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Come essere più ecosostenibili anche in smart working

Come essere più ecosostenibili anche in smart working

14.05.2021 | Come essere più green anche lavorando da casa: dal ridurre le stampe, all'uso consapevole delle mail e altro ancora.

Smart working: un’espressione di due parole che esiste da anni, ma che è entrata nel linguaggio comune da poco più di uno. Da marzo 2020 è stata per molti una situazione dettata dall’emergenza che si è poi trasformata in una momentanea routine. Per altri invece rappresentava la quotidianità già da tempo. Alcuni auspicano che (in toto o in maniera ibrida) diventi un nuovo modo di concepire l’attività lavorativa anche per il prossimo futuro. Nel momento stesso in cui però il lavoro a distanza è divenuto una regola, è fondamentale cercare di farlo al meglio, sotto tutti i punti di vista, partendo anzitutto dalla sostenibilità ambientale. Da anni infatti si lavora per rendere green gli uffici e le aziende. È arrivato quindi il momento di capire come anche lo smart working possa avere un minor impatto sull’ambiente.

Cosa rende “smart il lavoro”
Cosa intendiamo per smart working? Sebbene ci siano differenze tra il lavoro smart, quello agile e il telelavoro qui intendiamo la situazione che ha un po’ accomunato tutti dall’inizio della pandemia: poter svolgere il proprio lavoro a distanza. Ma c’è molto di più. Lo smart working si caratterizza infatti per l’assenza di vincoli anche orari oltre che spaziali, ciò che conta è il raggiungimento degli obiettivi prefissati, nei modi e nei tempi che il lavoratore si pone. Il lavoro di un giornalista freelance di fatto risponde a questi valori, ad esempio. I primi benefici che vengono in mente sono la riduzione dell’inquinamento e del traffico, ma non finiscono qui.

I numeri dello smart working
Secondo i dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano nel 2019 i lavoratori smart sono stati 570.000 e i dati registrati sicuramente confortanti. Si è infatti evidenziato un incremento della produttività del 15% per ogni singolo lavoratore smart, la riduzione del 20% del tasso di assenteismo e una riduzione del 30% dei costi di gestione delle strutture aziendali.

Nel lockdown, secondo i dati dell’Osservatorio aggiornati al 2020 sono stati 6,58 milioni gli smart worker d'emergenza e per il futuro si prevede che rimarrà una forma di lavoro che permarrà per milioni di persone.

Infatti, come si legge nel rapporto “lo smart working d'emergenza ha fatto superare pregiudizi, migliorare competenze digitali, ripensare i processi”.

Perché lo smart working è già di per sé una buona notizia per l’ambiente
Il primo grande risparmio generato dallo smart working riguarda il tempo e le emissioni legate agli spostamenti per recarsi sul luogo di lavoro. Quello che stiamo vivendo può essere considerato il più grande esperimento sociale al riguardo e ci può mostrare quali siano gli effettivi vantaggi di uno smart working capillare.
Secondo gli studi ENEA ogni giorno di lavoro agile consente in media un risparmio di un’ora e mezza spesso passata su un veicolo privato. Come sottolinea un dossier dell’RSE si tratterebbe di una riduzione del 14,5% del traffico e dell’affollamento dei mezzi pubblici con delle punte del 19% tra le 7 e le 8 del mattino e del 16% a fine giornata. Un bel taglio alla fetta di emissioni dovute agli spostamenti quotidiani.

Come scegliere le apparecchiature elettroniche
Il lavoro a distanza viene normalmente realizzato grazie a strumentazioni come un computer, uno smartphone, a volte stampanti e scanner e qualche altro apparecchio elettronico. Il primo consiglio, ove se ne debba valutare l’acquisto, riguarda il fatto di sceglierli rigenerati. Sono prodotti non nuovi ma in ottime condizioni. A volte sono dei resi per il diritto al ripensamento, o prodotti con difetti estetici, o ancora articoli restituiti dopo un noleggio. Attenzione però, sono cosa diversa dall’usato. I refurbished infatti vengono ripuliti da ogni dato e testati, e reimmessi sul mercato “pari al nuovo”, salvo eventuali difetti estetici che però vengono sempre dichiarati. La garanzia per i refurbished è inoltre prevista per legge: il laptop o la stampante ricondizionata saranno garantiti per 12 mesi. Un modo per beneficiare di un risparmio economico, ma ad avvantaggiarsi sarà anche l’ambiente.

