Che cos’è la net neutrality?

Che cos’è la net neutrality?

01.06.2017 | Le ragioni di chi è a favore e di chi è contrario alla neutralità della rete.

Sono ormai anni che si discute a livello globale di net neutrality: una questione complessa che ha coinvolto recentemente anche l’Europa, ma che quest’anno si è fatta sentire soprattutto dalle parti degli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump sta lavorando per sovvertire in tempi brevi le rigide regole varate durante l’era Obama. Ma perché si sta combattendo una battaglia così aspra su un tema come la neutralità della rete e quali sono gli interessi in ballo? La questione, inevitabilmente, è anche politica e coinvolge la visione economica che da sempre contrappone gli schieramenti: il mercato dev’essere libero di regolamentarsi da solo o lo Stato deve intervenire per porre dei paletti?

Che cos’è la net neutrality

Sintetizzando al massimo: la net neutrality è il concetto secondo il quale tutto il traffico internet dev’essere trattato allo stesso modo dagli internet service provider (ISP). Ciò significa, come si legge su New Atlas, che “gli ISP non possono avere la possibilità di velocizzare o dare priorità a determinati pacchetti di dati in transito, per nessuna ragione. Di conseguenza, non possono esserci differenti strati di accessibilità e tutti i servizi devono essere trattati equamente”. L’obiettivo è duplice: impedire che specifici accordi avvantaggino, per esempio, un colosso come YouTube a discapito di qualche blog indipendente, ma anche consentire che possa nascere un nuovo YouTube, evitando che le corsie preferenziali riservate (a pagamento) ai colossi già consolidati chiudano la strada a nuove realtà potenzialmente disruptive.

Le ragioni a favore della net neutrality

La net neutrality ha ricevuto l’appoggio esplicito di personalità del calibro di Tim Berners-Lee e di tutto il mondo legato all’open web (come la Electronic Frontier Foundation), ma anche di larga parte dei colossi della Silicon Valley (probabilmente preoccupati di cedere il manico del coltello agli ISP). Secondo i sostenitori della net neutrality, gli internet service provider non devono avere la possibilità di privilegiare alcuni servizi su altri: il pericolo è questa pratica porti le entità più grandi a dominare il mercato grazie alla possibilità di pagare per avere velocità superiori, relegando le realtà più piccole (e che spesso rappresentano l’anima del web) negli scantinati di internet.

Senza leggi volte a garantire la neutralità della rete, gli ISP potrebbero inoltre, almeno in linea teorica, accelerare siti d’informazione (e non solo) compiacenti nei loro confronti, esercitando di fatto un controllo sui contenuti accessibili dagli utenti. “La rete si è evoluta in maniera così rapida e diffusa perché sono riuscito a creare un network aperto che trattasse ogni pacchetto d’informazione ugualmente”, ha scritto Tim Berners-Lee nel 2015. “Questo principio di neutralità ha reso internet uno spazio libero e aperto sin dal suo concepimento”.

Le ragioni contro la net neutrality

Come sempre, però, valide ragioni si trovano su entrambi i lati dello scacchiere: gli internet service provider, e la parte politica contraria a una rigida regolamentazione della net neutrality, ritengono che avere la possibilità di gestire in maniera almeno parzialmente discrezionale il traffico che fluisce su internet potrebbe consentire di offrire un servizio decisamente migliore. Il fatto che gli ISP siano obbligati per legge a trattare tutto il traffico alla stessa maniera, in effetti, non significa che tutto il traffico che circola su internet sia uguale.

È questo l’assunto dal quale è partito lo scienziato informatico Harsha Madhyastha, dell’università del Michigan, che ha sintetizzato su The Conversation le ‘questioni più spinose’ (dal punto di vista tecnico) che riguardano la net neutrality: “Considerate due utenti il cui traffico internet passa attraverso lo stesso collegamento congestionato. Se un utente sta guardando un film in streaming e un altro sta facendo un backup di dati sul cloud, è giusto che entrambi subiscano lo stesso tipo di rallentamento? Non godremmo tutti di una user experience migliore se fosse data la priorità a chi sta guardando un filmato? Questo significherebbe rallentare leggermente il backup dei dati, liberando una parte di banda per minimizzare le difficoltà nella visione del video in streaming e mantenere alta la qualità dell’immagine”.

