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Come i big data diventano arte

Come i big data diventano arte

28.01.2019 | Il linguaggio dei dati sposa l'estetica, dando vita una forma espressiva che vive sui giornali ma anche in galleria.

Da una parte il linguaggio della logica, dei dati, dei numeri e delle informazioni. Dall’altra il linguaggio del bello, dell’arte, della poesia. Due universi inconciliabili, che muovono da presupposti opposti e che sono destinati a non incontrarsi mai. Oppure no? Non è il caso di elencare tutti i campi che, negli ultimi anni, sono stati stravolti dalla rivoluzione dei big data (dalla politica al giornalismo, passando anche per lo sport); ma è innegabile che tutto questo abbia avuto anche un impatto estetico.

Per rendersene conto, basta sfogliare un qualsiasi giornale o magazine; digitale o meno. Chiamatele pure infografiche o data visualization (per quanto siano differenti); quello che importa è che oggi i numeri, le cifre e i dati – rielaborati al computer e attraverso la creatività dell’uomo – si trasformano spesso in qualcosa che è difficile non considerare una forma d’arte. Nuvole di colore che farebbero l’invidia di qualunque artista dell’action painting si formano sulla pagina, ma portando con sé dati relativi, per fare solo un esempio, alla crescente polarizzazione dello spettro politico sui social network (altrimenti nota come filter bubble). Siamo così lontani dal mondo dell’arte?

“Noi preferiamo non usare la parola arte, ci fa un po’ effetto; parliamo sempre di information design”, raccontano a Le Macchine Volanti Federica Biasio e Davide Fuschi, fondatori assieme a Clementi Adami di Wild Mazzini a Torino, prima galleria d’arte al mondo a essere specializzata in data visualization. “Non si tratta, però, solo di computare milioni di dati; ma di trovare proporzioni tra gli elementi, dare loro una prospettiva, trovare delle ridondanze, un ritmo e fornire a tutto questo una versione visiva. Il tema della scelta, ovviamente, è molto importante ed è tipico dell’arte”.

Adriano Attus - Neometrie (dettaglio)

Le differenze, però, sono altrettanto numerose: “Nell’arte contemporanea si dice spesso ‘tu che cosa ci vedi?’”, prosegue Davide Fuschi. “Ecco, in questo caso diventa ‘che cosa voglio che trovi chi guarda?’”. La soggettività e l’istintività che sono la cifra di tanta arte, nel caso della data visualization si trasformano in una progettazione che è sia tecnica che emozione, capace di veicolare scenari complessi. “Il linguaggio del designer è comunque funzionale, un termine che non riguarda l’arte. Ma può comunque esserci una poetica. Ecco, noi cerchiamo lavori, per la nostra galleria, in cui il designer abbia messo una sua poetica; creando qualcosa di diverso da quello che, magari, fa quotidianamente nella sua professione”.

Opere come quelle di Federica Fragapane (che pubblica regolarmente per testate come il Corriere della Sera e Wired UK), Adriano Attus (direttore creativo de Il Sole 24 Ore), Giorgia Lupi (uno dei nomi più noti a livello mondiale, che può vantare esposizioni anche al MOMA) e anche Adolfo Arranz, Marco Hernandez o Pedro Cruz. L’alta percentuale di italiani tra i nomi citati non è una questione di campanilismo: “Gli italiani sono tra i più avanti al mondo”, conferma Federica Biasio. “Merito anche del Politecnico di Milano e del suo dipartimento Density Design Lab. L’America del Sud è invece un’altra area del mondo in cui la data visualization ha raggiunto vette molto elevate”.

Ed è proprio in Brasile, a Rio de Janeiro, che si è tenuto uno degli eventi più importanti a livello globale, Existencia Numerica; mentre Parigi ha ospitato l’esposizione 123 Data. Il mondo dell’information design, insomma, è in rapido movimento e inizia a trovare spazio anche nelle fondazioni e nei musei. Finora, però, nessuno ci aveva scommesso al punto da aprire una galleria esclusivamente dedicata a questa forma estetica. Un’evoluzione che, da un certo punto di vista, potrebbe ricordare quella vissuta dal design vero e proprio; passato dall’essere una pratica esclusivamente funzionale a fenomeno mondiale protagonista della scena culturale (basti citare la Design Week milanese).

Valentina Defilippo - Trip (dettaglio)

“È vero, il design dell’oggetto, in molti casi, è stato talmente forzato dai designer da essere diventato poco funzionale”, prosegue Davide Fuschi. “Nel nostro caso, la principale differenza è che il lavoro di design dell’informazione dovrebbe semplificare la tua comprensione di ciò che stai vedendo. Nei lavori che esponiamo in galleria, invece, c’è dell’altro: sono lavori che magari richiedono ore per essere pienamente assimilati. Ed è per questo che li mettiamo in una cornice facendoli uscire da un giornale o da un centro di ricerca. Cerchiamo lavori che siano 'al limite', in cui la poetica detta lo stile: colori e altri aspetti. Vogliamo che ci sia una consapevolezza dell’autore su cosa sta dicendo e come lo sta dicendo”.

In una forma d’arte spesso legata alle nuove tecnologie, era inevitabile che – da un punto di vista pratico – entrassero in gioco anche strumenti come la blockchain: “Il problema è sempre lo stesso: quando hai a che fare con una forma d’arte digitale, come fai a trasformarla in un oggetto fisico?”, si domanda Davide. “Ovviamente puoi stamparla, ma essendo tutto materiale vettoriale, il tema della forma e della dimensione con cui decidi di renderla non è per niente secondario. Così, abbiamo deciso di utilizzare la blockchain per attribuire una certificazione unica e immutabile alle opere che vendiamo. Nulla vieta a uno degli autori che espongono nella nostra galleria di farne un’altra versione, anche con delle modifiche – visto che i dati possono cambiare con il tempo – ma in questo modo diventa possibile fissarla in un momento e in una forma; parametri che vengono inseriti proprio nella blockchain”.

Il mondo dell’arte cambia, si apre a nuove forme, si ibrida e sfrutta le potenzialità delle nuove tecnologie da sempre. I big data e l’information design, da questo punto di vista, potrebbero essere l’ultima frontiera.

 
l'autore
Andrea Daniele Signorelli

In apertura: Pedro Cruz -Where When How Many (dettaglio)