A che punto è Hyperloop?

A che punto è Hyperloop?

14.12.2017 | Come funziona la tecnologia supersonica che ossessiona Elon Musk, tra promesse stupefacenti e troppe incognite.

Gli Stati Uniti hanno un rapporto decisamente romantico con le rotaie; un rapporto fatto di ricordi gloriosi e di malinconia. Nell’immaginario collettivo, non potrebbe esistere un’America senza i suoi treni: presi d’assalto da Butch Cassidy e Sundance Kid che svaligiano i vagoni blindati della Union Pacific; usati da Claudia Cardinale per arrivare in un polveroso villaggio di frontiera, scendendo da una carrozza proveniente da chissà dove. Le ferrovie sono state le arterie vitali di un paese costruito su un colossale movimento di merci.

La malinconia invece è dovuta al declassamento di questo mezzo di trasporto rispetto ad altri, nelle preferenze dei passeggeri. Un declino che va avanti da oltre mezzo secolo, con qualche ripresa e qualche tentativo di venirne fuori. Troppo lenti rispetto agli aerei e troppo scomodi rispetto alle auto, i treni rappresentano una quota risibile del traffico umano negli Stati Uniti: meno dell’1% degli spostamenti avviene su rotaia. Con 20mila dipendenti e 33mila chilometri di tratte gestite, la compagnia di stato americana Amtrak (nata nel 1971 per volere di Nixon, con l’obiettivo di salvare il sistema dal fallimento) ha numeri microscopici per un paese di oltre 9 milioni di chilometri quadri di superficie e con circa 320 milioni di abitanti.

Il secondo decennio del XXI secolo potrebbe tuttavia presentare cambiamenti importanti. Non solo perché i prezzi del petrolio sono soggetti a fluttuazioni sempre più imprevedibili, con le varie crisi in Venezuela e in Medio Oriente che si susseguono; ma anche perché il progresso tecnologico può fornire oggi prospettive impensabili solo dieci o venti anni fa. Una delle proposte più ambiziose (e, secondo molti, irrealizzabili) per rimpiazzare le vecchie ferrovie è stata lanciata circa cinque anni fa da Elon Musk, l’eccentrico imprenditore e visionario noto per essere l’ad di Tesla Motors e SpaceX.

Le caratteristiche di una cabina di Hyperloop.

L’idea di Musk è un sistema di trasporto ad alta velocità, basato su un concept futuristico mai tentato prima; più evoluto persino dei treni a levitazione magnetica, o maglev, già in funzione in diversi paesi avanzati. Il progetto, battezzato Hyperloop, consiste in un vagone a forma di capsula, estremamente aerodinamico, che dovrebbe essere posizionato su un cuscino d'aria attraverso molteplici aperture sul fondo della capsula. All’interno del vagone, largo all’incirca due metri e mezzo, siederebbero comodamente i passeggeri mentre vengono sparati in un tunnel decompresso a una velocità di oltre 1.200 chilometri orari. In questo modo un Hyperloop potrebbe consentire di collegare Los Angeles e San Francisco in 35 minuti, contro le 9 ore e mezza attuali. Una vera rivoluzione.

Se il progetto andasse in porto, spiega Musk, rappresenterebbe una "quinta modalità" di trasporto, alternativa a navi, aerei, automobili e treni tradizionali. Una prima bozza è stata originariamente proposta dall’imprenditore statunitense tra il 2012 e il 2013. A partire da allora, il team che seguiva Hyperloop ha deciso di mettere in “open-sourcing” le sue conoscenze, cioè a disposizione di chiunque volesse svilupparle con i propri capitali. Attualmente, lo studio del sistema è portato avanti dalla Hyperloop One (già Hyperloop Technologies Inc.), dalla Hyperloop Transportation Technologies (HTT), e dalla canadese Transpod. Le prime simulazioni, a partire da un test in Nevada l’anno scorso, sono state condotte in modalità collaborativa, e non è stato depositato alcun brevetto.

In realtà, l’idea di costruire treni velocissimi in tunnel pneumatizzati non è del tutto nuova. A buttare giù qualche schizzo sul tema ci avevano provato, con un po’ di fantasia, già diversi inventori britannici tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, per rendere più agevole la vita nelle città che allora crescevano esponenzialmente con la Rivoluzione Industriale. Negli anni settanta dell’800 prese forma un piano per costruire una sorta di primitiva metropolitana nella città di New York, che prevedeva l’impiego di gallerie pressurizzate (ma non se ne fece nulla). Il padre putativo dell’odierno Hyperloop, tuttavia, è l’ingegnere Robert Goddard, autore nei primi del Novecento del brevetto che più assomiglia alla creatura di Musk. Da allora la corsa ai treni superveloci si è fermata per quasi un secolo, a causa del boom delle automobili, dell’estensione dei treni su rotaia in tutto l’Occidente durante la Prima e Seconda Guerra mondiale, e infine degli aeroplani come mezzo di trasporto di massa.

