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Come i robot stanno rendendo la nostra vita più sostenibile

Come i robot stanno rendendo la nostra vita più sostenibile

07.01.2022 | Sono diversi gli ambiti che la robotica sta cambiando sul versante della sostenibilità sociale e ambientale.

Quando pensiamo ai robot tendiamo a immaginare macchine metalliche e fredde, a causa dell’immaginario costruito dopo anni di film fantascientifici in cui prendevano in qualche modo il sopravvento sull’uomo, compromettendone il futuro. La realtà, però, è molto diversa da questa: all’opposto, la robotica oggi lavora incessantemente per facilitare la nostra vita quotidiana, rendendo più semplice il nostro lavoro, migliorando anche salute e qualità di vita.

Oltre a quello dell’industria, sono numerosi i campi in cui oggi i robot vengono utilizzati con successo: dall’uso domestico all’intrattenimento, dalla compagnia all’assistenza delle persone deboli, dall’agricoltura all’ambito sanitario e non solo.

Ecco alcuni dei settori che la robotica sta cambiando sul versante della sostenibilità sociale, che riguarda la capacità di garantire l’equa distribuzione delle condizioni di benessere umano, e ambientale, che invece interessa la tutela dell’ecosistema e la conservazione delle risorse naturali.

I robot agricoli

Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, già da anni i robot - con l’ausilio dell’intelligenza artificiale - vengono utilizzati per rendere l’agricoltura più sostenibile, riducendo il suo impatto ambientale (questo comparto produttivo è tra le maggiori fonti di emissioni di CO2).

La startup Iron Ox, per esempio, nasce per risolvere il gravoso problema dello spreco di cibo: quasi un terzo del cibo prodotto nel mondo viene buttato prima di arrivare nella catena alimentare, l’equivalente di 1.3 miliardi di tonnellate e 88 milioni solo in Europa. Rielaborando l’intero processo di crescita dei vegetali, ha integrato l’automazione nel mondo agricolo: i due robot Grover (incaricato di portare le piante alla stazione di dosaggio) e Ada (braccio robotico) sono in grado di coltivare basilico, fragole e altre colture utilizzando un sistema idroponico, mantenendo per ognuna di queste il livello ottimale di luce, acqua e nutrienti. Grazie alla lettura costante di informazioni e dati provenienti dai sensori nella serra automatizzata, è possibile ridurre notevolmente lo spreco di risorse, le quali vengono dosate e fornite in modo personalizzato a ogni pianta.

I modelli di dati consentono di stimare la resa finale delle colture, pianificando il raccolto in base agli ordini ricevuti e producendo così solo il necessario, portando vicino allo zero gli sprechi.
Arriva dalla Calabria, invece, il robot alleato dei contadini in grado di rendere il lavoro agricolo più sicuro e smart: progettato dall’azienda Earthautomation, il robot Dood può integrarsi con qualsiasi attrezzo già presente sul mercato per rendere automatiche le azioni più ripetitive, noiose e pericolose di solito svolte dai lavoratori. Grazie a sensori GPS è in grado di circolare nei campi completamente da solo o con la presenza di un operatore mappando i percorsi effettuati, monitorandoli e imparando a distinguere gli ostacoli sul suo percorso.
Anche in questo caso, oltre ai vantaggi della semplicità di utilizzo e della riduzione dei costi di produzione, si rispetta l’ambiente ottimizzando le risorse in base alle reali necessità delle colture e del terreno riconosciute dall’AI e apprese grazie al machine learning.

La robotica che salvaguarda l’ambiente

La tutela del pianeta è un’attività che vede uomo e tecnologia lavorare fianco a fianco da tempo: i robot possono arrivare in posti difficilmente raggiungibili e svolgere attività molto più velocemente rispetto a noi, riducendo in modo notevole errori e rischi.
Da 3 giovani ingegneri di Roma nasce Pixies, un robot-spazzino con l’obiettivo di risolvere il problema del littering, cioè l’atto irrispettoso di gettare i rifiuti impropriamente sul suolo pubblico, inquinando l’ambiente e deturpando il paesaggio.

