Il volto dell'algoritmo

Il volto dell'algoritmo

01.07.2016 | Da Facebook alla NSA: a che punto siamo con il riconoscimento facciale automatico?

Megaface è un progetto di studio dell’Università di Washington che si propone di testare e migliorare gli algoritmi di riconoscimento facciale utilizzando basi dati molto ampie. Dopo un primo periodo di vasto entusiasmo ci si è accorti che la capacità dei computer di riconoscere l’identità delle persone basandosi su algoritmi che analizzano il volto tendeva ad essere molto buona se il soggetto da identificare era scelto in un database piccolo mentre peggiorava in efficacia quando il numero di soggetti nel gruppo di controllo aumentava. Lo stesso algoritmo – scrive The Atlantic – mostrava efficacia del 95% se il database di controllo era di 13000 immagini: scendava al 70% se il database diventava di 1 milione di volti.

Inoltre esistono oggettive difficoltà di identificazione legate alla coesistenza di differenti immagini dello stesso soggetto, legate all’età, alla luce e al tipo di foto: tutti problemi di non facile soluzione. In altre parole, quando il database diventa grande (e quasi tutte le ipotesi di riconoscimento facciale oggi in campo richiedono il confronto di una immagine con archivi immensi) l’algoritmo dovrà aumentare la propria sensibilità. E poiché non esistono database pubblici di grandi dimensioni il gruppo di ricerca di Washington ha pensato di crearne uno chiedendo ai singoli cittadini di partecipare alla ricerca.

Mentre questo avviene altri soggetti lavorano da anni su grandi database di immagini a loro disposizione. Uno di questi è ovviamente Facebook i cui algoritmi di riconoscimento facciale sono in sviluppo da tempo, rallentati nell’adozione, specie in Europa, in relazione ai temi sensibili legati alle normative sulla privacy che simili tecnologie scatenano. Secondo un paper del gruppo di ricerca interno di Facebook la capacità del proprio algoritmo proprietario avrebbe ormai raggiunto su grandi database (4 milioni di immagini) una capacità di riconoscimento del 97,35 %. Si tratta di un tema molto delicato, non a caso un giudice dell’Illinois sta ipotizzando che gli esperimenti biometrici di Facebook violino le leggi locali. Non a caso – per tornare in Europa – la app di Facebook Moments è stata lanciata poco tempo fa nel vecchio continente senza le funzioni di riconoscimento facciale.

Resta ovviamente fuori dalla discussione pubblica tutta la ricerca sul riconoscimento facciale che riguarda le agenzie di sicurezza nazionale come NSA. Sotto l’acronimo NGI (Next Generation Identification) si cela per esempio un sistema di riconoscimento facciale creato da FBI che – secondo le indiscrezioni di EFF – dovrebbe essere operativo da questa estate.

Paradossalmente alcune indiscrezioni sembrerebbero confermare i dubbi dei ricercatori di Megaface. La capacità di legare un’immagine alla vera identità del soggetto dell’algoritmo di FBI sarebbero ancora piuttosto basse (fra il 50 e 85%) e molto peggiori di quelle di Facebook. Le ragioni di un tale insuccesso non sono difficili da intuire. Una cosa sono i selfie che ciascuno di noi pubblica sui social network in piena luce e nelle migliori condizioni possibili, un’altra sono le immagini sgranate, scure e mosse rubate dalle telecamere di sorveglianza localizzate in luoghi pubblici e privati.

l'autore
Redazione

Amico Robot

Gli umanoidi dotati di intelligenza artificiale si stanno evolvendo rapidamente. E vogliono solo tenerci compagnia.