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Dalla domotica alla smart home

Dalla domotica alla smart home

30.04.2021 | L'integrazione di tecnologie legate al cloud e al mobile ha influito sul nostro modo di vivere l'ambiente domestico.

Tutti siamo impegnati nell’organizzare lo spazio domestico, nel tentativo di renderlo adatto a rispondere al meglio alle nostre specifiche esigenze. Da qualche tempo possiamo farlo ricorrendo al prezioso aiuto della tecnologia, delegandole azioni e automatismi che contribuiscono (o almeno dovrebbero contribuire) a semplificare le nostre giornate, a rendere più comoda e su misura la nostra casa, concorrendo anche a proteggere l’ambiente.

Grazie alle evoluzioni registrate nel corso degli ultimi anni, si è andati ben oltre i concetti di domotica e automazione, per arrivare a quello di smart home: ma quando un’abitazione può davvero essere definita “intelligente”? Quando ci aiuta a consumare meno energia nel quotidiano, quando migliora il comfort di chi la vive, quando garantisce un adeguato livello di sicurezza a noi e alla nostra sfera privata.

Una casa è intelligente quando è semplice
Apparecchiature e dispositivi sono meritevoli dell’etichetta “smart” nel momento in cui vanno a integrarsi in modo coerente e armonioso all’interno di un ecosistema più ampio, quello domestico appunto, svolgendo la loro funzione in maniera non invasiva e offrendo un concreto valore aggiunto, liberandoci di preoccupazioni e difficoltà. Senza queste peculiarità si corre il rischio di trovarsi ad avere a che fare con qualcosa di troppo. Oppure, ancora peggio, con un eccesso che finisce col rendere complicato ciò che prima non lo era.

Non a caso, i nomi più importanti di questo settore mirano alla realizzazione di prodotti e servizi in grado di comunicare tra loro in modo silenzioso, rimanendo per quanto possibile dietro le quinte, perlopiù connessi in modalità wireless e progettati per la comunicazione con il cloud (o con la rete locale), necessaria alla gestione e all’elaborazione delle informazioni, nonché all’esecuzione dei comandi.

I dispositivi stessi, a loro volta, erogano servizi. Di che tipo? Si va dal controllo automatizzato della temperatura in base alle condizioni meteo, alla sorveglianza con avvisi in tempo reale per le anomalie rilevate, dall’accesso alle piattaforme di intrattenimento multimediale con la riproduzione dei contenuti audio o video, fino alla ricerca e alla consultazione delle risorse online.

Assistenti virtuali, in casa come sullo smartphone
A fungere da fattore abilitante è, in gran parte dei casi, un sistema di intelligenza artificiale, sotto forma di entità digitale costantemente al servizio dei desideri degli utenti. Sono gli assistenti virtuali, ormai da lungo tempo presenti nei nostri smartphone, tablet e computer, comparsi più di recente anche negli altoparlanti che teniamo sul mobile in soggiorno e negli smart display sul comodino, quelli a cui con il solo ausilio della voce chiediamo le previsioni meteo del giorno dopo, di leggerci le ultime notizie, di farci ascoltare quello specifico brano musicale, di inserire un articolo nella lista della spesa o di impostare un promemoria. Per risvegliarli e richiamare la loro attenzione è sufficiente pronunciare una parola chiave, in gergo una “wake word”, e poi si è pronti per porre una domanda o impartire un comando. Captano la nostra voce, in gran parte dei casi la trasmettono ai server cloud per l’elaborazione e, in pochi attimi, eseguono quanto viene chiesto.

Così, lo spazio domestico diviene l’ennesimo contenitore traboccante di dati, connesso alla grande Rete. Diventa quindi necessario adottare misure adeguate per la tutela delle informazioni. Il rispetto della privacy è qui ancor più importante che altrove, poiché sensori, microfoni e videocamere si trovano a stretto contatto con la nostra sfera più personale, intima e privata. L’uso della crittografia, insieme a una gestione attenta, trasparente e granulare delle autorizzazioni concesse a software e applicazioni, sono alcuni degli accorgimenti utili a tale scopo.

