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Cosa resterà della didattica a distanza

Cosa resterà della didattica a distanza

07.05.2020 | L'epidemia ha costretto il mondo della scuola a una digitalizzazione accelerata, dando il via al futuro dell'istruzione.

Ogni mattina, mia figlia di 11 anni si alza alle 7.30, fa colazione, si lava, si veste, si trucca (!), prepara libri e quaderni e va a scuola… in camera sua. L’ambiente della classe è virtualmente ricreato con grande precisione attraverso i dispositivi tecnologici: segue le videolezioni sul tablet via Zoom, si esercita e apprende tramite le varie piattaforme di e-learning, fa domande e viene interrogata oralmente e commenta anche su Whatsapp con le amiche (di nascosto) quello che sta succedendo “in classe”. È la didattica a distanza: a meno di due mesi dall’improvvisa partenza di questa nuova modalità, lei è già perfettamente a suo agio, come se lo facesse da sempre. Ma i ragazzi, si sa, sono elastici e si adattano a tutto, purché siano messi nelle condizioni di farlo e ne abbiano la possibilità.

Da quando a inizio 2020 è scoppiata la pandemia di Covid-19 (causata dal nuovo coronavirus Sars-Cov-2), circa 1,7 miliardi di studenti in tutto il mondo sono stati in qualche modo toccati dalla chiusura delle scuole. Secondo il monitoraggio dell’Unesco, 189 nazioni al mondo hanno decretato la chiusura totale delle scuole, coinvolgendo il 98,4% degli studenti. I numeri fanno impressione, ma la tecnologia ha posto un argine a una situazione che altrimenti sarebbe stata ingestibile.

Quanto avvenuto in Italia si è quindi ripetuto in tutto il mondo: in momenti diversi, ma con step simili. Durante la pandemia, l’istruzione è stata (comprensibilmente) la prima cosa a fermarsi. Quando si è capito che questa situazione sarebbe andata per le lunghe, si è cominciato a pensare alle alternative. E così, il 9 marzo, a sole 2 settimane dalla prima chiusura, gli studenti italiani sono improvvisamente entrati nell’universo della didattica a distanza, nel quale sono tuttora immersi. Da un giorno all’altro gli alunni si sono trovati a seguire videolezioni, reperire i compiti assegnati e i voti sul sito della scuola, consultare il calendario su Google Drive, trascrivere temi ed esercizi su Word e spedirli via email, eseguire le verifiche live su Edmodo.

Gli strumenti della didattica a distanza

Con Didattica a Distanza (DaD) si fa riferimento a una serie di strumenti vari e articolati che consentono di proseguire l’istruzione anche da remoto. Una raccolta esaustiva si trova sulle pagine dedicate del sito Unesco, dove si possono trovare anche raccomandazioni e suggerimenti per il distance learning. La prima distinzione importante da fare è quella tra lezioni sincrone e asincrone: queste ultime sono le più facili ma meno efficaci, possono prevedere delle videolezioni registrate o anche limitarsi a una email con cui il docente assegna le pagine da studiare e i compiti da fare.

La lezione sincrona in videochat è invece la modalità più innovativa, che porta l’istruzione nel futuro attraverso una serie di strumenti dalle enormi potenzialità: oltre alle videochat come Meet, Zoom o WebEx, si utilizzano piattaforme come Schoolwork o WeSchool, quaderni digitali come Notability, lavagne virtuali come Explain Everything e molto altro ancora. Anche sui contenuti c’è grande fermento e disponibilità da parte di aziende e piattaforme: dalle raccolte di app o libri come Remote Learning o Impara rimanendo a casa, fino a Jamf School, gratuitamente a disposizione per quattro mesi. 

Le difficoltà, ovviamente, non mancano: le difformità nella preparazione dei professori e degli istituti, la volontà di abbracciare il cambiamento o di ostacolarlo, le piattaforme utilizzate che possono cambiare a seconda della lezione e molto altro ancora. Ma in questa difformità c’è anche un aspetto positivo: gli allievi prendono confidenza con una molteplicità di strumenti e soprattutto non si annoiano a fare le cose sempre nello stesso modo.

Un recente rapporto Istat illustra ancora una volta i problemi in termini di digital divide: il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa

Altrettanto non si può dire della disparità tra scuola e scuola, e peggio ancora tra alunno e alunno. Le difficoltà materiali sono infatti ancora un problema concreto. Un recente rapporto Istat illustra ancora una volta i problemi in termini di digital divide: il 33,8% delle famiglie non ha computer o tablet in casa (percentuale che scende al 14,3% quando in casa c’è un minore). Numeri molto elevati, per ridurre i quali il governo italiano ha stanziato, con il Piano Scuola, 400 milioni di euro con l’obiettivo di fornire una connessione veloce a oltre 32mila edifici scolastici, coprendo i costi di connettività per 5 anni. Ci saranno inoltre voucher da 200 fino a 500 euro destinati alle famiglie meno abbienti per l’acquisto di tablet e pc e per le connessioni veloci. Cinque milioni di euro sono stati inoltre stanziati per la formazione del personale.

