Che cos'è la sesta estinzione di massa?

Che cos'è la sesta estinzione di massa?

26.10.2017 | Secondo alcuni studi è già cominciata: entro la fine del 2100 gran parte delle specie terrestri potrebbe sparire.

Circa 65 milioni di anni fa, ebbe luogo una delle più grandi estinzioni di massa della storia del nostro pianeta; celebre soprattutto perché portò alla scomparsa della specie dominante del mondo di allora: i dinosauri. Quel che è meno noto, è che non furono solo i giganti della Terra a sparire, ma una percentuale pari a circa il 70% delle specie marine e continentali esistenti. Altro aspetto poco noto, è che quella non fu l’unica estinzione di massa della storia; anzi, fu la quinta.

Negli ultimi 540 milioni di anni la Terra ha vissuto cinque diverse estinzioni di massa, quasi sempre legate all’aumento della concentrazione di carbonio nell’atmosfera e negli oceani. Tra queste, la peggiore di tutte fu quella che avvenne nel Permiano, circa 251 milioni di anni fa, che causò la scomparsa dell’81% delle specie marine e del 70% dei vertebrati terrestri.

A queste cinque estinzioni, potrebbe presto seguire la sesta. Anzi: a dare retta ai dati forniti da alcuni scienziati, potrebbe già essere cominciata ed essere anche in questo caso provocata dall’aumento delle concentrazioni di carbonio nell’atmosfera e negli oceani. Il limite massimo verrebbe raggiunto attorno al 2100, dando vita a un disastro ecologico che si consumerebbe nei seguenti 10mila anni, portando così a conseguenze che vanno molto oltre quelle solitamente analizzate quando si parla di cambiamento climatico.

 

Il grafico mostra la percentuale di specie estinte nelle precedenti catastrofi. E la situazione di oggi (per visualizzare a dimensioni intere, clicca qui).

Il geofisico del MIT di Boston Daniel Rothman ha analizzato i cambiamenti nel ciclo del carbonio avvenuti prima delle precedenti estinzioni di massa – e che potrebbero quindi averle causate – individuando dei valori soglia che, una volta superati, hanno portato alla catastrofe. Ovviamente, per individuare dinamiche di questo tipo non è sufficiente analizzare – come si fa solitamente – l’aumento di CO2 dal XIX secolo a oggi, trattandosi di anomalie che possono verificarsi nel corso di milioni di anni.

Secondo i suoi calcoli, che si basano sull’abbondanza degli isotopi 12 e 14 del carbonio nell’atmosfera e negli oceani, lo schema che avrebbe condotto alle precedenti estinzioni si sta ripetendo: “Dai miei studi risulta che il tasso di cambiamento nella quantità di carbonio raggiunge a un certo punto una soglia massima che l’ecosistema non è in grado di reggere”, ha spiegato l’accademico.

Ci sono due modi in cui i livelli di carbonio possono raggiungere questa soglia massima; nel primo caso, i livelli di emissioni di CO2 aumentano lentamente nel corso di milioni di anni, scatenando lentamente la catastrofe. Nel secondo, invece, la scala temporale è molto più breve, a causa di un’enorme quantità di CO2 che viene sprigionata all’improvviso nell’atmosfera. Diciamo nel lasso di qualche decennio. Vi ricorda qualcosa?

 
L'attuale tasso di estinzione è circa 100 volte più veloce del normale.

In questa situazione, Rothman prevede che siano necessari altri 310 miliardi di tonnellate di carbonio per superare la soglia d’allarme. Sembra una quantità enorme, ma al livello di emissioni odierno (e quindi sempre che non si riesca ad abbatterne drasticamente la quantità) raggiungeremo questo valore attorno all’anno 2100. Dopodiché, secondo il ricercatore, entriamo in terra incognita.

I primi segnali dell’imminente (più o meno) catastrofe si vedono già oggi, nella scomparsa o radicale diminuzione delle specie presenti sulla Terra. Un fenomeno, secondo Jeremy Thomas (direttore del centro per l’ecologia di Dorset, Inghilterra), iniziato da tempo: negli ultimi 40 anni, il 71% delle specie di farfalle è drasticamente diminuito; lo stesso vale per il 54% degli uccelli e il 28% delle piante prese in analisi.

Dati coerenti con uno studio pubblicato su Science Advances, secondo il quale l’attuale tasso di estinzione è circa 100 volte più elevato del normale. Stando ai risultati di questo studio, tre quarti delle specie animali potrebbero essere estinti nel giro di poche generazioni. Tre studi, quindi, che portano a conclusioni completamente coerenti tra loro. Tutto ciò non vuol dire che l’uomo, che ha già dimostrato in passato di essere estremamente adattabile, rischi davvero l’estinzione. La domanda alla quale dobbiamo rispondere, più che altro, è se vogliamo davvero ritrovarci a vivere in un pianeta tanto surriscaldato quanto desolato.

 
l'autore
Le Macchine Volanti