I dispositivi della casa intelligente
La quasi totalità degli apparecchi che tutti noi abbiamo in casa è già, o può diventare, smart. Vale per gli elettrodomestici che siamo in grado di controllare da remoto oppure attraverso routine predefinite (far partire il condizionatore poco prima di arrivare a casa o la macchina del caffè cinque minuti in anticipo sulla sveglia), così come per gli impianti di videosorveglianza installati negli ambienti indoor e outdoor, accessibili da qualunque postazione via app. Già si trovano in commercio frigoriferi capaci di avvisarci quando è il momento di fare la spesa, osservando quanto si trova sui loro ripiani e riconoscendo i cibi tramite algoritmi di machine vision. Quello che fino a pochi anni fa poteva trovar posto solo nella sceneggiatura di un film fantascientifico, oggi è una realtà accessibile, portafoglio permettendo.

Senza spingersi tanto lontano, sono smart le lampadine e gli impianti di illuminazione, caratterizzati da consumi ormai ridotti al minimo indispensabile, pensati per accendersi e spegnersi in completa autonomia seguendo l’alternanza del ciclo giorno-notte (ma questo era possibile già con semplici timer), per assumere l’intero spettro delle colorazioni o per simulare la presenza di qualcuno quando si è lontani, in modo da scoraggiare eventuali malintenzionati nelle vicinanze. Vale anche per le prese elettriche delegate all’alimentazione delle utenze e per i termostati che regolano la temperatura. Ogni tentativo di stilare un elenco completo è destinato a fallire, andrebbe aggiornato di continuo.

Il problema della frammentazione
Il più grande tra gli ostacoli incontrati nel percorso evolutivo da “casa tradizionale” a “smart home” è indubbiamente legato alla frammentazione dell’offerta e alla sostanziale mancanza di interoperabilità tra quanto proposto da produttori diversi. Per lungo tempo non è stato possibile creare quell’ecosistema connesso e interconnesso a cui si faceva riferimento poc’anzi, se non scegliendo ogni sua singola parte e componente dal catalogo dello stesso fornitore.

Molti si sono così trovati nella condizione di non poter mettere in comunicazione, ad esempio, un dispositivo basato su ZigBee e un altro invece progettato per risultare conforme a tecnologie come Z-WaveKNX Insteon. Lo stesso vale per i modelli che prevedono esclusivamente lo scambio dati via WiFi o Bluetooth e, oggi, per apparecchi dalla vocazione prettamente consumer: i più noti sono quelli legati ad Alexa di Amazon o con supporto ai sistemi Siri di Apple e Assistente Google.

La situazione è però andata almeno in parte cambiando e migliorando nel corso degli anni, grazie all’adozione di standard e protocolli condivisi. Ciò ha permesso di dar vita a piattaforme attraverso le quali interfacciare apparecchiature commercializzate da brand differenti. Quelle oggi affermate e che si contendono la quota più grande di mercato , almeno nel segmento consumer, si contano sulle dita di una mano.

Oltre il WiFi, verso l’era del 5G
Così come ormai avviene per qualsiasi altra categoria di prodotto che abbia una qualche attinenza con il mondo tecnologico, anche quella legata alle smart home fa delle modalità di gestione delle informazioni uno dei propri cardini. Nella quasi totalità dei casi sono scambiate in modo bidirezionale con i server dei data center. Ne consegue l’esigenza di una connessione adeguata a supportare un trasferimento dati veloce e senza latenze tali da compromettere la qualità dell’esperienza. Oggi il compito è delegato in gran parte al WiFi e alla banda larga o ultralarga, ma presto anche i network cellulari di nuova generazione faranno la loro parte.

Nell’era del 5G il numero dei dispositivi connessi andrà aumentando in maniera esponenziale. Questa tipologia di infrastrutture abiliterà il pieno potenziale di tecnologie come FWA (Fixed Wireless Access), andando finalmente a colmare il gap tra quelle che da sempre costituiscono due modalità ben distinte di accesso alla Rete, fissa e mobile.

Ne trarranno beneficio anche le nostre case, che potranno accogliere nuovi sensori e apparecchi. Molti non saremo più nemmeno in grado di vederli, frutto di una miniaturizzazione così spinta delle componenti e di design studiati nei minimi dettagli, da scomparire di fronte ai nostri occhi. Il concetto di smart home andrà inevitabilmente sovrapponendosi a quello di Internet of Things, smettendo di essere associato a un ecosistema chiuso e limitato a se stesso, per diventare parte di un qualcosa di più grande, esteso ben al di là delle pareti domestiche.

Illustrazione di Paolo Beghini

l'autore
Cristiano Ghidotti