Così nascerà la scuola del futuro

Così nascerà la scuola del futuro

29.01.2018 | Da ImparaDigitale alla Scuola di Robotica, tutti i progetti per portare l'apprendimento nel nuovo millennio.

Per provare a dare forma alla scuola del futuro, due anni fa il Governo ha varato il Piano Nazionale Scuola Digitale. Un passo atteso, soprattutto da quelle numerose comunità di docenti che, come tante piccole isole sparse sul territorio, avevano iniziato in tempi non sospetti a puntare sul digitale. È del 2009 il progetto Book in Progress, ideato da Salvatore Giuliano, visionario dirigente scolastico dell’ITIS Ettore Majorana di Brindisi, nato con l’obiettivo di sostituire i libri di testo con materiali didattici prodotti dagli oltre 800 docenti della rete nazionale.

Nel 2012 nasce il Centro Studi ImparaDigitale, volto a promuovere lo sviluppo di una modalità didattica innovativa. Anche in questa caso, la spinta arriva da chi lavora sul campo, la docente di latino e italiano del Liceo Scientifico Lussana di Bergamo, Dianora Bardi. Due anni più tardi si provano a portare le stampanti 3D in classe, al Liceo Malpighi di Bologna, attraverso il progetto 3Dmakers@school; intanto proliferano su Facebook numerosi gruppi tematici (da Insegnanti 2.0 a Il tablet a scuola, a La scuola nella nuvola), che servono ai docenti per combattere l’isolamento, nel tentativo di mettersi in rete.

Sull’onda di questo fermento arriva il Piano Nazionale, con l’intento di stabilire i principali indirizzi in materia di innovazione della scuola italiana. Si individuano delle priorità e su tutte emerge l’importanza dell’infrastruttura: l’obiettivo è quello di portare la fibra ottica in tutte le scuole, lasciando agli istituti e agli studenti il compito di dotarsi della parte “hardware”, che siano tablet, Lim, smartphone. Inoltre si punta sul coinvolgimento diretto delle scuole e dei docenti, istituendo la figura dell’animatore digitale (un po’ sul modello dei Digital Champions), uno per ogni istituto, con l’intento di valorizzare la partecipazione dal basso e mettere a sistema le buone pratiche.

Nel penultimo weekend di gennaio, a Bologna, è fissato l’appuntamento con Futura, tre giorni di eventi per fare il punto sul Piano Nazionale Scuola Digitale. La sensazione emersa negli ultimi mesi è che molte buone idee si siano un po’ perse per strada. O quanto meno abbiano subito ritardi e rallentamenti.

 

Per quanto riguarda gli animatori digitali, per esempio, il 16 maggio 2017, nell’ambito dell’appuntamento “Verso gli Stati Generali della Scuola Digitale”, la ministra del MIUR, Valeria Fedeli, aveva annunciato lo stanziamento di 8 milioni di euro, “circa 1000 per ogni scuola”. Gli animatori ci sono, ma i fondi non sono ancora arrivati a destinazione, come ha rivelato lo scorso mese di novembre l’Agi, a seguito di una richiesta di accesso civico al ministero dell’Istruzione. Anche per quanto riguarda la capacità di connessione delle scuole, stando sempre ai dati raccolti dall’Agi, la strada da fare è ancora lunga: solo il 13 per cento degli istituti è raggiunto dalla fibra e si registrano grandi divari sul territorio nazionale.

Proprio sull’asse connessione e valorizzazione del ruolo dei docenti nel processo di innovazione, è nato a Torino, nel 2017, Riconnessioni, programma di innovazione della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo, nato in seguito alla firma di un protocollo con il MIUR. Come primo passo, Riconnessioni si propone di portare la banda ultra larga nelle scuole, garantendo una velocità di navigazione pari a 10 Gigabit. Al momento sono un centinaio gli istituti raggiunti, ma si arriverà a coprire i 350 istituti del primo ciclo, che ospitano quasi 100mila studenti. «Il nostro obiettivo non è solo quello di dotare le scuole dell’infrastruttura necessaria – sottolinea Lorenzo Benussi, Chief Innovation Officer della Fondazione per la Scuola –, vogliamo creare una comunità di scuole consapevoli e indipendenti nell’uso della tecnologia». Per raggiungere questo secondo traguardo sono centrali altri due elementi: l’innovazione didattica e la formazione continua, che la Fondazione sta portando avanti attraverso corsi di aggiornamento, mirati a formare docenti, destinati a diventare a loro volta formatori all’interno della scuola di provenienza.

