Come sarà internet nel 2050

Come sarà internet nel 2050

30.11.2017 | La Rete ci sembra una tecnologia matura e satura di contenuti. E invece non abbiamo ancora visto nulla.

 Pubblichiamo di seguito un estratto da L'Inevitabile - Le tendenze tecnologiche che rivoluzioneranno il nostro futuro. Il saggio di Kevin Kelly è stato pubblicato in Italia per Il Saggiatore.

 

Se proviamo a immaginare questa Rete esuberante fra altri tre decenni da ora, il primo impulso è quello di pensarla come una versione 2.0, una Rete migliorata; ma Internet nel 2050 non sarà una Rete migliore, nello stesso senso in cui la sua prima versione non era una televisione migliore, con più canali. Sarà diventato qualcosa di nuovo, diverso dalla Rete attuale così come la Rete originaria differiva dalla televisione.


In senso strettamente tecnico, Internet può essere definito come la somma di tutte le cose che si possono cercare con Google, cioè tutti i file raggiungibili attraverso un collegamento. Attualmente ci sono grosse porzioni del mondo digitale che non possono essere ricercate, come per esempio molto di quello che succede su Facebook, o su un'applicazione del telefono, o all'interno di un gioco online, o addirittura all'interno di un video; sono tutte cose che non sono accessibili al momento ma che lo saranno fra trent'anni. I collegamenti continueranno a espandersi come rampicanti in modo da connettere ogni bit: gli avvenimenti all'interno di un gioco saranno ricercabili come se fossero delle notizie, sarà possibile cercare quel che succede all'interno di un video su YouTube o trovare un particolare momento sul proprio telefono, come per esempio l'ammissione di tua sorella all'università.

Questo è ciò a cui arriverà la Rete, che si estenderà anche agli oggetti fisici, sia naturali che prodotti, attraverso circuiti quasi gratuiti che, incorporati in essi, li connetteranno alla Rete, integrandone i dati. Molti degli oggetti nelle nostre stanze saranno collegati, permettendoci di cercare con Google la nostra stanza o l'intera casa. Esistono già degli assaggi di tecnologie simili, come la possibilità di regolare il termostato o controllare l'impianto audio attraverso il telefono, e in altri tre decenni anche il resto del mondo si sovrapporrà ai nostri dispositivi. Non è una sorpresa il fatto che Internet si espanderà fino a raggiungere le dimensioni fisiche dell'intero pianeta.


Ma si espanderà anche nel tempo: la Rete di oggi è sorprendentemente ignorante circa gli avvenimenti del passato. È possibile vedere in diretta via webcam piazza Tahrir in Egitto, ma avere accesso alle immagini della stessa piazza di un anno fa è praticamente impossibile, così come non è semplice visitare una versione precedente di un normale sito Internet; ma fra trent'anni avremo dei cursori temporali che ci consentiranno di vedere anche le versioni passate.

 

La cover de L'Inevitabile di Kevin Kelly (ed. Il Saggiatore, 2017).

Analogamente alle istruzioni di navigazione dei telefoni, che vengono migliorate attraverso l'inserimento degli spostamenti dei giorni, settimane e mesi precedenti, con le relative configurazioni del traffico, anche la Rete del 2050 sarà informata sul contesto degli avvenimenti passati. In questo modo anche Internet scivolerà verso il futuro.


Fin dalla sveglia, la Rete cerca di anticipare le nostre intenzioni, di precederci nelle nostre azioni, dal momento che conosce la nostra routine quotidiana, di rispondere alle nostre domande quasi prima che gliele possiamo rivolgere. È progettata in modo da fornirci i file che ci servono in tempo per la riunione, da suggerirci il posto perfetto per pranzare con un amico in base alla nostra posizione, alle condizioni meteo, a quello che abbiamo mangiato nei giorni scorsi, a dove siamo stati la volta precedente con quello stesso amico, e molti altri possibili fattori.

È come una conversazione con Internet. Invece di scorrere sul telefono montagne di scatti di un amico, basta chiedere di lui e la Rete anticipa quali foto potremmo voler vedere. Inoltre, basandosi sulla nostra reazione, può farcene visualizzare ancora, oppure altre di un'altra persona. Nel caso di un'importante riunione che sta per iniziare, può invece mostrarci esattamente quelle due e-mail che ci servono.

Internet sembrerà sempre più una presenza con la quale relazionarsi piuttosto che un luogo in cui muoversi, vale a dire il famoso cyberspazio degli anni ottanta; sarà una presenza costante e inosservata, come l'elettricità: sempre presente, sempre intorno a noi e sottotraccia. Entro il 2050 arriveremo a considerare Internet come una modalità di conversazione onnipresente.
 Un tipo di conversazione migliorata che renderà accessibili molte nuove possibilità, malgrado il mondo digitale si senta già troppo gonfio di scelte e opportunità, e non sembri per la verità esserci posto per nulla di nuovo nei prossimi anni.

