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Un’applicazione per aiutare i medici nella diagnosi di malattie della pelle
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Un’applicazione per aiutare i medici nella diagnosi di malattie della pelle

Malattie e problematiche della pelle sono tra le più complicate da individuare a causa dell’incredibile varietà di tipologie e caratteristiche del nostro organo più esteso, parti del corpo in cui possono verificarsi e tante altre variabili.

Nell’ultimo anno, spinta dalla pandemia, la digitalizzazione ha portato nelle nostre case nuovi strumenti, modalità di interagire, di formarsi ed informarsi. La telemedicina ha aperto le porte del mondo medico alla tecnologia, portando la sanità nel futuro. Da una semplice fotografia della lesione o della pelle da monitorare inviata allo specialista, a piattaforme che ospitano community per condividere esperienze di malattia e supportarsi a vicenda, fino ad applicazioni che, grazie all’Intelligenza Artificiale, leggono le immagini inviate e aiutano i medici in una sorta di “diagnosi preliminare” e screening al fine di risparmiare tempo e migliorare le cure (ad esempio l’americana LuminDx).

Una ricerca condotta dall’Università di Davis (California) evidenzia come nel 97,7% dei consulti di teledermatologia sia stato modificato qualcosa nella gestione della malattia cutanea (diagnosi espressa dal medico di base, modifica della terapia, decisione per un intervento, ecc.). Questi nuovi strumenti possono aiutare a migliorare le comunicazioni tra professionisti e pazienti, rendere la prevenzione più efficace riducendo anche i tempi di individuazione delle problematiche e, di conseguenza, di accesso alle cure. Il tutto con l’obiettivo di migliorare l’assistenza alla persona, il suo benessere, evitando sprechi di tempo e risorse gestendo meglio soprattutto i casi meno complessi.

Smartphone, tablet e computer migliorano notevolmente la relazione medico-paziente, fattore di grande importanza per la qualità del sistema sanitario: presenti anche a distanza. È comunque doveroso specificare che la tecnologia da sola non basta e mai vuole sostituire occhio, competenze e relazioni umane.

I dispositivi digitali supportano queste ultime e le ampliano. Tante sono le prospettive e le questioni ancora aperte a riguardo, prima fra tutte quella dell’attenzione alla privacy.

Laura Fasano