Il robot è stato creato con una stampante 3D utilizzando filamenti di plastica riciclata e si ricarica a energia solare. Se messo al lavoro nelle strade rappresenterebbe una vera svolta green: raccoglie e differenzia i rifiuti gettati nelle strade portandoli in postazioni ad hoc di 50l ciascuna, ideate anche per la ricarica. Ma non dimentichiamo che anche gli oceani hanno i loro robot-pulitori, tra cui Hydrocarbot, che vanta un sistema di filtraggio in grado di attirare e trattenere petrolio, gasolio e altri idrocarburi per ripulire le acque in modo autonomo.

Una nuova industria

La fase dell’industria 4.0 che stiamo attraversando in questo momento vede robotica, sensori, digitalizzazione, IoT e altre tecnologie al servizio dei modelli produttivi, che accompagnano le attività economiche verso prospettive più sostenibili.

Secondo un recente rapporto pubblicato dal Centro Studi TIM la diffusione di Intelligenza Artificiale, Machine learning, IOT e robotica possono contribuire all’economia circolare globale attraverso, per cominciare, l’accelerazione nella raccolta, selezione e lo smaltimento dei rifiuti. Anche i benefici economici della circolarità sono tutt’altro che trascurabili: fino a $90 miliardi all'anno per il settore dell'elettronica di consumo e $127 miliardi per il settore alimentare entro il 2030 (derivante da compostaggio dei rifiuti, da produzione di biogas, dal riutilizzo delle fibre vegetali per la realizzazione di prodotti e materiali)

I robot nell’industria 4.0 aiutano inoltre a ridurre l’impronta di carbonio, per esempio con motori che non funzionano con combustibili fossili. Infine, possono relazionarsi agli impianti chimici, ripulendoli con facilità e riducendo i rischi che corrono i lavoratori umani.

Sempre più diffusi sono i cobot, ovvero i robot collaborativi, tipologia antropomorfa di macchina in grado di lavorare a contatto diretto con gli esseri umani. Perfetti per essere inseriti accanto ai lavoratori in una catena di montaggio e supportarli nei lavori più meccanici, ripetitivi e di precisione, operando senza l’ausilio di barriere di protezione grazie agli altissimi standard di sicurezza. AutomationWare ha progettato il primo cobot mobile tutto italiano (con un team di età media di 27 anni): una macchina in grado di muoversi tra i magazzini della logistica, ottimizzando e gestendo diversi processi, percependo l’ambiente circostante grazie a movimenti mirati e sollevando pesi per ricollocarli in modo preciso e veloce.

Anche per l’altra faccia della sostenibilità, quella sociale, le applicazioni robotiche continuano a farsi strada migliorando la vita delle categorie più deboli.

Robotica al servizio della disabilità

Si chiama robotica di servizio, la disciplina che si occupa di migliorare qualità di vita e benessere delle persone con disabilità, superando barriere architettoniche e consentendo di svolgere attività quotidiane altrimenti difficoltose. Un numero non indifferente di persone oggi utilizza la carrozzina per la mobilità individuale: tra l’1 e il 2% della popolazione, problema che diventerà sempre più rilevante con l’aumentare dell’età media degli individui.
Per garantire piena mobilità agli utenti, muovendosi liberamente sia all’esterno che all’interno delle case riconoscendo e superando gli ostacoli sul percorso, arriva la sedia a rotelle robotica Wheelchair.q, prototipo realizzato dal Politecnico di Torino che garantisce sicurezza e stabilità grazie ad un profondo studio sui bisogni degli utilizzatori. La tecnologia consente in questo caso di riappropriarsi di parte della vita personale limitata da difficoltà motorie, regalando nuova autonomia e comfort. Il più noto NAO, programmabile in base alle esigenze di studio e apprendimento, affianca invece gli insegnanti di sostegno nella cura dei bambini affetti da disabilità, offrendo ai piccoli attenzioni, compagnia e stimoli extra.

I robot di oggi, possiamo affermarlo, vanno ben oltre lo sforzo di somigliarci nelle sembianze: ci supportano in numerose attività, ponendosi anche al servizio delle categorie più deboli.
Il fatto che possano sostituire l’uomo riducendo le nostre possibilità di occupazione dipende dalle scelte strategiche che saranno compiute nei prossimi anni nei vari comparti produttivi. Una gestione oculata di questo sviluppo tecnologico punterà piuttosto sullo sviluppo delle competenze umane necessarie per programmare l’automazione dei robot, e per adattare i loro compiti ai vari contesti sociali e industriali.

l'autore
Laura Fasano