Il futuro mancato delle macchine volanti

Il futuro mancato delle macchine volanti

16.06.2016 | Da cinquant'anni sono la grande promessa tradita: Larry Page di Google vuole realizzarla.

L’ultimo numero di Bloomberg Businessweek dedica l’articolo principale alle Macchine Volanti. No, non al nostro web magazine ma al sogno mille volte ripetuto di un futuro nel quale ciascuno di noi utilizzerà un oggetto volante personale per i propri spostamenti quotidiani. Le Macchine Volanti sono del resto il simbolo di una nuova frontiera. Una promessa molte volte ripetuta negli ultimi cinquant’anni ma mai realizzata. Già dieci anni fa IBM in un suo celebre spot televisivo ci ricordava che le macchine volanti ci erano state promesse e non erano ancora arrivate.

Larry Page sarebbe – sempre secondo l’articolo di Bloomberg – dietro due misteriose startup californane che stanno sperimentando da alcuni anni sistemi personali di trasporto aereo utilizzando come base il piccolo aeroporto di Hollister. Foto di simili misteriosi oggetti volanti girano in rete da anni.

Page avrebbe fino ad ora spesso oltre 100 milioni di dollari del suo patrimonio personale per far progredire la ricerca e lo sviluppo dei prototipi. Zee Aero avrebbe ora circa 150 dipendenti e sarebbe collegata ad un’altra piccola azienda che prende il nome di Kitty Hawk, il cui presidente è Sebastian Thrun, padre del progetto Google dell’auto senza pilota.

A metà fra il progetto visionario ed innovativo e l’esperimento amatoriale degna di certi filmati buffi di inizio novecento le Macchine Volanti di Page rappresentano soprattutto un’idea molto diffusa in USA e da noi spesso scioccamente canzonata. Quella di un futuro che fino a oggi abbiamo pensato come irrealizzabile e che invece domani – come disse Albert Einstein in una sua celebre frase – vedrà arrivare qualcuno che, non sapendone niente, lo renderà possibile per davvero.

l'autore
Redazione

Futuri possibili

Bruce Sterling e il design fiction: immaginare nuovi oggetti per esplorare il tempo che verrà.