Frammenti di Tumblr

Frammenti di Tumblr

04.05.2016 | Né social network, né community: la piattaforma di microblogging è un universo a parte.

C’è un posto nella rete che si chiama Tumblr. Questo luogo che spesso viene descritto tecnicamente come “piattaforma di micro-blogging” si struttura secondo una ben più complessa stratificazione di significati. Dal punto di vista tecnico si presenta come uno spazio in cui in cui lasciare dei frammenti che vanno dallo scritto (sotto forma di brevi o meno brevi post) al multimediale (come foto, gif, video, tracce audio); il che non implica necessariamente di dover stringere relazioni. Questa caratteristica differenzia Tumblr dai Social Network Sites classicamente intesi, che vengono definiti dalla presenza di una rete amicale che viene favorita e stimolata. È altrettanto vero, tuttavia, che all’interno di Tumblr si è creata una community di utenti che differiscono per età, sesso, interessi, ma che in qualche modo si sentono parte di un insieme, qualcosa di più profondo quindi rispetto all’essere iscritti a un qualsiasi sito di social network o servizio per fare blogging.
Allora cos’è Tumblr davvero?
 

Tumblr vetrina

Come prima cosa le affordance (ovvero le caratteristiche tecniche che ne abilitano gli usi) lo presentano come uno spazio personale, di cui si sceglie l’indirizzo e in cui, in maniera molto semplice, è possibile sia caricare propri contenuti che personalizzarne la grafica. Dallo sfondo, alla struttura, al cursore che il visitatore userà per sfogliare i contenuti, alla playlist musicale che si può aggiungere in sottofondo. Per questo motivo chi visita i tumblog ha l’impressione che siano tutti scollegati l’uno dall’altro, che non vi sia alcuna connessione tra gli utenti e che semplicemente questi utilizzino il proprio spazio come una vetrina, da allestire e curare nel tempo secondo i propri gusti e le proprie necessità espressive. Infatti anche gli argomenti a cui i tumblog sono dedicati possono essere tra i più disparati, dai tentativi dei brand di ritagliarsi uno spazio più o meno istituzionale (ad esempio: http://www.nescafe.com/http://atstarbucks.tumblr.com/http://adidasoriginals.tumblr.com/), ai blog privati, ai “contenitori” per cui Tumblr diventa solo un modo di raccogliere i “propri” materiali e assemblarli al suo interno, fino ai tumblog monotematici spesso fucina di meme o che diventano essi stessi fenomeno di internet (http://bersanivittorioso.tumblr.com/http://trashitaliano.it/http://thingsorganizedneatly.tumblr.com/).

Già da questa prima occhiata ci si trova di fronte a un mare magnum di stili, funzioni e pubblici di riferimento. I tumblog appaiono quindi come entità a sé, indipendenti, che hanno in comune solo l’host di appartenenza e l’avere come preponderante la componente visuale, facilitata appunto dall’immediatezza con cui è possibile personalizzare la propria pagina. L’impatto visivo è senza dubbio la caratteristica principale dello spazio anche per quanto riguarda i post condivisi che rendono il luogo un posto in cui trovare contenuti di tipo inspirational che appaiono più vicini ai propri gusti estetici. Questa lettura del luogo è data da ciò che esso restituisce a un osservatore esterno, che dal browser giunge a dei tumblog. Esiste però un altro lato di Tumblr, quello che emerge frequentandolo da iscritto e che va ben oltre il puro godimento estetico.

Dentro Tumblr

Come prima cosa all’interno di Tumblr vi è la dashboard che contiene i rapidi comandi attraverso cui caricare i contenuti, ed è anche la pagina all’interno della quale compaiono gli ultimi aggiornamenti dei tumblog che si seguono. Poiché i contenuti possono venire organizzati secondo dei tag, essi sono facilmente rintracciabili tramite il motore di ricerca interno. Questa funzione di ricerca abilita la pratica più diffusa in Tumblr ovvero quella del reblog di contenuti postati da altri (fonte http://unwrapping.tumblr.com). Quindi a partire da specifici interessi è possibile trovare altri utenti che li hanno esplicitati postando, o rebloggando un contenuto ritenuto interessante. E questa funzione è per David Karp, il fondatore, la più importante poiché come dichiara in un’intervista alla CNN la piattaforma nasce con il desiderio di permettere agli utenti di rintracciare i media che rispecchino i loro interessi piuttosto che costruire un network a partire dalle proprie relazioni amicali preesistenti:

“It’s not a social network where people are brought together around relationships, around kind of their social graph. But people are drawn in and are able to discover the things they love – the art and media they enjoy.”

