Così il bike sharing sta cambiando come viviamo la città

Così il bike sharing sta cambiando come viviamo la città

18.06.2018 | Non solo metropoli: le biciclette a flusso libero stanno conquistando tutto lo stivale e rivoluzionando la mobilità.

Secondo uno studio pubblicato nel 2017, dalla società di consulenza McKinsey & Company, la mobilità condivisa non distruggerà il mercato dell’automobile, ma avrà comunque un impatto sul mercato globale. Un impatto che si può toccare con mano, poiché le strade delle città di tutto il mondo sono disseminate di automobili o biciclette parcheggiate ovunque e in attesa di un nuovo guidatore. Per mobilità condivisa, si intende la possibilità di affittare temporaneamente un mezzo (auto, scooter o bicicletta), grazie a un’applicazione attraverso la quale individuare il veicolo disponibile. Infine, si può utilizzare la carta di credito per pagare il noleggio o ricaricare l’abbonamento. Un settore che, secondo i dati 2016, in Europa, Stati Uniti e Cina, vale 54 miliardi di dollari in totale. E i mezzi condivisi sono ormai parte del paesaggio urbano di molte città del nostro Paese. I dati dell’osservatorio nazionale sharing mobility raccontano di un panorama nazionale che sta cambiando. Nel 2017, 18,1 milioni di italiani possono usufruire di almeno un servizio di mobilità condivisa: si tratta del 28% della popolazione italiana. Insomma, stiamo parlando di un fenomeno rilevante, in un Paese che presenta il tasso di motorizzazione più alto tra le nazioni europee: 62,4 auto ogni 100 abitanti.

In questo modo cambiano le città e il modo di spostarsi nelle strade trafficate. Secondo quanto riporta il report Sharing Mobility, se si utilizzassero solo mezzi pubblici o condivisi, “si potrebbero realizzare lo stesso numero di spostamenti giornalieri dei cittadini ma con una riduzione del 90% del numero di auto”.

Un fenomeno che sta conquistando le città italiane è quello del bike sharing. Nell’ultimo anno, la disponibilità di servizi di questo tipo è cresciuta del 147%. Sono 265 i comuni interessati e 39.500 le biciclette condivise. Fino al 2017, il sistema utilizzato era quello delle dock station: le biciclette possono essere noleggiate e lasciate negli appositi spazi.  Nell’ultimo anno però, anche l’Italia è stata colonizzata dai servizi a “flusso libero”: i veicoli a due ruote vengono semplicemente lasciati ai bordi delle strade, sta poi all’utente localizzarli e scegliere il più vicino.

A offrire questo tipo di servizio sono colossi del settore come Mobike, Obike, Ofo e per un breve periodo GoBee Bike, che ha lasciato il nostro Paese nel mese di febbraio 2018. In particolare, l’arrivo di queste aziende ha profondamente mutato il bike sharing, soprattutto per quanto riguarda il parco mezzi, cresciuto da 16 a 39 mila unità nel giro di poche settimane. Insomma, la diffusione dei sistemi a flusso libero, ha spinto in avanti la presenza di biciclette condivise. Grazie al free floating, nella sola Milano sono presenti il 44% dei mezzi presenti sul territorio nazionale. Seguono Torino con il 13%, Firenze con l’8% e Roma con il 4%. In totale queste quattro città rappresentano ben 2/3 del numero complessivo di biciclette diffuse in Italia. Allo stesso tempo però, il free floating è utilizzato soprattutto per spostarsi nelle brevi distanze, mentre il sistema con dock station per spostamenti più lunghi.

 

Il vero patrimonio di queste compagnie non sono le biciclette o le entrate derivanti dal noleggio del mezzo, ma i dati: dalle informazioni sugli spostamenti delle persone alle zone più frequentate. Informazioni che possono servire alle amministrazioni comunali per individuare e risolvere eventuali problematiche di determinate aree della città. Allo stesso tempo però, “gli utenti non sanno se i dati vengono condivisi anche con altre aziende o governi”, scrive AGI in un articolo dedicato ai colossi del bike sharing.

Per la compagnia cinese Mobike, quello italiano è il secondo mercato mondiale, dopo la Cina, per numero di veicoli in circolazione: circa 15mila. Fondata a Pechino, Mobike opera in sette città italiane: da Milano a Pesaro, passando per Torino, Firenze, Mantova, Bologna e Bergamo. Il servizio è dotato di un’applicazione che localizza le biciclette più vicine; cliccandoci sopra è possibile noleggiarle per un tempo di 15 minuti. Le biciclette sono dotate di un codice QR, che, scansionato con la fotocamera, sblocca il lucchetto e rende la bicicletta utilizzabile. Quando si è finito di usarla, la si può lasciare dove si vuole. Il costo è di 30 centesimi di euro ogni mezz’ora, i quali vengono scaricati automaticamente dalla carta di credito. A livello globale, Mobike è il leader mondiale del settore per numero di biciclette ed è attivo in più di 200 città del mondo. Il suo enorme mercato ha attratto investitori importanti come Tencent e il valore della compagnia è di tre miliardi di dollari.