Con l’obbligo di introdurre “Competenze digitali” in tutte le scuole, dalla quinta elementare alla terza media, i laboratori di Riconnessioni diventano uno strumento prezioso. Si spazia dal pensiero computazionale, non solo come linguaggio di programmazione, ma anche come approccio alla risoluzione dei problemi, alla didattica inclusiva, fino all’introduzione di robot programmabili nel percorso didattico. Su quest’ultimo tema, lo scorso mese di ottobre, Comau e Parson hanno lanciato il progetto “La robotica entra a scuola!”: l’offerta didattica spazia dal Patentino della Robotica, riconosciuto dal MIUR come percorso di alternanza scuola-lavoro, a percorsi di formazione per docenti, all’utilizzo nelle classi di e.DO, robot modulare e open source pensato appositamente per il settore educativo. È  stata fondata nel 2000 l’associazione Scuola di Robotica, che assieme a Kuka Robotics Italia ha sviluppato un programma didattico per gli Istituti Tecnici e i Licei Tecnologici dedicato all’uso del Sim Pro Kuka, un software che permette di programmare off line una cella robotizzata.

Altro aspetto centrale nell’ambito del Piano Nazionale Scuola Digitale è quello che va sotto il nome di azione “Editoria Digitale Scolastica”, che vuole essere da impulso alla creazione di prodotti editoriali innovativi. Settore esplorato da diversi progetti partiti dal passo, tra cui il già citato progetto Book in Progress, punto di partenza di un percorso di innovazione della scuola, che grazie all’impulso di Salvatore Giuliano ha portato a modificare le modalità di insegnamento e apprendimento. Non più lezioni frontali, ma coinvolgimento degli studenti anche nella produzione di contenuti nuovi, con la possibilità di adattare i tempi dell’insegnamento alle necessità individuali. Tutti elementi che Salvatore Giuliano ha portato nelle sue lezioni proposte durante i laboratori di Riconnessioni, dove ha anche fornito ai docenti un ampio bouquet di app, da utilizzare in classe.

Robot, applicazioni, realtà virtuale, contenuti immersivi, lezioni aumentate. Proposte suggestive, ma per districarsi di fronte a un’offerta variegata e non sempre di accesso immediato, servono punti fermi da cui muovere. «Bisogna partire dall’aspetto didattico, quello è il linguaggio che il docente conosce. Altrimenti è il caos, manca una bussola per orientarsi». Ne è convinta Dianora Bardi, che tanto con ImparaDigitale quanto con il progetto Tablet School, ha sempre visto il digitale come uno strumento, su cui costruire il modello della didattica per competenze. Dopo alcuni anni di esperienza e di consolidamento, attraverso corsi, incontri e giornate di confronto, oggi ImparaDigitale si concentra soprattutto sulla ricerca sulla didattica.

Attraverso il progetto Metodologie Didattiche, confluito nell’omonimo portale, ha dato vita a una mappatura di 25 metodologie didattiche (dalla flipped classroom alla didattica integrata, alla scuola senza zaino), per fornire un quadro il più possibile completo dei metodi seguiti dai docenti che usano il digitale nelle proprie classi.

 

Parallelamente, in collaborazione con l’Università di Padova e la Bocconi, sta portando avanti una ricerca volta a studiare l’impatto del digitale sull’apprendimento dei bambini, attraverso una sperimentazione che coinvolge 1200 ragazzi di 31 scuole, in 10 regioni italiane. Inoltre, con Vodafone sta lavorando per avere una fotografia dell’utilizzo dei cellulari in classe da parte dei ragazzi. «L’obiettivo è quello di capire come cambia l’apprendimento con l’uso del digitale e come cambiano gli studenti – sottolinea Bardi –. Vogliamo avere dati concreti su cui ragionare, per poter capire rischi e opportunità dell’uso del digitale, per decidere consapevolmente quanto e come usarlo».

Nel frattempo si avvicina la seconda edizione di Game@School, Olimpiade Nazionale del Videogioco nella Didattica, che il 24 febbraio coinvolgerà 11 sedi in tutta Italia. Perché anche il videogioco, così come il cellulare, un tempo considerati elementi di distrazione, entrano a pieno titolo nelle classi. I videogiochi didattici infatti, contribuiscono allo sviluppo delle capacità analitiche, accelerano il processo di apprendimento e aiutano ad affrontare situazioni complesse, con la consapevolezza di poter fallire e immediatamente riprovare, per completare il livello.

l'autore
Luca Indemini

Nato a Torino, collabora con La Stampa dalla fine degli anni ‘90 occupandosi di cultura e politiche digitali. Lavora come ufficio stampa del Consorzio TOP-IX (innovazione tecnologica). Riveste il ruolo di tutor per il laboratorio di testata online del Master in giornalismo “Giorgio Bocca” di Torino.

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