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Gli anni 10 del digitale

Gli anni 10 del digitale

23.01.2020 | Dai tablet a Instagram, dagli smart speaker al trionfo di Netflix: ecco le innovazioni che hanno segnato il decennio.

Nei ritmi serrati dell’innovazione tecnologica e digitale, dieci anni sono un’eternità: un tempo durante il quale una nuova tecnologia può fare la sua comparsa, diffondersi e persino tramontare con la stessa velocità con cui era venuta. Quello appena concluso è stato un decennio che ha visto la netta accelerazione della trasformazione digitale, eppure l’impressione è che la digitalizzazione della società sia ancora agli inizi e che la sua portata rivoluzionaria debba ancora dispiegarsi interamente. Ma è proprio per questa ragione che è importante individuare le innovazioni che hanno segnato il decennio appena trascorso, separando quelle che ancora devono esprimere tutto il loro potenziale da quelle che invece, con tutta probabilità, stanno per esaurire il loro ciclo.

Prima venne l’iPad

Era il 27 gennaio 2010 quando Steve Jobs presentava al grande pubblico l’ultima trovata della Apple, un dispositivo touch-screen a metà strada tra lo smartphone e il computer portatile. Sulle prime, gli scettici bollarono l’iPad come un dispositivo troppo grande, scomodo e privo di vera utilità, mentre gli entusiasti già parlavano dell’inizio dell’era “post-computer”. Il mercato diede ragione a Steve Jobs: solo nel primo anno di commercializzazione vennero venduti circa 15 milioni di esemplari, tanto da spingere anche altri marchi – come Huawei e Samsung – a introdurre in tempi rapidi i loro tablet. 

Pur alla luce del loro innegabile successo, i tablet difficilmente saranno ricordati come un’innovazione rivoluzionaria: si è trattato semmai di una tecnologia ponte, capace di colmare la distanza tra smartphone e computer in un momento storico in cui soprattutto gli smartphone erano ancora in piena evoluzione. Oggi, i tablet sembrano essere sempre meno necessari, come dimostra la rapida riduzione della loro fetta di mercato. Stando agli ultimi dati di Marketshare, i tablet rappresentano oggi solo il 4,5% del mercato tecnologico (percentuale che continua inoltre a ridursi), contro il 54% degli smartphone e il 41% di computer fissi e portatili.

La promessa che il tablet avrebbe potuto sostituire il portatile come strumento di lavoro non è mai stata mantenuta

Le ragioni di tutto ciò? Prima di tutto, il fatto che gli smartphone hanno raggiunto dimensioni sempre più grandi, creando un nuovo standard per la telefonia mobile che ha reso sempre meno utile il tablet. Allo stesso tempo, come ha scritto Computerworld, la promessa che il tablet avrebbe potuto sostituire il portatile come strumento di lavoro non è mai stata mantenuta. Dopo essere stati uno dei protagonisti del decennio appena trascorso, il futuro dei tablet riserva non poche incognite.

Instagram, la seconda rivoluzione social

Sempre nel 2010, a pochi mesi dalla presentazione dell’iPad, fece il suo ingresso in scena un nuovo social network: Instagram. Partito un po’ in sordina, iniziò rapidamente ad attirare una schiera di utenti sempre più nutrita e a raggiungere un crescente peso commerciale. In origine, l’app di photo-sharing progettata da Kevin Systrom e Mike Krieger avrebbe dovuto avere un taglio decisamente più amatoriale: l’idea era infatti di permettere a chiunque di condividere in tempo reale, solo scattando una fotografia, quel che stava facendo, senza troppa ricercatezza. Ma poi venne l’idea dei filtri per il photo-editing, che cambiò completamente la direzione intrapresa dal social network, rese possibile il successo delle stories (introdotte inizialmente da Snapchat) e permise a Instagram di conquistare una massa critica di utenti.

La distribuzione in Italia degli utenti di Instagram per età (Fonte: Statista)

Dai 25mila iscritti dei primissimi giorni, ai 30 milioni raggiunti al momento dell’acquisto da parte di Facebook nel 2012, fino ad arrivare al miliardo di oggi: in questi dieci anni Instagram è diventato la piattaforma di riferimento della generazione Z. Ma l’aspetto più importante è un altro: Instagram è stato il primo a mostrare come i social network non debbano per forza conquistare qualunque fascia di utenti. Al contrario, una parte del suo successo è proprio legata all’aver permesso ai più giovani di radunarsi in un ambiente molto più omogeneo, in cui esprimersi con maggiore libertà.

