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Smart Working, dall’Unione Europea arriva il “diritto alla disconnessione”
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Smart Working, dall’Unione Europea arriva il “diritto alla disconnessione”

Sempre connessi, sempre a lavoro, sempre reperibili. Email, messaggi di ogni tipo, notifiche e scadenze ad ogni ora. Per molti lavoratori, complice lo smart working, questa ormai è una realtà quotidiana.

Una realtà che però racconta, a distanza di un anno dalle nuove abitudini post-Covid che hanno investito decine di migliaia di dipendenti, anche fenomeni di ansia, burnout e un senso costante di pressione.

Tanto che il Parlamento Europeo ha sentito l’esigenza di tutelare un nuovo diritto: quello alla disconnessione. Il dibattito va avanti da tempo, mesi prima della rivoluzione del mondo del lavoro dovuta alla pandemia, ma il processo ha subito una logica accelerazione.

L’obiettivo è quello di arginare la deriva verso un “lavoro 24/7” che non prevede le necessarie e fisiologiche interruzioni. Questa pratica va ad intaccare la salute fisica e mentale di decine di migliaia di persone, a causa delle richieste dei datori di lavoro che spesso si spingono ben oltre gli orari consentiti.

Nella pratica, diritto alla disconnessione è la possibilità di spegnere (o smettere di controllare) i propri dispositivi una volta terminato l’orario di lavoro stabilito, senza il peso psicologico di dover sempre essere reperibili a qualsiasi ora e per qualsiasi esigenza.

A promuovere la risoluzione approvata in Parlamento è stato l’onorevole maltese Alex Agius Saliba, che adesso punta al varo di una direttiva che vada a colmare un vuoto di legislazione a livello europeo riguardo alla tutela del tempo libero dei dipendenti.

Come chiarisce lo stesso Parlamento Europeo in una nota, “Nonostante lo smart working abbia salvato tanti posti di lavoro e reso possibile a diverse aziende di sopravvivere alla crisi causata dal Covid, questa modalità ha anche reso poco chiara e molto sottile la distinzione tra vita privata e professionale”.

Fin dai primi giorni della “rivoluzione smart” dovuta alla pandemia, che ha investito un 40% di lavoratori europei che non avevano mai sperimentato il lavoro da casa, gli esperti hanno sottolineato quanto sia importante separare, se non fisicamente almeno psicologicamente, il tempo del lavoro e il tempo libero.

Giacomo Lucarini