Chi sono gli italiani online?

Chi sono gli italiani online?

18.12.2017 | Pensare che il nostro paese sia del tutto digitalizzato è un errore: lo scenario è in costante mutazione ed evoluzione.

Quanti sono, e chi sono gli italiani online? Ma soprattutto, perché dovremmo interessarcene, se la transizione al digitale è ormai dipinta da molti come un fatto acquisito? Sono domande che, anche nel 2017, appaiono necessarie. Perché nascondono risposte complesse e stratificate, che dipendono da quale fenomeno viene misurato, e perché le risposte non sempre confermano la rappresentazione di un paese compiutamente e immancabilmente digitale.

La prima variabile qualificante per capire di cosa parliamo, misurata da Doxa per Audiweb a giugno 2017, è quella della possibilità teorica di accedere alla rete. Siamo, oggi, a un tasso del 90% fra gli italiani di 11 e 74 anni. La grandissima maggioranza degli italiani, insomma, possiede la dotazione tecnologica necessaria – innanzitutto pc e sempre più smartphone, ma anche tablet – per essere presente online.

Questo, però, non significa che effettivamente tutti gli italiani frequentino il mondo digitale. Da un lato perché esistono comunque rilevanti fratture sociali e anagrafiche (fra le casalinghe la possibilità d’accesso è all’80%, fra i pensionati cala al 66, fra chi ha la licenza elementare scende al 61%). Dall’altro perché non sempre la diffusione di apparati tecnologici si converte in presenza attiva nella rete. Gli utenti che sono online nel giorno medio in Italia, da browser o da app, sono infatti 25 milioni, cioè la metà circa di chi teoricamente ha accesso alla rete.

L'utenza complessiva di social network e piattaforme online; spicca il sorpasso di WhatsApp su YouTube e la differenza tra i più giovani e il totale della popolazione (fonte: Censis).

Se guardiamo ai mezzi utilizzati per informarsi negli ultimi 7 giorni – cioè i canali informativi abituali –, scopriamo poi un paese, ancora, e nonostante tutto, più televisivo di quanto molti immaginino. Il 14° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione disegna uno scenario nel quale i telegiornali rimangono la fonte di news più diffusa, frequentata dal 61% degli italiani, e da ben il 54% dei giovani fra i 14 e i 29 anni. Sei anni fa, quando gli utenti Facebook attivi in Italia erano esattamente la metà di quanti sono oggi, i TG erano all’80 per cento, il 69 fra i giovani. Un calo vistoso, coerente con l’immagine di un paese gradualmente coinvolto da quella che il Censis definisce “personalizzazione dell’impiego dei media”, ma che non va di pari passo con il racconto di un paese che ormai vive solo di digitale.

È forse questo, oggi, uno dei grandi limiti del dibattito su tecnologia e rete: si pensa che la differenza la facciano soltanto le infrastrutture. Le quali sono certamente la precondizione per accedere all’ambiente digitale, ma non rappresentano l’unico fattore, e spesso neanche il più decisivo. Realizzare che il servizio digitale più diffuso in Italia è WhatsApp (usato dal 66% della popolazione, secondo il Censis), mentre Amazon è al 27%, ci dice per esempio già molto sulla distanza fra essere connessi e essere utenti digitali.

Osservare che solo poco più di metà degli utenti Internet italiani ha usato nell’ultimo mese il web per finalità come trovare una strada o reperire informazioni su aziende e prodotti (54% e 53% rispettivamente, sempre Censis) è un’altra annotazione indicativa.

Utenti che negli ultimi 30 giorni hanno utilizzato internet per svolgere le seguenti attività (fonte: Censis).

Più ancora, può stupire chi ormai gestisce con Internet quasi ogni aspetto della vita che una quota estremamente minoritaria dei nostri connazionali digitali abbia, anche solo una volta negli ultimi 30 giorni, utilizzato il web per funzioni come prenotare un viaggio (16%), sbrigare pratiche burocratiche (15%), cercare lavoro (11%), prenotare una visita medica (8%).

Il rischio è quello di confondere una transizione ancora in atto con un passaggio non solo inevitabile, ma già compiuto e acquisito, in cui tutta la società è coinvolta, immersa, e anzi parte attiva.

Tracciare gli scenari dello sviluppo anche tecnologico dell’Italia, invece, deve tener conto di che paese siamo. Non può ignorare per esempio che gli over 75, esclusi da molte delle statistiche sulla presenza online, sono una componente tutt’altro che marginale della nostra società. Sono 7 milioni di persone, oltre l’11% della popolazione, secondo i dati Istat 2016. Parliamo di più del quadruplo del numero degli studenti universitari nel nostro paese: un segmento di dimensioni equivalenti a quello di tutti gli italiani che hanno fra i 20 e i 30 anni.

Mezzi utilizzati per informarsi negli ultimi sette giorni.

Cercare di capire la società italiana del 2017, i suoi orientamenti, i suoi valori è insomma doppiamente difficile: perché, numeri alla mano, non è (ancora?) una società pienamente digitalizzata, ma semmai un contesto fluido, stratificato, nel quale stanno insieme tendenze e abitudini divergenti.

Se – esempio dal mondo in cui vivono Quorum e YouTrend, la realtà con cui lavoro e di cui posso portare l’esperienza – fino a quindici anni fa le interviste per le ricerche d’opinione si facevano tutte al telefono fisso, oggi non si possono invece fare soltanto via web. Più spesso si dovrà ricorrere a metodi misti, con web, telefoni fissi e celluari, nella ricerca di una lettura completa dell’opinione pubblica che con la progressiva sparizione dei telefoni di casa, e la sua sostituzione con tante piattaforme diverse, è sempre più faticosa.

Perché la nostra, oggi, sembra una realtà che non è più analogica e non ancora digitale. Una realtà spezzettata, parcellizzata, frammentata. Complessa. Non solo per chi la vive, ma anche per chi cerca di leggerla.

l'autore
Lorenzo Pregliasco

Laureato in Linguistica all'Università di Torino, è direttore e cofondatore di YouTrend e della startup di ricerche Quorum. Insegna Analisi qualitativa della comunicazione all'Università di Bologna e Strategie Elettorali, Campaigning e Consulenza Politica all'Università di Torino.