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Dove internet ancora non c’è

Dove internet ancora non c’è

07.11.2019 | E come raggiungere la metà del mondo che ancora non è connessa.

Secondo il World Economic Forum, internet rappresenta “il sistema nervoso dell’economia globale”. Ma per tenere fede a una definizione così significativa, la rete deve diffondersi ulteriormente, soprattutto nelle aree del mondo meno sviluppate. Il tema è talmente importante da essere entrato anche nell’agenda delle Nazioni Unite, secondo cui l’espansione di internet ha un ruolo determinante nel raggiungimento dei Development Goals, gli obiettivi di sostenibilità e sviluppo da raggiungere entro il 2030.

Pensare a internet come a un’infrastruttura già completamente sviluppata – come potremmo considerarla dai paesi occidentali – potrebbe infatti farci dimenticare le enormi opportunità di crescita che la rete ancora possiede. A livello globale, ci sono ancora miliardi di potenziali nuovi utenti da raggiungere. Il tema è talmente caldo che esiste anche una conferenza a San Francisco, The Next Billion, che si concentra sulle strategie da adottare per raggiungere il prossimo miliardo di persone da connettere alla rete.

Secondo le stime della International Telecommunication Union (ITU), un’agenzia dell’ONU, oggi metà degli abitanti del mondo è connesso alla rete. Un risultato importante, visto che solo dieci anni fa la percentuale di popolazione connessa a livello globale era del 20%. E di questi, solo il 6% viveva nei paesi a basso reddito. Eppure, le aspettative allora erano ancora più rosee: secondo alcune previsioni, tra il 2012 e il 2016 avremmo dovuto raggiungere la cifra di circa cinque miliardi di persone connesse. I numeri sono invece più bassi: ancora nel 2018 le persone connesse a internet erano meno di quattro miliardi. La strada per arrivare a un mondo integralmente connesso, insomma, è ancora lunga.

L’Africa è il continente dove la crescita è più rapida ma le percentuali di utenti connessi sono più basse

Per quanto riguarda la diffusione della rete, l’Africa è il continente dove la crescita è più rapida ma le percentuali di utenti connessi sono più basse: alla fine del 2018, il 44% delle persone ancora offline in tutto il mondo viveva nel continente africano. Se in Europa e negli Stati Uniti la fascia di popolazione che ha accesso alla rete raggiunge il 75%, nell’Africa sub-sahariana sono appena due persone su dieci.

Il punto cruciale, quindi, diventa: come si porta internet in tutto il mondo? La Commissione per la Banda Larga dell’ONU ha delineato qualche raccomandazione di base per i governi che puntano ad aumentare la connettività dei loro paesi. Tra queste, spiccano i sostegni economici per le imprese locali che vogliono sbarcare nel mondo digitale e gli sgravi fiscali sull’equipaggiamento necessario a connettersi alla rete. Internet, quindi, ha ancora enormi possibilità di crescita e di portare nuova linfa economica: secondo alcuni studi, un 10% di aumento nella penetrazione di internet porta un +1,35% di PIL nei paesi in via di sviluppo.

Ancora più importante è forse un altro aspetto: è sufficiente portare internet dove ancora manca? Probabilmente no, visto che l’abilità di utilizzare la rete e la comprensione delle dinamiche che la governano sono tanto importanti quanto lo stesso accesso a internet. Non a caso, gli aspetti sottolineati dal World Economic Forum non riguardano solo i costi, ma anche la necessità di diffondere la digital literacy e i contenuti online nella lingua madre dei paesi che si sono appena affacciati al più grande network della storia dell’uomo.

Le nazioni con la più rapida crescita nella penetrazione di internet (Fonte: We Are Social 2019)

Fin qui, gli aspetti economici, politici e le potenzialità di sviluppo. Ma resta una questione da trattare: come portare praticamente internet là dove ancora manca? A guidare i progetti più ambiziosi sono colossi della Silicon Valley come Facebook e Google, che negli ultimi anni hanno lanciato rispettivamente Aquila e Loon. Dopo qualche esperimento, Facebook ha però abbandonato l’utilizzo dei droni di Aquila e sta ora collaborando con Airbus per connettere vaste aree di territorio lanciando il segnale da alta quota.

I palloni aerostatici di Google, invece, sembrano funzionare senza problemi e la loro sperimentazione prosegue spedita: "Ogni giorno, Loon fa volare decine di palloni in tutto il mondo come parte del nostro sistema per la diffusione di internet”, ha spiegato il portavoce Scott Coriell. “Questi palloni sono progettati per resistere centinaia di giorni nella stratosfera. Quando è necessario farli atterrare, li portiamo in zone scarsamente abitate e dispieghiamo un paracadute per portarli lentamente a terra. Poi li recuperiamo per fare le analisi e prepararli al riciclaggio”.

Un’altra soluzione è allo studio da parte di Elon Musk, l’eclettico fondatore di Tesla e SpaceX. Il 22 ottobre 2019, lo stesso Musk ha postato un tweet facendo sapere che, per farlo, stava utilizzando uno dei suoi satelliti Starlink, portato in orbita grazie a un razzo Falcon 9 proprio di SpaceX. Il test per connettere i dispositivi a internet dallo spazio, insomma, ha avuto successo. Ed è proprio per questo che Musk ha chiesto alla ITU l’autorizzazione ad aggiungere 30mila satelliti ai 4mila che hanno già ricevuto l’ok.

Dove non arriveranno i palloni aerostatici di Google potrebbero quindi farlo i satelliti di Musk? Di sicuro, il piano di Starlink per diffondere internet nel mondo si sta rivelando convincente. Allo stesso tempo, alcuni hanno sottolineato i rischi che aumentare drasticamente la presenza di satelliti in orbita potrebbe comportare. Roger Thompson dell’Aerospace Corporation ha per esempio sollevato il timore che i satelliti di Starlink potrebbero interferire con la traiettoria della Stazione Spaziale Internazionale e aumentare, più in generale, il noto problema della spazzatura spaziale.

Google, Facebook e Starlink. Fin qui, i progetti più avveniristici per portare internet dove ancora manca sono tutti in mano ai colossi della Silicon Valley. In verità, però, ci sono altri sistemi che già oggi permettono di rendere più capillare la distribuzione di internet. In Europa, per esempio, un sistema come FWA (Fixed Wireless Access) permette di portare una connessione ultraveloce, compreso il 5G, anche nei comuni non raggiunti dalla fibra ottica. Proprio per questo, il sistema FWA ha un ruolo rilevante anche nell’Agenda Digitale Europea, che punta a fornire al 100% della popolazione una connessione con velocità di connessione pari almeno a 2 Mbps.

Ma ci sono anche realtà più piccole che si stanno muovendo in un settore che promette grandi opportunità di crescita. Tra le novità più interessanti a livello tecnologico c’è Gotenna, una startup americana che offre peer-to-peer communication tra telefoni cellulari senza il bisogno di connettersi ad un network centralizzato. Come ha raccontato la stessa fondatrice e CEO Daniela Perdomo, Gotenna si basa quindi sull’idea di un’internet decentralizzata. Se il progetto avesse successo potrebbe cambiare l’idea stessa della connettività tra i dispositivi digitali.

Un altro esperimento interessante è nato nel Regno Unito, dove BluPoint ha creato la possibilità di accedere a una serie di informazioni dai telefoni cellulari senza nemmeno bisogno di essere connessi: the offline internet, è stato infatti ribattezzato il progetto per portare la rete anche nei luoghi più remoti. La corsa al Next Billion è solo all’inizio. E i concorrenti in pista sono sempre più numerosi.

l'autore
Roberto Pizzato