Il Grande Fratello parla cinese

Il Grande Fratello parla cinese

19.03.2018 | App che inviano dati alle autorità, smartphone spia e la minaccia dei crediti sociali: ma i cittadini si stanno stufando

La privacy in Cina non è mai sembrato davvero un valore da rispettare: il gigante asiatico è da sempre teatro di operazioni al limite della sorveglianza di massa. Ma la differenza fondamentale è che oggi i cittadini cinesi sembrano iniziare a preoccuparsi della difesa dei loro dati e delle informazioni sensibili che appartengono alla sfera privata della propria vita.

Come ha raccontato l’Economist, si tratta di una vera evoluzione culturale all’interno del paese, testimoniata anche da alcune statistiche. Una su tutte il fatto che quasi l’85% dei cinesi oggi tema il furto di dati online: chi usa app e servizi vuole sempre maggiore sicurezza in Rete. Secondo il quotidiano economico, di fronte alla richiesta di maggior privacy anche le grandi aziende stanno cercando un miglior equilibrio sugli standard da offrire agli utenti. Ma al momento la storia sembra ancora diversa, con alcuni giganti della tecnologia del paese che fanno un uso spregiudicato dei dati delle persone.

Uno dei casi più recenti ha interessato Ant Financial, braccio finanziario del colosso cinese dell’e-commerce Alibaba che offre il più utilizzato servizio di pagamenti online e da mobile attraverso la piattaforma Alipay. Ant Financial offre ogni anno ai cittadini cinesi un resoconto dei loro acquisti legati a informazioni come l’impatto ambientale o il confronto con le abitudini delle altre persone della zona.

Come ha però riportato il New York Times l’azienda si è dovuta scusare perché i clienti che richiedevano queste statistiche venivano inseriti automaticamente all’interno di Sesame Credit. Si tratta di un programma che decide chi è meritevole di un prestito in base a un punteggio dato sulla base di fattori non soltanto economici, ma che riguardano anche la cerchia sociale e le abitudini che vengono tracciate.

 

L’aspetto ancora più inquietante è che anche lo stesso governo cinese sta lavorando per realizzare un meccanismo simile entro il 2020. Il Social Credit System ha un obiettivo, se vogliamo, ancora più ambizioso: dare una valutazione all’oltre miliardo e 300 mila cittadini cinesi che ne misuri l’affidabilità per realizzare una società basata sulla fiducia e la sincerità.

A rendere tutto ancora più allarmante è che nessuno potrà sottrarsi a questo giudizio complessivo che poi inciderà sulla vita di tutti i giorni, per esempio nella ricerca di un lavoro o nell’accesso dei figli alle scuole. Il tutto senza che si conosca davvero l’algoritmo alla base di questo punteggio, come ha raccontato in un lungo articolo Wired.  

Ma i problemi legati alla privacy hanno coinvolto anche un altro colosso cinese. Si tratta di Tencent, azienda che possiede la popolarissima app di messaggistica WeChat con oltre 900 milioni di utenti. Sempre dal New York Times era arrivata l’accusa all’applicazione di registrare le conversazioni tra gli utenti e di conservare i loro dati personali. Circostanza che aveva visto i vertici di Tencent intervenire per smentire queste parole; nonostante il fatto che WeChat non garantisca la totale privacy dei propri utenti e sia molto vicino alle autorità cinesi è qualcosa di cui si sospetta dai tempi della sua creazione, nel 2011. Ma ci potrebbe essere anche uno sviluppo ulteriore.

Secondo quanto riportato da The Verge, WeChat dovrebbe diventare il sistema di identificazione digitale usato in tutta la Cina. Dato che per registrarsi all’app bisogna comunicare le proprie reali generalità, qualcuno ritiene che la “carta d’identità virtuale” ottenuta tramite WeChat possa soppiantare un giorno l’attuale sistema di identificazione delle persone.

Il Wall Street Journal aveva già indicato le due grandi aziende cinesi come quelli più inclini ad aiutare il governo a spiare i propri cittadini. Ma l’allarme-privacy è stato lanciato anche intorno al motore di ricerca più utilizzato in Cina, cioè Baidu, che viene accusato di avere scarsissime misure di protezione nei confronti dei dati degli utenti che lo utilizzano. In questo caso le persone sono esposte anche al pericolo di attacchi hacker, oltre che alla possibile sorveglianza delle autorità.

 

Altra minaccia per i cittadini è poi legata alle voci che circolano intorno agli smartphone economici Android, che invierebbero costantemente dati alle autorità cinesi. Una vicenda raccontata ormai più di un anno e mezzo fa dal New York Times e che coinvolgerebbe una società cinese che ha realizzato questo software utilizzato su milioni di dispositivi, soprattutto di fascia medio-bassa.

Più recentemente i timori per legami molto stretti tra case produttrici cinesi e governo del paese hanno portato le intelligence americane a far scattare l’allarme per la sicurezza nazionale in vista della diffusione di smartphone Hauwei e Zte. A inizio anno era sfumato all’ultimo l’accordo tra Hauwei e AT&T per il lancio del Mate 10, proprio dopo le pressioni delle agenzie USA sulla questione sicurezza e privacy.