 

Un altro problema riguarda il modo in cui le società cosiddette Over The Top (OTT) – quelle che sfruttano le infrastrutture di trasmissione dati, costruite da altri, per fornire i propri servizi – sono entrate direttamente in concorrenza con i proprietari delle infrastrutture (attraverso, per esempio, le telefonate via Skype o i servizi di instant messaging come WhatsApp), in alcuni casi riducendo i ricavi di chi fornisce il servizio che consente a internet di funzionare globalmente. La possibilità di far pagare alcuni servizi per avere un accesso ‘premium’ alla banda potrebbe consentire ai provider di aumentare le fonti d’introiti, il che potrebbe di conseguenza consentire nuovi investimenti nella costruzione di network più rapidi ed efficienti (una questione che si sta facendo pressante visti i grandi costi d’implementazione della rete 5G che tra qualche anno dovrebbe rivoluzionare l’accesso a internet).

Net Neutrality: la situazione negli Stati Uniti

Esattamente un anno fa, Barack Obama concludeva la sua battaglia in favore della net neutrality. Una battaglia condotta in nome di un principio che ha fatto la sua comparsa negli Stati Uniti già ai tempi del telegrafo, per garantire che tutte le comunicazioni fossero consegnate alla stessa velocità senza privilegi per nessuno o basati sul contenuto.

Le cose, nell’era di Donald Trump, stanno rapidamente cambiando dopo la nomina a capo dell’ente che sovrintende la questione (la Federal Communications Commission) di Ajit Pai, un noto avversario della net neutrality. Il nuovo piano della FCC (che dovrà essere discusso nei prossimi tre mesi) sostiene che la deregolamentazione e l’abbattimento dei principi alla base della neutralità della rete promuoveranno investimenti, innovazione e libertà di scelta.

“La proposta lascia una porta aperta anche all’abolizione delle tre regole auree: no blocking (ogni indirizzo IP sull’intera rete Internet deve essere raggiungibile senza limitazioni), no throttling (gli ISP non possono bloccare o rallentare il traffico con una specifica origine o di una specifica applicazione) e no paid prioritization (gli ISP non possono dare maggiore priorità al traffico da una specifica sorgente o di una specifica applicazione sulla base di accordi commerciali con terze parti, content  provider o più genericamente Over The Top)”, si legge su CorCom. “Una regola che puntava a impedire accordi di natura economica tra ISP e OTT per realizzare una corsia preferenziale su cui convogliare il traffico dell’OTT destinato a particolari utenti”.

Net Neutrality: la situazione in Europa

La battaglia sulla net neutrality si è conclusa invece in Europa nel 2016, quando il BEREC, l’organismo regolatore europeo per le comunicazioni elettroniche, ha pubblicato le sue linee guida in favore della neutralità della rete e quindi contrarie alla possibilità di creare corsie preferenziali.  Le linee guida, pubblicate proprio un anno fa, hanno concluso un dibattito nato nel 2013, quando la prima legislazione proposta dalla Commissione Europea aveva lasciato la porta aperta ad alcune interpretazioni che avrebbero indebolito il libero ed equo accesso alla rete.

I vari tentativi di correzione avevano portato a un compromesso tra Commissione Europea, Parlamento e Consiglio che veniva però ancora considerato dagli attivisti troppo sbilanciato e pieno di zone grigie. La consultazione pubblica aperta nel giugno 2015 dal BEREC ha permesso di chiudere le falle e arrivare a delle linee guida che, fatti salvi alcuni casi molto specifici, impediscono agli ISP di privilegiare alcuni fornitori di contenuti e servizi rispetto ad altri.

Sulle due sponde dell’Atlantico, quindi, le cose stanno andando in maniera molto diversa. Ed è forse questa diversità che ci fornirà la controprova sui rischi, da una parte, che la cancellazione delle regole sulla net neutrality metta a rischio la pluralità e le potenzialità di internet e, dall’altra, che una legislazione troppo rigida comprometta l’innovazione e la qualità dell’infrastruttura.

 
l'autore
Le Macchine Volanti