Così il 5G cambierà le nostre città

Così il 5G cambierà le nostre città

15.10.2018 | Tutte le ambizioni della nuova tecnologia di trasmissione dati mobile.

Quanto manca ancora perché le smart cities diventino realtà? Da anni, ormai, si parla tantissimo delle potenzialità di queste città ad alto tasso tecnologico, in cui i semafori intelligenti gestiranno autonomamente il traffico, i cittadini potranno segnalare le classiche problematiche urbane su un’apposita applicazione (consentendo di ottimizzare e pianificare gli interventi), i cassonetti della spazzatura avviseranno quando è il momento di svuotarli, i droni autonomi effettueranno le consegne e le auto autonome renderanno il traffico e gli incidenti un ricordo del passato.

Affinché tutto ciò diventi realtà, però, è necessario che le città siano letteralmente costellate di sensori connessi alla rete; sfruttando al massimo le potenzialità della internet of things e rendendo tutte le infrastrutture urbane dei dispositivi intelligenti in grado di comunicare con i cittadini, con le istituzioni e anche tra di loro. Solo in questo modo, in un futuro meno fantascientifico di quanto potrebbe sembrare, sarà possibile che l’acquedotto comunichi in autonomia dove sta riscontrando delle perdite, consentendo a dei droni guidati da remoto di intervenire per le riparazioni.

Ma connettere ogni angolo della città, oggi, è un’impresa che richiede investimenti importanti da parte delle amministrazioni e una gestione estremamente complessa dell’infrastruttura di rete. Tutto questo, però, cambierà a breve; nel momento stesso in cui diventerà realtà il 5G: la nuova tecnologia di trasmissione dati mobile che, tra le altre cose, promette di trasformare davvero le nostre città in smart cities.

Facciamo un passo indietro. Tra le tante leggi che regolano il mondo dell’innovazione tecnologica, ce n’è una di cui finora si è sentito parlare poco e che recita così: ogni dieci anni fa la sua comparsa una nuova generazione di trasmissione dati mobile. Se negli anni ‘80 l’arrivo del TACS (poi ribattezzato 1G) ha permesso alle telefonate da cellulare di diventare realtà, negli anni ‘90 l’introduzione del GSM ha consentito l’invio degli SMS. All’inizio del 2000 ecco arrivare il 3G, che ha rivoluzionato tutto permettendo di navigare sul web utilizzando gli antenati degli smartphone. Nel 2010 è la volta del 4G, che con una velocità massima di trasmissione dati pari a 100 megabits al secondo può fare concorrenza sotto molti fronti con le connessione wi-fi casalinghe in termini di download, caricamento dati e visione di filmati in streaming in alta qualità.

 
Il 5G è contraddistinto da una velocità massima che può raggiungere anche 1 gigabit al secondo per utente e da una bassissima latenza

Se le promesse dei colossi dell’information technology verranno mantenute, nel 2019 approderà finalmente il 5G per poi diffondersi realmente negli anni immediatamente successivi. Ma che cosa può offrire in più? Il vero avanzamento non riguarderà tanto, a differenza di quanto è avvenuto finora, il mondo degli smartphone. Le reti 5G – la cui sperimentazione, da oltre un anno, è partita anche in Italia nelle città di Bari, Matera, Torino e Genova; oltre a San Marino – consentiranno infatti la connessione contemporanea di oltre un milione di dispositivi per chilometro quadrato: aspetto decisivo se davvero nel giro di pochi anni l’umanità vivrà circondata da una quantità di oggetti connessi alla internet of things stimata tra i 20 e i 50 miliardi.

Non solo: il 5G è contraddistinto da una velocità massima che può raggiungere anche 1 gigabit al secondo per utente e da una bassissima latenza (il tempo necessario perché avvenga la connessione), che scenderà dai 20 millisecondi attuali a circa 2. Quest’ultimo è un aspetto fondamentale se davvero vogliamo che nelle città si diffondano le self driving cars o i droni destinati al trasporto passeggeri, che per essere gestiti in totale sicurezza richiedono che la connessione alla rete sia istantanea e totalmente affidabile.

Le potenzialità del 5G, però, non si dispiegheranno solo nelle metropoli, ma anche a livello industriale; creando un mercato che raggiungerà i 1.200 miliardi di dollari entro il 2026 (stime Ericsson). “Indipendentemente dal settore di appartenenza o dalle dimensioni della società, il 5G darà origine a una rivoluzione”, ha spiegato Chris Feltham di Intel (azienda che sta lavorando a chip per dispositivi mobili in grado di sfruttare al meglio la nuova tecnologia). “Le aziende potranno migliorare la loro efficienza e automazione e creare nuovi modelli di business: ogni cosa, dal modo in cui viaggiamo a quello in cui lavoriamo, passando per l’assistenza sanitaria, sarà influenzata dal 5G”

Nel momento in cui praticamente tutto – allarmi domestici, contatori elettrici, lampade, condizionatori, frigoriferi – sarà collegato a internet, si genererà inoltre una crescita esponenziale della circolazione globale di dati, che dovrebbe passare dagli 8,5 exabytes mensili di oggi fino a 69 exabytes del 2022. Un traffico enorme, che renderà la tecnologia 5G, come si legge sul MIT Tech Review, “il tessuto stesso di un intero ecosistema di sensori e dispositivi connessi, in grado di trasformare le politiche aziendali e commerciali”.