È la conseguenza di un fenomeno analizzato ormai da tempo e noto come “collasso dei contesti”: il fatto che su Facebook sia presente chiunque – dai compagni di classe ai genitori, dagli insegnanti ai vicini di casa – rende molto più difficile esprimersi spontaneamente e senza pensare a chi visualizzerà i nostri contenuti. Su Instagram, i cui utenti hanno per il 65% tra i 18 e 34 anni, tutto ciò avviene in misura molto ridotta. È questa probabilmente la vera importanza storica di Instagram: aver mostrato come differenti social network possano andare in cerca di una loro utenza specifica. Una tendenza che negli ultimi è stato confermata dal successo di TikTok, una app di video-sharing dalla distribuzione anagrafica ancora più marcata, visto che il 60% degli utenti ha meno di 24 anni.

Da Netflix agli assistenti vocali

Oltre che per l’ingresso nelle nostre vite dell’iPad e di Instagram, il 2010 sarà ricordato anche come l’anno del trionfo di Netflix. Nata come azienda di noleggio di dvd via posta già nel 1997, la società fondata da Reed Hastings ha iniziato a distribuire film, serie tv e altri contenuti d’intrattenimento sulla sua piattaforma nel 2008. Solo due anni più tardi l’offerta è stata estesa al di fuori degli Stati Uniti, mentre facevano il loro esordio anche i primi contenuti originali prodotti direttamente da Netflix. È nel decennio appena trascorso, quindi, che Netflix si è trasformata in ciò che è oggi, rivoluzionando il settore del video-intrattenimento e costringendo i principali competitor a lanciare i propri sistemi di streaming Tv, come Apple TV+, Prime Video, HBO Max e altri.

Dal modello di fruizione televisiva via palinsesto, con i contenuti decisi dai distributori e trasmessi a fasce orarie rigidamente segmentate, ci siamo mossi verso la visione fluida, con effetti dirompenti sui paradigmi della narrazione filmica e sull’industria cinematografica tradizionale. La possibilità di visione è diventata ubiqua, un flusso continuo da cui ciascuno può attingere secondo i tempi e le modalità che preferisce. Ma se il decennio appena trascorso è stato quello della transizione, il prossimo potrebbe segnare la fine del palinsesto e del vecchio modello televisivo, con il passaggio definitivo alla streaming Tv.

Altra svolta del decennio 2010-2019 è stata l’introduzione nelle nostre vite degli assistenti vocali. Il primo a proferir parola, nell’ottobre del 2011, fu Siri su iPhone 4S, accompagnata dalla sorpresa mista a euforia degli utenti per il debutto dell’intelligenza artificiale nel settore della comunicazione verbale tra uomo e macchina. Nel giro di qualche anno sono arrivati anche Alexa e Google Assistant, che gradualmente hanno trovato la loro collocazione prediletta al di fuori degli smartphone, dando vita a uno dei fenomeni commerciali più importanti del decennio: gli smart speaker.

Le vendite di smart speaker nel triennio 2016-2019 (Fonte: SAR Insight)

La loro crescita non può essere sottostimata: dai 13 milioni di esemplari venduti nel 2016 si passa ai 113 del 2018 e si arriva fino agli oltre 200 milioni venduti del 2019. Amazon Echo, Google Home e gli altri sono stati i veri protagonisti tecnologici della fine del decennio, portando in tutte le case l’intelligenza artificiale e mostrando un futuro – ormai molto vicino – in cui ognuno di noi comunicherà con un assistente digitale per la gestione della casa in remoto, per monitorare i propri impegni, per ricevere informazioni utili nel momento del bisogno e molto altro ancora.

Ma questo è solo l’inizio: gli assistenti digitali saranno probabilmente tra i più importanti protagonisti anche del decennio appena cominciato. Integrati nei wearables – dagli smartwatch ai visori in realtà aumentata – diventeranno i nostri compagni inseparabili, capaci di svolgere per noi sempre più attività (come chiamare il ristorante per prenotare un tavolo), di tradurre in tempo reale quando comunichiamo con qualcuno che si esprime in una lingua diversa dalla nostra, di accordarsi con gli assistenti digitali dei nostri colleghi per individuare il momento migliore in cui calendarizzare una riunione.

Da un certo punto di vista, il decennio 2010-2019 ha quindi posto le basi per quello successivo, in cui assisteremo al consolidamento e alla diffusione di alcune delle più importanti tecnologie che negli ultimi anni abbiamo solo imparato a conoscere. Dove arriverà l’intelligenza artificiale? Quanto potranno evolvere gli assistenti digitali? I visori in realtà aumentata sostituiranno gli smartphone? Tutte domande che riceveranno sicuramente risposta, nel corso del decennio salutato con l’inizio del 2020.

l'autore
Alessio Giacometti

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