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Il valore digitale, dalle criptovalute agli NFT

Il valore digitale, dalle criptovalute agli NFT

01.10.2021 | La smaterializzazione del valore e le sue implicazioni a livello di sostenibilità, stabilità e inclusione.

Qual è, oggi, la definizione di valore? Una domanda solo in apparenza semplice pur volendo restringere le possibili risposte al campo economico. In particolare se si considera il modo in cui l’evoluzione tecnologica sta modificando il modo di crearlo, gestirlo e farlo circolare. 

 

Criptovalute: luci e ombre di Bitcoin & co.
Un secolo fa circa, l’umorista statunitense Kin Hubbard sosteneva che «Il modo più sicuro per raddoppiare i soldi è piegarli e metterli in tasca»; oggi, forse, aggiungerebbe «oppure darli in pasto a una blockchain sperando in un trend al rialzo». Una blockchain, per dirlo in modo semplificato, è un sistema decentralizzato attraverso cui, ad esempio, si amministrano criptovalute come Bitcoin, Ethereum e Dogecoin, monete virtuali e smaterializzate che vengono spesso utilizzate come strumenti di speculazione oltre che, raramente, per effettuare acquisti online su una manciata di e-commerce e in qualche negozio fisico.

La dinamica non è poi così dissimile da quelle tipiche del mercato azionario classico, ma con la differenza sostanziale che si tratta di un contesto inedito e non ancora regolamentato, tanto da mostrare il fianco ad attività illecite come il riciclaggio. Uno scenario destinato a mutare in breve tempo, come testimoniano, tra gli altri, alcuni recenti interventi della Consob e la nascita dell’agenzia europea AMLA (Anti-Money Laundering Authority) cui spetterà proprio il non semplice compito di vigilare, e all’occorrenza agire, a livello continentale.

Tra le ombre delle criptovalute, anche la sostenibilità ambientale. Le reti decentralizzate su cui poggiano altro non sono che decine di migliaia di macchine distribuite nel mondo (normali PC o dispositivi dedicati), che per forza di cose devono essere costantemente alimentate elettricamente. È qui che emerge il problema dei consumi e dell’approvvigionamento dell’energia necessaria al mining ovvero all’esecuzione dei calcoli indispensabili per contabilizzare e registrare le transazioni. Quanta ne serve? Prendendo in considerazione solo Bitcoin, la previsione per il 2021 arriva fino a 100 TWh, in forte aumento rispetto ai 67 TWh stimati nel 2020, un ammontare che poco si discosta da quello impiegato per soddisfare il fabbisogno di interi paesi come Filippine e Olanda.

CBDC, spenderemo l’euro digitale
Sulla base degli stessi principi, ma con la prospettiva di farne ricadere i benefici sulla collettività e sgombrando il campo dalle distorsioni provocate dalle speculazioni, prendono vita i progetti sintetizzati nell’acronimo CBDC, che per esteso si legge Central Bank Digital Currency. Si tratta delle monete virtuali emesse dalle banche centrali, in questo caso asset regolamentati, il cui valore è garantito da un’istituzione, così da preservarne il potere d’acquisto.

Il vecchio continente ci sta pensando: la BCE ha confermato in estate di essere al lavoro sul prossimo debutto dell’euro digitale. Un’iniziativa che per ragioni legate anzitutto all’esigenza di approntare un’infrastruttura solida, sicura, rispettosa della privacy e sostenibile, nonché alla volontà di accompagnare il lancio con un impianto legislativo ad hoc, non arriverà a concretizzarsi nel breve periodo. Per spenderlo dovremo aspettare almeno il 2026, nella più ottimistica delle ipotesi, e in ogni caso non andrà a rimpiazzare il contante, ritenuto importante ai fini dell’inclusione finanziaria da Francoforte. Il futuro sarà anche, ma non esclusivamente, cashless.

L’esplosione degli NFT: realtà solida o bolla?
Ad affiancare la forte crescita delle criptovalute c’è quella altrettanto importante dei Non-Fungible Token, passati in pochi mesi da fenomeno di nicchia a trend globale. Di cosa si tratta? Sono prodotti digitali unici, accompagnati da un attestato di proprietà che ne certifica l’autenticità e il possesso. Di fatto, qualsiasi contenuto digitale può diventare un NFT: una canzone, un meme, persino il primo post su Twitter. La piattaforma tecnologica che li garantisce è ancora una volta la blockchain.

A esserne interessato è stato in primis il mercato delle opere d’arte, che a marzo di quest’anno ha visto la compravendita, attraverso la casa d’aste londinese Christie’s, del collage ““EVERYDAYS: THE FIRST 5000 DAYS, 2021” di Beeple per ben 69,3 milioni di dollari. C’è chi sostiene sia una bolla pronta a esplodere, gonfiata a dismisura e troppo velocemente da condivisioni e influencer, mentre altri intravedono la possibilità di un rinnovamento anche per quanto riguarda le modalità di gestione del diritto d’autore. Nel nostro paese, realtà come SIAE e FIMI si sono poste quesiti sulle implicazioni nel panorama discografico. Il tutto mentre emergono i primi abusi, come testimonia la vicenda che di recente ha visto protagonista il marketplace OpenSea, numero uno al mondo per volume d’affari gestito, alle prese con il primo caso noto di insider trading nel territorio dei Non-Fungible Token.

Il valore, oltre il valore
Quello attuale è un momento storico in cui la spinta che arriva dal mondo tecnologico, l’innovazione, può concretizzarsi in benefici diffusi. Blockchain, criptovalute, NFT saranno in grado di trasformare i nostri portafogli e i nostri investimenti, sta a noi fare in modo che il loro sviluppo segua percorsi sostenibili ed etici. Una cosa è certa: il valore è sempre più un concetto in costante evoluzione.

l'autore
Cristiano Ghidotti