Amico Robot

Amico Robot

15.02.2018 | Gli umanoidi dotati di intelligenza artificiale si stanno evolvendo rapidamente. E vogliono solo tenerci compagnia.

Erica ha un bellissimo volto e l’aria simpatica, nonostante parli con una voce decisamente sintetica. Non c’è da stupirsi, visto che si tratta di uno dei più avanzati robot autonomi del mondo. L’umanoide è stato creato in Giappone nel 2014 e progettato per essere in grado di sostenere una conversazione. Da allora, sono stati costruiti un totale di quattro modelli. Come quasi tutti i robot di questo tipo, per ora non può camminare – azione molto complessa da programmare e che richiede un enorme dispendio di energia – ma già dall’estate del 2017, Erica (che sta per Erato Intelligent Conversation Android) ha ricevuto un aggiornamento che le consente di muovere braccia, testa, collo e spalle.

“Stiamo creando una nuova entità che non è ovviamente una persona, ma con la quale possiamo interagire come se lo fosse. Non è viva, ma è presente ed è in grado di creare una connessione sociale che agisce sull’uomo anche a livello subconscio. È per questo che i robot che hanno forma umana sono molto diversi da tutti gli altri: ci relazioniamo in maniera differente con chi ci somiglia rispetto a un aspirapolvere intelligente”, ha raccontato ad Al Jazeera Dylan Glas, professore della Osaka University che ha speso gli ultimi tre anni della sua vita a lavorare su Erica.

“Grosso modo, ho scritto tutto il software che costituisce la sua mente e controlla il suo comportamento. Molti androidi di tipi diversi sono stati costruiti negli ultimi anni, ma per Erica l’obiettivo è essere completamente autonoma e in grado di parlare con chiunque. Da questo punto di vista, penso che sia uno dei robot più avanzati al mondo”.

Per il momento, si tende sempre a sottolineare la crescita di veri e propri robot (non quindi bracci meccanici e simili) nel settore manifatturiero, con i dati della International Federation of Robotics che prevedono che nel 2020 ci saranno 1,7 milioni di robot al lavoro nel mondo; soprattutto in Cina, Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Robot che però hanno un aspetto molto diverso da quelli dell’uomo – basti pensare ai colossi della Boston Dynamics – in grado di performare qualunque tipo di azione, ma assolutamente non programmati per interagire con l’uomo.

Ma è proprio in Giappone che gli scienziati hanno iniziato a vedere i risultati di ricerche all’avanguardia in grado di dare ai robot il potere di imitare e replicare il comportamento umano. Erica è solo un esempio, ma che dimostra già oggi come il gap tra umani e robot si sta sempre più riducendo. Ovviamente, la prima sensazione è quella di timore o repulsione: non c’è il rischio che queste macchine finiscano per sostituire l’uomo? In verità, l’obiettivo è completamente diverso: questi robot sociali sono progettati per risolvere i problemi dell’umanità, non per crearne di nuovi.

 
Non mi stupirebbe scoprire che gli anziani preferiscono parlare con i robot

In Giappone, per esempio, la popolazione, come noto, è in rapido declino (in maniera simile all’Italia, peraltro) e, secondo uno studio delle Nazioni Unite, è la più anziana del mondo. Ed ecco che una delle soluzioni che si prospetta è quella di usare i robot per tenere compagnia agli anziani che – per varie ragioni – non vengono seguiti a sufficienza dai loro familiari. “Gli anziani non hanno particolari problemi ad accettare i robot, anche perché a volte sentono una certa pressione da parte degli umani. Non mi stupirebbe se preferissero parlare con i robot”, spiega invece il professore Ishiguro, uno dei più grandi esperti al mondo di robotica.

Se tutto ciò vi sembra ai limiti dell’assurdo, non vi preoccupate, siete in buona compagnia: proprio secondo Ishiguro, questa innovazione sarà molto difficile da accettare in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente; mentre la società giapponese – più omogenea e soprattutto da sempre abituata ad adattarsi per prima alle tecnologie robotiche più avanzate – potrebbe non avere particolari problemi.

“Facciamo l’esempio degli smartphone: non avremmo mai immaginato che l’avremmo utilizzato in maniera così massiccia. La stessa cosa, probabilmente, avverrà con i robot, anche se oggi non lo riteniamo possibile. Io sono fermamente convinto che a breve saremo in grado di accettare senza problemi questi sviluppi”. La possibilità che i robot possano essere usati per alleviare la solitudine dei più anziani è sicuramente una prospettiva affascinante. A una condizione: che i parenti non si sentano completamente sollevati dal fare visita a genitori e nonni.

 
l'autore
Le Macchine Volanti