Con Ofo, il prezzo e la modalità di utilizzo sono le stesse, ma le biciclette sono considerate di qualità migliore rispetto al concorrente Mobike, grazie al cambio a tre marce e alla maggiore maneggevolezza. In Italia, la compagnia di Pechino è presente a Milano e a Torino. A livello globale, secondo quanto riportato dall’azienda stessa, gli utenti sono oltre 120 milioni e le città coperte sono almeno 150. Come nel caso di Mobike, Ofo ha attratto grandi investitori. A luglio 2017, Alibaba e i fondi cinesi Hony Capital e Citic PE hanno investito 700 milioni di dollari nell’azienda. Infine, Obike viene da Singapore e opera a Torino, Roma e nel territorio romagnolo: da Cesenatico a Rimini. In totale, l’azienda mette a disposizione alcune migliaia di biciclette.

Stiamo parlando, quindi, di grandi città ma anche di medie e piccole realtà urbane, come Pesaro.  La città marchigiana ha una pista ciclabile lunga 87 km e l’obiettivo degli amministratori è quello di arrivare a 100 km entro il 2019. E lo scorso marzo è arrivato anche il bike sharing a flusso libero. Fornito da Mobike, per ora il servizio è basato su 300 biciclette, distribuite tra il centro città e la zona mare. Ma l’obiettivo è di arrivare ad almeno 1200. Nei primi dieci giorni, gli iscritti totali al servizio sono stati 2400 e i noleggi complessivi 1650. È ancora presto per dire se questo tipo di mobilità ha veramente cambiato il modo di muoversi: l’amministrazione comunale è intenzionata a incentivare l’utilizzo dei mezzi Mobike. “Puntiamo alla creazione di promozioni con gli albergatori e gli operatori turistici”, ha dichiarato il sindaco Matteo Ricci.

 

Dalla piccola Pesaro alla grande Milano. Nel capoluogo lombardo, sono 12 mila le biciclette a flusso libero disponibili. Si tratta della città in Italia con il maggior numero di utilizzatori: sono circa 200 mila gli iscritti al servizio per un totale di 1,8 milioni di chilometri percorsi. Nelle giornate di punta poi, sono stati registrati oltre 15mila viaggi al giorno. Effettivamente il free floating è molto più comodo rispetto alle postazioni fisse, che obbligano gli utenti a fare deviazioni per riporre la bicicletta al suo posto.

Allo stesso tempo, il flusso libero espone ai vandalismi e al furto dei mezzi stessi. Con le biciclette lasciate fuori dai confini cittadini, oppure nascoste all’interno dei cortili dei palazzi, per poterle riutilizzare la mattina dopo. La soluzione potrebbe essere quella di una maggiore partecipazione nella gestione del fenomeno da parte delle amministrazioni comunali. Il comune di Milano ha installato 124 rastrelliere (delle 400 annunciate) dedicate alla condivisione a flusso libero, che si aggiungono alle 8300 posti già presenti. In modo da concentrare le biciclette negli stessi punti e di conseguenza evitare il rischio di furti. Infine c’è il controllo da parte delle compagnie stesse. Ad esempio, Mobike si affida, a vigilantes in borghese che tengono sotto controllo le zone più a rischio della città.

Ovviamente, si tratta di un fenomeno che interessa tutto lo stivale. E se Mobike si dichiara non preoccupata dal fenomeno, altre compagnie decidono di lasciare il nostro Paese. Lo scorso 14 febbraio, a causa dei furti e dei vandalismi, Gobee ha deciso di sospendere il servizio. La compagnia di Hong Kong operava a Firenze, Roma e Torino, ma “i danni alla flotta” hanno convinto i manager della compagnia ad andarsene. In generale però, si tratta di comportamenti diffusi in qualsiasi città del mondo in cui sono attivi sistemi a flusso libero. A Shanghai ad esempio, l’amministrazione cittadina ha rimosso migliaia di biciclette danneggiate o ammassate all’interno di spazi privati e per questo motivo ha chiesto alle compagnie di non aggiungerne altre.

Nonostante i problemi e i disagi, è stata proprio la diffusione del free floating ad aumentare la presenza di biciclette condivise, anche nel nostro Paese. Una nazione però, che rimane divisa in due, con un sud italia che sta iniziando ad abbracciare il bike sharing, con sistemi a postazione fissa e un nord e centro nord invece che sono sempre più determinati ad abbracciare il flusso libero.

 
l'autore
Marco Tonelli