In questi giorni si è tornato a parlare di Hyperloop dopo che Elon Musk ha detto di aver avuto l’approvazione “verbale” della Casa Bianca per costruire una linea superveloce tra New York e la capitale Washington. Trattandosi di Musk, non è facile capire se dietro questa affermazione ci sia qualcosa di concreto o se piuttosto si tratti dell’ennesima trovata pubblicitaria per lui e le sue iniziative strabilianti. Secondo molte voci di corridoio, l’amministrazione Trump si preparerebbe a lanciare, subito dopo l’approvazione della riforma fiscale, un grandioso piano per le infrastrutture che muoverebbe non meno di 200 miliardi di dollari. Ponti, autostrade, oleodotti e altre grandi opere per rilanciare l’occupazione e rendere più efficiente il consumo energetico del paese.

Quello che Musk spera di ottenere da Washington, probabilmente, è un’agevolazione fiscale per pianificare la creazione di una tratta Hyperloop tra San Francisco e Los Angeles, due città che – e questo è un nodo cruciale – dovrebbero essere collegate entro il 2029 dalla più grande linea di treni ad alta velocità mai costruita negli Stati Uniti. Approvata nel 2008 con un budget stimato di 68 miliardi di dollari, la California High-Speed Railway è già sommersa dalle critiche perché considerata insufficiente in termini di velocità ed eccessivamente onerosa per lo stato. L’ambizione di Musk è di rimpiazzare quest’opera colossale con un’altra ancora più colossale, ma di maggiore impatto.

Una rete di trasporti superveloce, ad alimentazione elettrica, potrebbe rappresentare un’alternativa allettante rispetto ad aerei e automobili che partecipano in maniera drammatica all’innalzamento dei gas serra nell’atmosfera. Tuttavia, se già qualcuno può avere dubbi sull’interesse nei confronti di un progetto ecologista da parte di un’amministrazione che ha sempre mostrato una certa indifferenza per le questioni ambientali, lo scetticismo aumenta ancora di più se si guarda quanto potrebbe costare Hyperloop ai contribuenti. Secondo alcune stime, per collegare le due città più importanti della California ci vorrebbero non meno di 100 miliardi di dollari. E questo vuol dire, calcolano gli esperti, che se si vuol recuperare il solo capitale d’investimento iniziale in vent’anni, si dovrebbero ipotizzare biglietti a non meno di 2.500 dollari (per la sola andata tra le due città) e circa 7,4 milioni di passeggeri l’anno di media. Un azzardo non da poco.

Ma questo sarebbe solo il primo e più vistoso dei problemi. C’è da tener conto anche delle questioni logistiche. Musk ipotizza la costruzione di tubi sopraelevati lungo tutta la Central Valley californiana, dove il costo dei terreni è piuttosto basso. Ma che impatto potrebbe avere un’infrastruttura del genere sull’ambiente? E sarebbe esportabile anche nel resto del mondo, in particolare in paesi dall’equilibrio più fragile e più densamente popolati, come l’Italia? Inoltre, c’è chi fa notare il rischio di trasformare un capolavoro della tecnologia in un facile bersaglio per i terroristi. A quelle velocità, basterebbe la minima scossa o imperfezione lungo il percorso a far deragliare la capsula con decine di passeggeri: un vero e proprio gioiello di cristallo. E infine, alcuni critici di Hyperloop si concentrano sull’esperienza di viaggio che attenderebbe i passeggeri. Pensate: una capsula stretta, sigillata e senza finestre, soggetta ad un’accelerazione significativa e con un forte rumore a causa dell’aria compressa, con vibrazioni due o tre volte superiori a quelle che si avvertono in aereo quando si decolla: non proprio esaltante.

Nonostante i dubbi, sono dozzine gli scienziati che negli Stati Uniti stanno lavorando allo sviluppo di questa invenzione. Al punto che il Wall Street Journal ha parlato di un vero e proprio «Movimento Hyperloop», divenuto oramai più grande dell’uomo (Musk) che l’ha lanciato. Hyperloop One, una delle tre società che, in concorrenza fra loro, stanno tentando di lanciare il modello definitivo di treno supersonico, ha diffuso i dieci itinerari ideali tra le migliaia di candidature che le sono arrivate da mezzo mondo. Tra questi Città del Messico-Guadalajara, Edinburgo-Londra, Liverpool-Glasgow o Dallas-Laredo-Houston. Sono tracciati dalle grandi potenzialità, sui quali, nei prossimi anni, verranno condotti studi e approfondimenti. C’è anche Dubai, che sogna di inaugurare una linea che colleghi l’emirato con la vicina Abu Dhabi entro l’Expo del 2020. Vista la superficie pianeggiante del paese del Golfo, la disponibilità economica media dei suoi abitanti e una storia non invidiabile in termini di coscienza ambientale, è probabile che saranno loro, e non i californiani, i primi a vedere il sogno di Musk realizzarsi.

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