 

Il riferimento, inevitabile, è all’industria 4.0: nelle fabbriche, i macchinari coinvolti nella catena produttiva saranno connessi e comunicheranno tra loro, riducendo al minimo sprechi e imprevisti, venendo controllati da remoto e fornendo big data da analizzare in tempo reale. Allo stesso tempo, anche i droni per la logistica potranno sfruttare la bassa latenza per effettuare in totale autonomia le consegne di prodotti; mentre due settori spesso considerati poco smart – come l’agricoltura e la sanità – potranno fare passi da giganti verso la trasformazione digitale.

Anche in questo caso, l’aspetto fondamentale è la bassa latenza che promette di rendere veramente affidabile la chirurgia a distanza, attraverso la quale i medici potranno manovrare da remoto dei robot che compiranno materialmente l’operazione. Questo non solo consentirà di eseguire interventi molto delicati in zone sperdute del mondo, ma rivoluzionerà la medicina d’urgenza, consentendo, per esempio, di praticare operazioni a distanza direttamente in ambulanza.

Per quanto riguarda l’agricoltura, invece, uno studio del parlamento europeo ha stimato che l’utilizzo dei sensori 5G nel settore agricolo potrebbe, tra le tante cose, ridurre dell’85% l’impiego di pesticidi grazie all’analisi dei dati forniti dai sensori, che consentiranno agli agricoltori di conoscere con largo anticipo problemi legati a malattie e parassiti. Questo non solo permetterà ai consumatori di produrre alimenti di qualità superiore, ma anche di aumentare considerevolmente la resa dei raccolti e salvaguardare l’ambiente. Già oggi esistono alcune piattaforme (come MyJohnDeere) che, basandosi sui dati ottenuti, forniscono consigli su quali sono le piante più adatte a un determinato tipo di terreno, qual è il momento più adatto all’aratura e anche che tipo di resa ci si può attendere per la stagione.

Oltre a ottenere informazioni direttamente dal terreno, le nuove tecnologie permetteranno di utilizzare droni a scopo agricolo (un mercato che secondo RNRMarket dovrebbe arrivare a valere 3,7 miliardi di dollari entro il 2022) che diffonderanno i fertilizzanti solo nelle aree in cui ce n’è effettivamente bisogno oppure – come prevede il progetto di ricerca europeo Swarm Robotics for Agricultural Applications – si organizzeranno in veri e propri sciami di droni in grado di comunicare tra di loro, di osservare con camere ad alta definizione i campi coltivati e rilevare con largo anticipo la presenza di piante infestanti attraverso algoritmi di visione artificiale.

ReServe, un progetto europeo guidato da Ericsson, punta invece a sfruttare la tecnologia 5G nel settore dell’energia elettrica, con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2, aumentare l’utilizzo di fonti energetiche alternative e assicurarsi che l’approvvigionamento di energia solare o eolica rimanga stabile indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. “ReServe sfrutterà le tecnologie 5G per monitorare e controllare in tempo reale la rete elettrica”, ha spiegato Fiona Williams, direttrice del progetto. “Questo permetterà agli operatori di avere molte più opzioni a disposizione per bilanciare la fornitura e la disponibilità, riducendo la dipendenza dalle scorte energetiche”.

Fin qui, le grandi attese nei confronti di questa tecnologia. Ma quanto manca perché tutto ciò diventi realtà? Come detto, si pensa che il 5G arrivi nel 2019. I primi passi concreti, però già si stanno compiendo. Negli Stati Uniti, Verizon è diventato il primo operatore a offrire il 5G (in alcune città e solo per le utenze casalinghe); mentre in Italia si è da poco conclusa l’asta che ha assegnato le  frequenze ai principali operatori. Si tratta di un passaggio molto importante, perché – senza entrare nei tecnicismi – le frequenze assegnate a suon di rilanci milionari permetteranno di raggiungere tutto il territorio italiano, portando i servizi a banda ultralarga sia nelle aree rurali, sia in aree indoor molto impegnative per la copertura mobile, come i palazzi dei centri storici. L’attesa, insomma, sta per finire. Nel giro di pochi anni sapremo finalmente se le enormi aspettative riposte in questa nuova tecnologia potranno davvero tramutarsi in realtà.

  
l'autore
Andrea Daniele Signorelli