Per questo motivo si inizia a seguire un tumblog più che un utente: ciò che dà senso alla connessione è un piacere condiviso, un interesse che si è scoperto navigando all’interno o che si è coltivato negli anni fuori dalle pareti blu della dashboard. Questo tipo di approccio alla piattaforma è sostenuto dal fatto che vi è un regime di “pseudonimato”: non viene richiesto infatti di fornire dei dati reali, il che significa che l’interesse non è tanto orientato all’utente, al sapere chi sia e cosa faccia, quanto nella condivisione di passioni. Tumblr è infatti il territorio ideale per i fan, tanto che da un certo punto di espansione in poi la piattaforma ha deciso di restituire settimanalmente delle classifiche in cui viene mostrato quale fan community sia stata la più attiva. Probabilmente, proprio perché si parla di passioni e le passioni sono uno dei collanti più forti che le nostre esistenze sperimentano, le connessioni possono e tendono a mutare: i legami inizialmente stabiliti per fruire di contenuti, diventano altro. A questo punto lo pseudonimato torna ad essere un elemento chiave per capire le dinamiche interne.

Pseudonimato: privacy e sovraesposizione

Proprio perché Tumblr non nasce con l’intento di far connettere con i propri amici, né con la pretesa di far conoscere altre persone, lo pseudonimo permette di rendersi contemporaneamente opachi ma anche più visibili. Proteggendo dall’essere rintracciati dalle proprie connessioni più strettamente legate a contesti istituzionali (dove, ad esempio per un adolescente, con “istituzionale” si può intendere anche la famiglia) rende possibile far emergere questioni, idee e verità intime che in qualche modo sovraespongono, mostrando delle parti che in altri spazi online identificativi per generalità ci si trattiene dal mostrare. E se è senza dubbio vero che tale libertà di espressione sfocia spesso in utilizzi del mezzo per promuovere materiale pornografico, è altrettanto vero che lo “spogliare” e lo “spogliarsi” avvengono spesso in maniera figurata lasciando appunto emergere lati della propria personalità e della propria vita privata che è più facile condividere con sconosciuti per cui si è sconosciuti. E se l’anonimato in altri luoghi del web è risultato essere potenzialmente pericoloso in Tumblr, proprio perché nella piattaforma si crea un sentire comune basato sulle affinità, è molto più facile trovare reti di supporto piuttosto che reti di hater.

Frammenti digitali tra senso individuale e collettivo

Inizia allora a profilarsi una nuova dimensione dei frammenti digitali che vi vengono pubblicati e vi circolano. Non si tratta esclusivamente di materiale di cui fruire e attraverso cui curare la propria immagine online, ma si tratta di tasselli di esperienze condivise che trovano il loro senso seguendo due direzioni. Quella più immediata è data dal loro essere presenti nel tumblog di un utente, poiché ciascun frammento fa parte di quello che è il racconto per frammenti che l’utente vuol dare di sé. Si scelgono le gif degli show televisivi preferiti, e che in qualche modo raccontano di noi, si scelgono le immagini o i video musicali che pensiamo interpretino il nostro gusto o un nostro sentire. L’altra direzione è invece quella sommersa, che non è completamente visibile a chi non fa parte della community, ed è data dalle pratiche che all’interno di essa si generano. Vediamo allora come tra produzione e reblog di frammenti digitali si esprima molto più di un semplice “mi piace” o “sono d’accordo”. Si tratta di aderire a una pratica collettiva che fa sentire di appartenere a qualcosa, e avvicina i profili anonimi che insieme a noi la mettono in atto.
Un meme ad esempio, preso da solo, non è che un frammento come un altro, mentre un meme inserito nel suo concatenamento (la serie) acquisisce forza e ragione d’essere. È possibile quindi all’interno di Tumblr osservare pratiche che vengono comprese solo dai membri, che giocano appunto sulla distinzione tra chi guarda da fuori e chi invece è all’interno, come gli inside jokes tipici delle dinamiche di gruppo.
 

Oppure all’adesione libera da parte degli utenti nella produzione e nella “cura” di un tag particolare, come quello relativo alla condivisione di screenshot di conversazioni private

fino ad arrivare a veri e propri “codici” di condotta stabiliti dal basso.

E a partire da queste pratiche condivise si strutturano reti di relazioni, che inizialmente passano dal reblog, dal like poi dal sistema di messaggistica privata interno a Tumblr. Tuttavia tanta è la necessità, il desiderio di attivare una conversazione con gli altri utenti che la piattaforma nel novembre del 2015 ha deciso di lanciare un servizio integrato di messaggistica istantanea, così da permettere ai suoi utenti di dialogare in tempo reale senza dover necessariamente passare per altri strumenti, potendo mantenere la libertà di esprimersi tra opacità e trasparenza.

Il senso del frammento digitale è quindi dato dal suo ruolo in queste relazioni tra utenti, che formano quella che può essere definita narrazione collettiva, condivisa. Essa si appoggia su affinità e sul riconoscersi nello stesso sentire, che è il motivo di connessione tra sconosciuti ma che permette allo stesso tempo a questi sconosciuti di diventare tanto prossimi da continuare a rinsaldare il legame tramite altri frammenti significanti per sé, ma ancora più sensati perché appartenenti a un “noi”.

l'autore
Elisabetta Zurovac

Elisabetta Zurovac (Ancona, 1987) ha un dottorato di ricerca in Sociologia della Comunicazione e Scienze dello Spettacolo presso l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo. Si occupa di Internet Studies e Mobile Culture. 
La trovate sparsa nel web: potete cercarne frammenti sotto @zurobets.