fbpx Le macchine Volanti | Big Data, la macchina della verità
Big Data, la macchina della verità

Big Data, la macchina della verità

05.12.2019 | Le ricerche effettuate online raccontano molto della società, anche ciò che nei classici sondaggi resta sempre nascosto.

I big data non sono buoni o cattivi. Come sempre nel mondo della tecnologia, tutto dipende dall’uso che se ne fa. Una cosa invece è certa, le informazioni che si possono ricavare online forniscono informazioni estremamente rilevanti (e rivelatorie) sulla società: abitudini, pensieri, desideri, speranze e problemi. È questa la sintesi del pensiero di Seth Stephens-Davidowitz, uno dei primi esperti a studiare il potere e l’impatto della rete dall’interno, sfruttando quegli strumenti che internet mette a disposizione di ciascuno di noi. 

È il caso per esempio di Google Trends, che consente a tutti di analizzare quali sono le ricerche più diffuse, in che luoghi vengono effettuate e in quale periodo temporale, scovando correlazioni che altrimenti sarebbe invisibili agli studiosi e che strumenti come i sondaggi non sarebbero mai in grado di scoprire. Il best-seller del 2017 di Stephens-Davidowitz, La macchina della verità (Luiss University Press), è un viaggio che aiuta a comprendere come questi strumenti possano diventare una porta aperta sulla società e sugli esseri umani.

Filosofo, economista ed ex data scientist per il colosso di Mountain View, Stephens-Davidowitz è convinto che leggere i dati serva sempre, anche per comprendere la differenza che corre tra realtà percepita e realtà reale. “Nei sondaggi siamo tutti piuttosto bugiardi”, spiega l’autore a Le Macchine Volanti. “Sui motori di ricerca, dove nessuno osserva direttamente ciò che facciamo, riveliamo invece ciò che davvero ci sta a cuore e che magari non racconteremmo mai a nessuno”. È anche in questo modo che l’analisi dei big data può tornare utile non solo per condurre efficaci analisi di mercato, ma anche per interpretare i cambiamenti in atto nella società; comprendere meglio le loro origini e anche prevederne le imminenti svolte.

I big data anonimi ricavabili dalle ricerche online svelano ciò che nei sondaggi resterebbe nascosto su temi delicati come religione, tolleranza, intimità, sessualità

Stephens-Davidowitz ha analizzato i big data anonimi ricavabili dalle ricerche online per svelare ciò che nei sondaggi resterebbe nascosto su temi delicati come religione, tolleranza, intimità, sessualità. Ma ci sono altre applicazioni, se possibile ancora più importanti: uno studio ha per esempio mostrato come l’analisi delle ricerche online consenta di capire quali sono le preoccupazioni più diffuse nelle diverse aree di un paese (stress, maternità, lavoro, finanze) e come evolvono nel tempo.

Le ricerche più comuni relative al benessere e la salute negli Stati Uniti svelano che i timori più diffusi sono quelli riguardanti la perdita della memoria o la depressione. Ma se si analizzano i dati a livello locale, la situazione cambia radicalmente: a New York, una delle città più costose del mondo, sono le difficoltà economiche a dominare le ricerche in questo ambito. Nello Utah, uno degli stati col più alto tasso di natalità, uno dei temi più cercati riguarda la depressione post-partum. In Alaska, dove il clima è decisamente ostico, le analisi dei big data hanno rivelato quanto gli abitanti siano preoccupati dal disturbo affettivo stagionale, meglio noto come “depressione d’inverno”.

Un altro esempio dei motori di ricerca come “macchina della verità” riguarda ciò che sono in grado di rivelare sulla vita intima: secondo Stephens-Davidowitz questi studi forniscono dati che Schopenhauer, Nietzsche, Freud e Foucault avrebbero invidiato. In quest’ambito, il data scientist mette in rilievo un’altra curiosità emersa dalle sue indagini: “Per comprendere i problemi relativi ai rapporti di coppia nelle diverse nazioni e culture, si può guardare quali sono le ricerche più comuni che iniziano con ‘mio marito vuole che’. Queste sono informazioni che compaiono soltanto lì, e in nessun altro posto”.

Le ricerche su Google e anche sui social network possono diventare uno strumento in grado perfino di prevenire le epidemie di influenza o di altri virus

Insomma, i dati ricavati dalle ricerche su Google sono molto più onesti di quelli ricavati dai sondaggi tradizionali. Se chiedi alle persone se andranno a votare tutti risponderanno positivamente, ma le ricerche effettuate su Google alcune settimane prima delle elezioni mostrano con maggiore accuratezza quanti effettivamente hanno intenzione di recarsi alle urne, quali sono le loro indecisioni o tematiche di maggiore interesse e anche come cerchino di orientarsi tra le varie proposte (una delle chiavi di ricerca più comuni è sempre “perché votare il partito X”). Di fronte a queste nuove opportunità, spiega Stephens-Davidowitz, i partiti politici tradizionali e le aziende private dipendono ancora troppo dai “vecchi” sondaggi e focus. I quali hanno certo grossi limiti rispetto ai big data, ma non sono completamente inutili. “Anzi, talvolta sono preziosi per approfondire le questioni. Dovrebbero però essere usati in sinergia con altre risorse informative”.

Allo stesso tempo, le ricerche su Google e anche sui social network possono diventare uno strumento in grado perfino di prevenire le epidemie di influenza o di altri virus. In Brasile, per esempio, l’analisi dei dati ricavati da ciò che le persone postavano su Twitter ha permesso di mappare la diffusione di una malattia pericolosa come la febbre dengue, consentendo di prevedere in quali città avrebbe colpito successivamente e quindi di organizzare le necessarie misure sanitarie. Allo stesso modo, le ricerche compiute su Google relative a sintomi, diagnosi e altro hanno permesso di scoprire con settimane di anticipo rispetto agli strumenti classici che il virus della Zika si stava diffondendo in America Latina.

Dallo svelamento dei timori più nascosti nel profondo della società, fino alla possibilità di anticipare la diffusione di malattie e altro ancora, i big data sono una finestra aperta sulla società. Ed è per questo che la loro analisi può aiutarci a comprendere – e affrontare – molte delle questioni centrali per la società in cui viviamo.

l'autore
Luca Micaletti / Immagine: Shutterstock, The7Dew