Quest’ultimo, come dicevamo, è un aspetto cruciale, perché anche i docenti si sono trovati catapultati in una situazione inedita e anche loro hanno bisogno di formazione specifica. Le idee sono tante: da #LaScuolaContinua (una community che fornisce supporto nell’adozione di piattaforme gratuite per creare classi digitali), all’iniziativa di Microsoft di formazione tramite webinar gratuiti per 30mila, fino alla decisione di Intesa Sanpaolo di mettere a disposizione di insegnanti e genitori strumenti e consigli sulla piattaforma Webecome.

Da fine aprile e ancora per tutto il mese di maggio sarà invece in corso il ciclo di webinar “Pensare la didattica attraverso la tecnologia”, che coinvolge l’Imperial College di Londra, la City University of London, UC Berkeley, Open University e il Politecnico di Milano. Ma le risorse si moltiplicano in tutto il mondo, con la collaborazione di aziende tecnologiche, società di telecomunicazioni e anche editori. Tutti stanno facendo la loro parte, favorendo in vari modi questa sorta di digitalizzazione accelerata in cui la scuola si è trovata improvvisamente immersa.

Gli appunti presi con la app Notability

E gli alunni, in tutto questo? Al di là della loro capacità di adeguamento, come l’hanno presa? Personalmente, prima che partisse la didattica a distanza mia figlia era spaesata: ha un carattere molto socievole e bisognoso di interazioni umane. Ma nel momento in cui ci si è assestati in una nuova normalità, in una routine quotidiana seppur virtuale, si è decisamente rasserenata. Certo, molto dipende dall’indole dei singoli, ma all’interno delle classi digitali si scoprono anche parecchie sorprese. Come riporta Tobias Jones sul Guardian, alcuni ragazzi possono provare imbarazzo nel mostrare sfondi e rumori familiari in videochat, altri paradossalmente proprio nell’interazione a distanza hanno trovato il coraggio di aprirsi di più a docenti e compagni.

Il futuro della didattica online

Cosa resterà di questa didattica a distanza? Probabilmente, resterà parecchio: le scuole sono state le prime a chiudere e saranno anche le ultime ad aprire. E non è certo neppure che al rientro sarà tutto come prima: girano voci di ripresa a classi alterne per favorire il distanziamento, di classi divise in turni, e altre ipotesi. Si vedrà, ma più in generale bisogna mettere in conto una prospettiva a elastico: il fatto che, fino a quando non ci sarà un vaccino, attraverseremo un lungo periodo fatto di riaperture e richiusure. Questo inevitabilmente rafforzerà anche per il tempo a venire l’adozione degli strumenti digitali, che diventeranno complementari all’educazione intesa in senso tradizionale.

La didattica a distanza è qui per restare, quindi. Ma anche se potessimo tornare al mondo di prima, siamo proprio sicuri che lo vorremmo? Questo ragionamento sta emergendo in tutti i settori: perché non dovrebbe coinvolgere anche l’istruzione, che è il principale fondamento del mondo di domani? La tecnologia e l’esperienza maturata in questi mesi di online learning dovranno essere sfruttate per costruire una nuova scuola, in cui le lezioni tradizionali sono integrate, magari anche nella classe fisica, dagli strumenti tecnologici con cui si è presa confidenza in questi mesi. Perché non continuare anche in classe a svolgere alcune esercitazioni approfittando degli strumenti multimediali? La digitalizzazione accelerata a cui il Coronavirus ha costretto la scuola può avere un risvolto positivo: modernizzare un mondo che ne ha un gran bisogno e introdurre nuovi strumenti, che rendano l’esperienza didattica più immersiva e in armonia con il linguaggio parlato dai ragazzi di oggi.

Certo, bisognerà farlo ripartendo da basi diverse. Finora è stato comprensibile, e anche giustificabile, che si sia andati avanti un po’ a singhiozzo, con mezzi e partecipazione disomogenei. Il futuro dovrà vedere il passaggio da un sistema volontaristico – fondato sulle iniziative dei singoli e sulla buona volontà dei privati – a un sistema uniforme, che elimini le disuguaglianze tra zona e zona, scuola e scuola, studente e studente. Un sistema efficiente e che vada alla sostanza. La pandemia che stiamo affrontando è una tragedia, ma se vogliamo cercare un aspetto positivo, questo potrebbe essere la sua capacità di metterci di fronte a una nuova realtà e accelerare trasformazioni tanto necessarie quanto per troppo tempo rimandate. Sta a noi saperle accogliere nel migliore dei modi. Ma quel che è sicuro, è che la digitalizzazione della didattica segnerà il futuro della scuola.

 
l'autore
Dario De Marco