 

Immaginate quanto sarebbe stato fantastico essere un imprenditore ambizioso all'alba di Internet nel lontano 1985. Praticamente ogni dominio punto.com immaginabile era disponibile, bastava semplicemente chiedere quello che si voleva: singole parole e nomi comuni tutti disponibili che non costava nulla rivendicare. Questa grande opportunità è durata per anni. Nel 1994, un collaboratore di Wired ha notato che il dominio mcdonalds.com non era ancora stato rivendicato, quindi sotto mio consiglio l'ha registrato per poi cercare di rivenderlo alla McDonald's, ma senza successo. Purtroppo, l'incompetenza della compagnia nei confronti di Internet raggiungeva livelli talmente comici («punto cosa?») da diventare una storia così famosa che abbiamo deciso di pubblicarla sulla rivista.

Internet, in quel periodo, era senza frontiere: era facile essere il primo in qualunque categoria si scegliesse, i consumatori avevano aspettative molto basse e gli ostacoli erano ben pochi. Crea un motore di ricerca! Sii il primo ad aprire un negozio online! Distribuisci video amatoriali! Ovviamente si tratta del periodo iniziale; ripensandoci ora, è come se delle ondate di coloni avessero continuamente spianato e edificato ogni luogo possibile lasciando ai nuovi arrivati di oggi i punti più irraggiungibili e ostici. A trent'anni di distanza, Internet sembra saturo di applicazioni, piattaforme, dispositivi e molti più contenuti di quanti ne potremmo richiedere per i prossimi 1000 anni; anche se si riuscisse a farsi largo con una innovazione minima, chi mai se ne accorgerebbe in mezzo a tutta questa abbondanza?

Eppure, questo è il punto: in termini di Internet, non è successo praticamente nulla! Siamo ancora agli albori della Rete, essa è ancora in divenire. Se potessimo salire su una macchina del tempo e viaggiare trent'anni nel futuro, e da lì riguardassimo ai giorni nostri, ci accorgeremmo che la maggior parte dei prodotti più utilizzati nella vita dei cittadini del 2050 non sarà ancora stata inventata fino a dopo il 2016. Le persone del futuro guarderanno ai loro simulatori ambientali olografici, alle lenti a contatto per la realtà virtuale, agli avatar scaricabili e alle interfacce IA e penseranno: «Quello che avevate non era di certo Internet», o qualunque altro nome avrà in futuro.

E avranno ragione, perché dalla nostra prospettiva attuale, tutte le più grandi invenzioni online della prima metà di questo secolo sono sotto ai nostri occhi che aspettano solo un folle visionario che colga questi frutti sui rami bassi ed esclami: «Nessuno mi aveva detto che fosse impossibile». Insomma, l'equivalente dei domini punto.com del 1985.

 
L'oggi è davvero senza confini, in esso siamo tutti in divenire. È realmente il momento migliore nella storia dell'uomo per iniziare. Non siamo in ritardo.

Quello che diranno gli utenti più navigati nel 2050 sarà proprio questo: «Vi immaginate quanto sarebbe fantastico essere uno degli innovatori nel lontano 2016? Era un mondo senza frontiere! Si poteva scegliere praticamente qualunque categoria, aggiungerci un'IA e metterla in cloud. La maggior parte dei dispositivi avevano solo un paio di sensori, al posto delle centinaia di oggi, le aspettative erano basse, così come i possibili ostacoli: era facile essere i primi!». Poi si lamenteranno: «Se solo ci fossimo accorti che era tutto possibile!».

Perciò, la verità è che il 2016 è il momento migliore per lanciarsi, esattamente questo momento. Non c'è mai stato un giorno migliore in tutta la storia del mondo per inventare qualcosa di nuovo; non ci sono mai stati momenti migliori di oggi, con tali opportunità, grandi aperture, pochi ostacoli, bassi rapporti rischi/benefici, elevati ritorni economici e grandi vantaggi. Proprio adesso, in questo istante, questo è il momento al quale la gente del futuro ripenserà esclamando: «Se solo fossi stato presente!».

Gli ultimi trent'anni hanno costituito un meraviglioso punto di partenza, una base solida su cui poter costruire davvero in grande, ma quello che verrà sarà differente, oltre e di più. Ciò che verrà creato diventerà costantemente e senza posa qualcos'altro, mentre le invenzioni migliori saranno ancora da ideare. L'oggi è davvero senza confini, in esso siamo tutti in divenire. È realmente il momento migliore nella storia dell'uomo per iniziare. Non siamo in ritardo.

 
l'autore
Kevin Kelly

Scrittore e fotografo statunitense, è cofondatore della rivista di cultura digitale Wired, di cui è stato direttore. Ha collaborato con The New York Times, Esquire e The Economist e è autore di Quello che vuole la tecnologia (Codice, 2011). Il suo libro Out of Control (1994) fu scelto dai registi di The Matrix per preparare gli attori alle scene del film.