lezioni in streaming: la condivisione di esercizi e materiali multimediali, la partecipazione in piattaforme di discussione in tempo reale, il loro utilizzo in metodologie come il project based learning, che focalizza l’apprendimento sul risultato e non sul processo, o il teach to learn, o i che mettono gli studenti - supportati dai docenti - al centro del processo di apprendimento. Mai come durante la pandemia è stato chiaro quanto sia necessario dotare gli stessi edifici scolastici delle tecnologie necessarie per il passaggio alla Didattica Digitale Integrata. Non a caso negli ultimi mesi si è registrata una netta accelerazione degli investimenti dello Stato nell’infrastruttura di Rete, come testimoniato dal Bando Infratel per il Piano Scuole, che punta a dotare 34.000 istituti scolastici di servizi di connettività a banda larga fino a 1 Gigabit in download.

Come in altri casi simili, la capacità della tecnologia di risolvere un problema è stata la scintilla per cogliere un’opportunità concreta, a beneficio di tutti coloro che sono coinvolti, seppur in modo diverso per ognuno: il corpo docente, gli istituti, gli studenti e le loro famiglie.

Per comprendere l’intero spettro di complessità che si cela dietro l’acronimo DDI (Didattica Digitale Integrata) è possibile far riferimento in primis alle linee guida messe nero su bianco dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, un insieme di indicazioni operative che si snoda tra l’essenziale analisi del fabbisogno (in primo luogo in termini di strumenti da adottare), la definizione degli obiettivi da perseguire e l’organizzazione vera e propria delle sessioni, senza dimenticare aspetti di certo non secondari quali la necessità di ripensare i sistemi e le tecniche di valutazione, di adottare tutele in grado di assicurare il pieno rispetto della privacy, di considerare le esigenze degli alunni con bisogni educativi speciali e di formare in modo adeguato sia gli insegnanti sia il personale.

Sarà poi quasi inevitabile doversi mettere al lavoro per superare le naturali resistenze che si manifestano ogni qualvolta si sta per approcciare un cambiamento, ancor più se a esserne interessato è un mondo rimasto per molto tempo, forse troppo, uguale a se stesso.

D come Didattica (e Docenti)
Il tema non può essere affrontato senza chiamare in causa coloro che, per ruolo e definizione, si assumono il compito spesso arduo di farsi vettori dell’insegnamento. Maestri, professori e docenti, ma anche educatori e assistenti, coloro che quotidianamente si occupano in prima persona, con fatica e dedizione, non solo di trasmettere nozioni e conoscenze, ma anche di approcciare gli alunni tenendo conto delle loro diversità, delle esigenze e complessità individuali, non trattandole come ostacoli da superare, bensì come valori da promuovere e supportare nell’ottica di un continuo percorso di crescita.

Coinvolgerli nel processo di organizzazione delle nuove modalità operative, anziché limitarsi a calarle dall’alto sul loro capo in maniera coatta, è cosa conveniente ancor prima che doverosa. Anche nel caso in cui si dovesse rendere necessario recepirne incertezze e perplessità, così da poterle affrontare e gestire fin da subito, prima che si possano ripercuotere sotto forma di impatto negativo sull’attività vera e propria.

D come Digitale (e Domani)
Guardare avanti è una necessità. Un certo Albert Einstein sosteneva che “nel mezzo di ogni crisi c’è una grande opportunità” e sta a noi tutti coglierla. Spetta a chi se ne occupa in modo diretto sedendo ogni giorno alla cattedra, a chi è incaricato del non semplice compito di coordinare il suo lavoro, a noi che penna o tastiera alla mano cerchiamo di indagare le dinamiche di questa evoluzione in corso per comunicarle, agli studenti e alle famiglie, chiamate giocoforza ad adeguarsi.

