Il dark web sta scomparendo

Il dark web sta scomparendo

12.02.2018 | La stella oscura di internet si sta gradualmente spegnendo, ma quali sono le ragioni?

Il luogo più oscuro di internet, il dark web – un servizio che si pensa venga utilizzato solo per comprare droga o assoldare sicari, ma ha anche un ruolo importante nel facilitare le comunicazioni di dissidenti politici che vivono sotto dittature – sta diventando sempre più spopolato e inutilizzato. Questo vale soprattutto se si prendono in considerazione i siti (chiamati Onion) raggiungibili utilizzando il software Tor. Una ricerca condotta qualche mese fa, mostra infatti come gli onion siano sempre meno numerosi e forse destinati all’estinzione.

La forza di Tor sta nella sua capacità di mantenere l’anonimato degli utenti attraverso il cosiddetto “onion routing” (routing a cipolla, a strati) che dà loro il nome. Sviluppato inizialmente dalla DARPA, il funzionamento non è così dissimile dal riciclaggio di denaro: i dati degli utenti passano attraverso moltissimi router, rendendo impossibile (o comunque molto difficile) capire da dove venisse la richiesta originaria.

Un report di Onionscan – una serie di indagini per valutare lo stato di salute del network di Tor – ha “interrogato” un database di oltre 30mila siti di Tor, ripetendo l’operazione nell’arco di più giorni a causa della facilità con cui i siti del deep web possono andare momentaneamente offline. Il report ha scoperto che solo 4.400 erano effettivamente online (circa il 15%), mostrando un significativo declino dello stato di salute di Tor.

 

Ma perché sta succedendo tutto ciò? Ovviamente, Tor non è mai diventato un fenomeno di massa, soprattutto per via della percezione di questo angolo di internet come di un luogo dominato dalla criminalità, ma anche a causa della complessità superiore a quella dei normali browser. Il crollo a cui si è assistito, però, è riconducibile soprattutto alla scomparsa di due tra i principali servizi: l’hosting di siti Freedom Hosting II e il client email Sigaint.

Se già non è facile usare Tor, per i più riuscire a creare un sito sul dark web è una missione quasi impossibile. Le abilità richieste rendono quindi molto invitante appaltare l’incarico a una terza parte. Ma c’è un difetto: affidarsi a un servizio come Freedom Hosting II aggiunge una vulnerabilità che, come avvenuto in passato, può compromettere la privacy del fondatore del sito. Ed è quello che è successo: qualche mese fa, FH2 è stato vittima di un pesantissimo attacco hacker in seguito alla scoperta che ospitava un sito pedopornografico. Quando il servizio di hosting ha chiuso, ha portato con sé qualcosa come 10mila siti.

Discorso simile per Sigaint, che era uno dei più popolari servizi email per il dark web. Dopo mesi in cui ha funzionato solo a singhiozzo, il servizio è andato definitivamente offline poco meno di un anno fa, senza mai più tornare attivo e rendendo non rintracciabile tutta la corrispondenza che lì si è era svolta. Da allora, si sono fatte largo nuove alternative come Protonmail, che hanno rimpiazzato Sigaint, ma la fine del più noto servizio mail ha eroso ulteriormente la fiducia nell’affidabilità di Tor.

 
Il declino di Tor non significa la fine dei servizi privacy-oriented su internet

E così, la stella oscura del web si sta gradualmente spegnendo, per non parlare della situazione in cui versano competitor come I2p o Freenet. Il punto di debolezza principale è la scarsa affidabilità, il fatto che i servizi scompaiano da un giorno all’altro, che i siti spesso siano in down e altro ancora. Ma se la storia di internet insegna qualcosa, il declino di Tor non significa la fine dei servizi privacy-oriented su internet; che saranno sicuramente in grado di trovare una nuova strada da seguire, riuscendo magari a non essere così inestricabilmente legati al mondo della criminalità.

l'autore
Le Macchine Volanti