Stampare: come e quando
Per le stampanti bisogna prima di tutto chiedersi se servano davvero. Se abbiamo bisogno di un numero limitato di stampe, potrebbe essere più efficiente non avere un apparecchio in casa ma mandare in qualche copisteria ciò che ci serve e passare a ritirarlo. Si recupererà spazio nel proprio ufficio casalingo, si eviterà di stampare ciò che in effetti non serve e - quando necessario - si potranno avere copie di alta qualità.
Se invece si possieda già una stampante in casa, il consiglio fondamentale è di accenderla solo quando serve. Secondo una ricerca ENEA infatti, si finisce per consumare più energia in stand by che durante l’effettivo utilizzo.
Ovviamente in tal caso i fogli su cui fare le copie è preferibile che siano di carta riciclata o certificata da legno proveniente da foreste gestite in maniera responsabile.

Fare luce sulla postazione di lavoro
Un consiglio per essere sia ecosostenibili che in linea con le esigenze di comfort riguarda la postazione di lavoro. Trovare il luogo giusto per lavorare in casa può non essere semplice, ma è fondamentale (oltre ad essere seduti comodi) cercare un angolo che goda della giusta illuminazione naturale. Quando il sole cala? Utilizziamo lampade a LED: daranno la giusta luce al nostro lavoro senza far infiammare le bollette.

Ogni mail ha il suo peso
Quando siamo di fronte a qualcosa di virtuale, potremmo essere portati a pensare che non abbia alcun impatto ambientale. Invece non è così. Ogni cosa può avere un piccolo o grande peso per l’ambiente. Navighiamo su internet, mandiamo mail o vediamo un video grazie ai server che vengono alimentati da energia che non sempre è rinnovabile. Questo aspetto è talmente importante da aver fatto sì che l’ultima Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti abbia avuto come tema i rifiuti invisibili. Tra questi anche quelli legati alla rete.

Secondo i dati diffusi dalla SERR, l’impatto di una e-mail da un 1 mb corrisponde a quello di una lampada da 60 watt accesa per 25 minuti. Venti mail al giorno per 365 giorni l’anno, secondo le stime, corrispondono alle emissioni generate percorrendo 1.000 km con un’automobile. Attenzione, non stiamo dicendo di non spedirle ma di farlo con meno leggerezza. Cancelliamoci dalle newsletter che sappiamo di non leggere, evitiamo di mettere in copia troppi destinatari (anche per rispetto del tempo dei colleghi).
Un altro trucco è quello di programmare le e-mail, posticipando il loro invio anche solo di mezz’ora. Potrà capitare che nel frattempo il problema correlato al messaggio si risolva oppure che ci venga in mente qualche altra informazione da integrare. Eviteremo di mandarne due. Se poi di un file abbiamo più versioni, come può accadere con una immagine, mandiamo quello più leggero. Se il documento è già online, infine, sarà più conveniente inviare direttamente il link dove reperirlo.

Cloud: fondamentale ma impariamo a ottimizzarlo
Quale lavoratore a distanza non ha (almeno) un servizio cloud attivo? Preziosi spazi di condivisione, hanno sostituito cartelle e faldoni degli uffici e consentono a più colleghi di lavorare - anche in contemporanea - sui progetti. Il rischio però è quello di non avere consapevolezza di quanti file, a volte anche obsoleti, continuiamo ad accumulare. Ebbene, periodicamente è utile eliminare ciò che non serve più: alleggeriremo i server che ospitano la nostra documentazione ed eviteremo di sprecare energia per la loro conservazione, riducendo quindi le emissioni di CO2. Questo peraltro ci aiuterà a lavorare in maniera più efficace perché avremo un archivio non solo virtuale, ma anche ordinato.

Regalarsi un angolo verde
Nulla può sostituire una bella passeggiata in un parco o in un bosco. Ma quando si lavora non è sempre possibile prendersi una pausa verde.
Ecco che però possiamo realizzare anche in casa dei piccoli angoli di natura, magari scegliendo alcune di quelle piante che aiutano a purificare l’aria anche nel nostro ufficio domestico. Alcune specie vegetali sono famose per riuscire ad assorbire sostanze nocive come benzene, tricloroetilene e formaldeide che potrebbero essere presenti nei mobili o in alcuni prodotti detergenti.
Dallo spatifillo (Spathiphyllum Mauna Loa) alla cosiddetta “lingua di suocera” (Sansevieria trifasciata ‘Laurentii’), passando per l’edera (Hedera helix) e il Pothos, fino alla Dieffenbachia, si può scegliere in base ai propri gusti e allo spazio a disposizione.

Sono quindi tante le azioni ecosostenibili e le scelte che possiamo compiere per ridurre il nostro impatto ambientale anche mentre lavoriamo. Essere green può e deve diventare uno stile di vita in ogni aspetto della nostra giornata, nei momenti di relax a casa così come in ufficio. Basta attuare alcune buone pratiche, come queste.


Illustrazione di Giorgio Mozzorecchia

l'autore
Letizia Palmisano