E la difesa della sicurezza nazionale a stelle e strisce è stata anche la ragione che ha portato l’agenzia del governo americano che si occupa di investimenti esteri nel paese a bloccare l’acquisizione del servizio di trasferimento di denaro MoneyGram da parte della cinese Ant Financial Services.

La Cina non si limita, per così dire, a controllare solamente i cittadini presenti sul proprio territorio attraverso app o servizi cinesi. Un attivista per i diritti umani ha deciso in estate di condividere con alcuni contatti su WhatsApp un articolo particolarmente duro contro il presidente Xi Jinping. Qualche mese più tardi si trovava in prigione e in attesa di un processo.

Le possibilità sono due: o uno dei contatti ha fatto la spia segnalando l’attivista, o in qualche modo le autorità cinesi sono riuscite a violare il telefono dell’oppositore per arrivare all’informazione. Ma il fatto da segnalare è per la prima volta in Cina è stata utilizzata un’informazione ottenuta da un’applicazione non cinese per accusare un proprio cittadino, sottolinea il New York Times in un ulteriore articolo.

 

Tra l’altro lo stesso WhatsApp è pressoché totalmente bloccato nel paese dall’autunno scorso: l’app rimaneva l’unica di quelle riconducibili a Menlo Park ad essera ancora utilizzabile. Instagram non è disponibile dal 2014, mentre Facebook è bandito dal 2009. Il social di Zuckerberg però in estate ha provato a tornare sul mercato cinese con Colorful Balloons, app per condividere foto che è stata lanciata in maniera “anonima” appoggiandosi a una società cinese.

Tutti i grandi colossi tech americani, compresi molti servizi legati a Google, sono di fatto resi inaccessibili dal cosiddetto Great Firewall cinese, un sistema che le autorità utilizzano e aggiornano per controllare cosa i cittadini possono vedere in Rete. Ed è stata prevista anche una stretta sui servizi VPN che molti utenti sfruttano costantemente per poter avere liberamente accesso a Internet.

Ancora diversa la situazione di Apple che qualche settimana fa, per non perdere la sua posizione di mercato, ha dovuto cedere a una legge nazionale iniziando a conservare i dati degli utenti su server interni al paese. Una scelta che di fatto mette a rischio la privacy delle persone, dato che il governo potrebbe monitorare con un semplice mandato di un giudice cinese i messaggi di qualsiasi cittadino.

Una circostanza che è frutto di una legge definita sulla “cybersicurezza” entrata in vigore durante la scorsa estate. Un provvedimento che secondo le autorità del paese nasce per proteggere le informazioni sensibili dei cittadini cinesi da possibili compromissioni o furti e serve a difendere gli interessi del paese da minacce esterne di altri nazioni.

In sostanza, come dimostra il caso di Apple, tutte le grandi aziende del mondo della tecnologia dovranno conservare i dati degli utenti cinesi in server dentro i confini nazionali. Una decisione che, come sottolinea la Cnbc, non mette solo a rischio l’incolumità dei dati, ma può portare a un sensibile aumento dei costi per le società straniere che vogliono operare in Cina, in favore delle compagnie del paese.

Ma a fianco di un sistema che tiene sotto controllo direttamente o indirettamente i propri cittadini senza però una presenza tangibile, esistono poi delle tecnologie che invece invadono la privacy in maniera del tutto evidente. E in alcuni casi si parla di sistemi di sorveglianza che fanno venire in mente i più cupi scenari distopici.

 

Per il Capodanno cinese i poliziotti presenti alla stazione di Zhengzhou sono stati dotati di occhiali del tutto particolari: come riporta il Wall Street Journal, sono in grado di riconoscere un volto su un campione di 10mila in una frazione di secondo. Un meccanismo micidiale che si basa sulla consultazione di un database di criminali compilato dalla polizia.

Secondo le autorità cinesi che lo hanno testato, grazie a queste lenti “intelligenti” sono state fermate alcune decine di persone ricercate per vari reati, tra cui anche quello di aver falsificato la propria identità. Un risultato celebrato dalle autorità, ma che può essere considerato una potentissima arma per identificare oppositori, minoranze o persone sgradite al governo, senza contare l’invasione della privacy degli individui.

Ma la Cina non è del tutto nuova a misure di questo genere. Il paese asiatico vanta il record per il numero di telecamere di sorveglianza pubbliche e private installate su tutto il territorio. Si parla di oltre 170 milioni e secondo il Washington Post il governo vorrebbe aggiungerne altre 400 milioni entro il 2020.

Il corrispondente della Bbc nel paese si è anche sottoposto a un esperimento per misurarne l’efficacia: si è fatto fotografare e identificare come individuo sospetto. Poi ha preso l’auto e ha iniziato a girare nella città di Guiyang per vedere in quanto tempo sarebbe stato rintracciato grazie alle telecamere: la fuga del giornalista non è durata neanche 10 minuti. Al settimo era già stato catturato.

 
l'autore
Enrico Forzinetti

Dopo aver frequentato la Scuola di Giornalismo di Urbino, ha iniziato a scrivere per La Stampa di tecnologia e salute. Appassionato di temi scientifici, ama chiedersi come l'innovazione e il progresso possano incidere sulla vita di tutti i giorni. Su Twitter come @EForzinetti.