Il mondo della scuola ha di fronte a sé un’occasione senza precedenti, per certi versi paragonabile a quella che sta scuotendo dalle fondamenta l’ambito professionale, con le aziende di ogni ordine e dimensione che solo ora iniziano a comprendere i reali vantaggi derivanti dall’adozione su larga scala dello smart working, ma con una differenza sostanziale negli obiettivi: non il profitto in cima alla scala delle priorità, non il risparmio, ma il futuro.

I come Integrata (e Inclusione)
Concentrarsi esclusivamente sull’efficacia del metodo didattico, e sulle modalità da attuare perché possa essere garantito e fruito, costituirebbe un passo falso che non ci si può permettere. La scuola è per definizione anche inclusione e socialità, scordarsene colpevolmente nel nome di una mera ottimizzazione delle risorse, oppure con il solo fine di trasferire l’attività di insegnamento su nuovi canali, equivarrebbe a un errore da penna rossa.

Se un tempo era importante per gli alunni acquisire confidenza con gli strumenti informatici e del mondo online, così da non farsi trovare impreparati a ciò che li avrebbe inevitabilmente attesi, magari nell’approccio al mondo del lavoro, oggi alle generazioni di nativi digitali occorre forse più trasmettere il valore del rapporto diretto e personale, concreto e non intermediato dal filtro di uno schermo. Insomma, la classe anche come luogo di crescita e confronto, non sostituibile da surrogati virtuali o rimpiazzi costituiti da una manciata di pixel.

Ecco perché porre particolare attenzione a quella “I” che chiude l’acronimo. La Didattica Digitale può e dev’essere Integrata, perché privata dell’integrazione tra le due componenti, senza quel rapporto materiale e di prossimità, verrebbe meno una delle funzioni chiave della scuola, insita nel concetto stesso di insegnamento, seppur troppo di rado esplicitata.

Non siamo più nel 1728
La trasmissione del sapere da maestro ad allievo, pur non condividendo il medesimo spazio fisico, non è affatto qualcosa di inedito, né di recente invenzione. Nuovi sono forse i mezzi impiegati per fruirne e le circostanze che ne hanno resa necessaria un’adozione improvvisa e massiva, ma la formula affonda le proprie radici in un passato ormai ben lontano. Facendo tesoro di quanto appreso, è giunto il tempo di andare oltre.

La prima testimonianza documentata di insegnamento a distanza risale al 1728, quando il professore statunitense Caleb Phillips pubblicò, sulle pagine del quotidiano Boston Gazette, un’inserzione pubblicitaria per mettersi a disposizione di coloro interessati a imparare la stenografia, attraverso lezioni inviate periodicamente per corrispondenza. Lo seguì più tardi, nel 1840, il collega britannico Isaac Pitman, inventore dell’omonimo sistema a base fonetica, ancora oggi il più usato nel Regno Unito. Entrambi gli esempi facevano leva su una modalità asincrona rispetto a quella che oggi prende vita sulle piattaforme online, priva di uno scambio diretto e in tempo reale tra le parti, ma pur sempre riconducibile a una forma di trasmissione della conoscenza “a distanza”.

Da allora sono trascorsi secoli e, con l’intento di perseguire una vera innovazione, non ci si può limitare a cambiare gli strumenti mantenendo inalterate le dinamiche. Quanto si fa ormai da molto tempo in ambito accademico, dove, per ragioni legate alle esigenze di chi ne fruisce, le università consentono di prendere parte in modo efficace ai percorsi formativi anche da remoto, può essere replicato e potenziato per le classi di ogni ordine e grado.

Così si può pensare di muovere quel passo in più che è il primo obiettivo della Didattica Digitale Integrata. È necessario trovare sia la forza sia le risorse per scrollarsi di dosso una deleteria inerzia dettata dall’abitudine, affinché il mondo della scuola possa finalmente intraprendere un indispensabile percorso di evoluzione, arrivando a rinnovare se stesso, per il bene di tutti.

Immagine di Shut Up Claudia

l'autore
Cristiano Ghidotti