2018: fuga da Facebook

2018: fuga da Facebook

22.02.2018 | I giovanissimi, e non solo, sembrano sempre meno attratti dalla piattaforma di Zuckerberg, ma quali sono le ragioni?

All’interno dell’ultimo report trimestrale di Facebook è presente un dato molto interessante: per la prima volta nella storia del social network, gli utenti sono calati in un mercato cruciale come il Nord America (Stati Uniti e Canada). Il calo è molto limitato: si è passati da 185 a 184 milioni di utenti; ma potrebbe rappresentare il segnale che qualcosa inizia a scricchiolare nel colosso mondiale dei social network.

Ancor più importante, però, è notare in quale fascia sia avvenuto questo calo: gli under-25. In un settore come quello dei millennials, probabilmente il più importante in assoluto per gli inserzionisti, il calo è infatti più accentuato: in un anno Facebook ha perso qualcosa come 2,8 milioni di utenti (sempre in Nord America); mentre gli utenti che hanno un’età compresa tra i 13 e i 17 anni sono scesi addirittura del 9,9%. Non si tratta di un fenomeno riservato agli USA, ma che è stato analizzato un po’ ovunque, Italia compresa.

Da questo punto di vista, la recente decisione di Facebook di dare (ulteriormente) priorità ai contenuti personali (foto, opinioni, discussioni) rispetto a video virali o articoli può significare due cose: da una parte che si ritenga che proprio grazie a questo tipo di contenuti si può tornare ad attrarre un pubblico che sembra disaffezionarsi alla piattaforma; dall’altra che, forse, bisogna massimizzare le potenzialità della raccolta dati (che avviene soprattutto grazie ai nostri contenuti personali) proprio per limitare i danni nel momento in cui, forse, Facebook ha raggiunto il suo apice e sta per iniziare il declino.

 
Facebook è diventato un luogo omnicomprensivo, al quale sono iscritte persone di ogni età

Ma perché avviene tutto ciò? Ovviamente, il 2017 è stato un anno molto duro per Facebook, che si è trovato costantemente sottoposto a innumerevoli critiche per il modo in cui ha gestito la questione fake news e le interferenze – che si sono verificate soprattutto attraverso il suo social network – da parte di attori stranieri nei processi democratici occidentali. Il fatto che il calo stia avvenendo soprattutto tra i giovanissimi fa però pensare che la ragione vada cercata altrove, e cioè nel fatto che, ormai, Facebook è diventato un luogo omnicomprensivo. Al quale sono iscritte persone di ogni età.

Da questo punto di vista, i giovanissimi potrebbero ormai percepire Facebook come un luogo per vecchi e un social network che non è più cool, che non ha una sua personalità. E di conseguenza cercare rifugio nelle alternative rivali – in Italia è molto attiva la comunità di Musical.ly – o comunque di proprietà di Zuckerberg (come Instagram, che ormai anche in Italia conta su 15 milioni di utenti).

D’altra parte, mettetevi nei panni di un ragazzo o di una ragazza di circa 18/20 anni: vi piacerebbe che i vostri parenti vedessero tutto ciò che pubblicate su Facebook? Non vi sentireste a disagio a pubblicare foto in cui siete con i vostri amici in discoteca? Non evitereste di lasciarvi andare a sfoghi personali sapendo che i vostri genitori (che sempre più spesso sono in contatto su Facebook con i figli) li leggeranno?

 

Questo fenomeno – che è particolarmente accentuato tra i giovani e che probabilmente è tra le cause che li ha spinti a utilizzare sempre di più social abitati quasi esclusivamente da coetanei – non riguarda però solo i millennials. È un fenomeno infatti noto come context collapse e colpisce tutti noi. Per una semplice ragione: i nostri contatti su Facebook sono cerchie di persone molto diverse tra loro (dai parenti, agli amici, ai colleghi, ai superiori, fino agli sconosciuti). E dal momento che tutti noi ci comportiamo in maniera leggermente diversa a seconda di quali siano le persone che abbiamo davanti; ecco che nel momento in cui i diversi contesti collassano, diventando un unico insieme, ci ritroviamo bloccati e ben poco disposti a pubblicare contenuti personali.

Questo fenomeno è stato notato già nel 2016, quando alcuni esperti si accorsero che la condivisione di contenuti personali sulla piattaforma era calata del 21%. Da allora, la situazione non è migliorata. Anzi, la decisione di Zuckerberg di privilegiare proprio i contenuti personali – per quanto comprensibile dal suo punto di vista – potrebbe ulteriormente esacerbare il problema. E, a quel punto, il 2018 potrebbe diventare l’anno in cui si è materializzata la fuga da Facebook.

 
l'autore
Le Macchine Volanti