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Resurrezione digitale
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Resurrezione digitale

Si calcola che ogni giorno muoiano circa ottomila persone provviste di un proprio profilo Facebook. Che ne è delle loro foto, dei post e dei dati in generale? Ormai da qualche anno ogni utente può impostare nel profilo Facebook un proprio contatto erede che diventerà proprietario del materiale sul suo conto una volta che non ci sarà più. Si tratta di un semplice accorgimento che permette, almeno in parte, di decidere cosa fare della propria “eredità digitale”, lasciandola in consegna a qualcuno che conosca la volontà di preservare o cancellare intere porzioni dell’identità digitale di chi non è più in vita. Ma che dire invece delle tecnologie che, proprio a partire dal materiale prodotto online, permettono di interagire con simulacri digitali delle persone defunte?

Il tema è di grande importanza ed è stato affrontato con la dovuta urgenza in un recente documentario prodotto dal Wall Street Journal, dal titolo E-ternality. A tech question to “live forever”. Complice anche la pandemia di Covid-19, negli ultimi tempi si è letteralmente moltiplicato il numero di servizi – più o meno verosimili ed efficaci – che offrono la possibilità di entrare in relazione con avatar di persone defunte ricostruiti proprio a partire dalle loro tracce digitali. Può trattarsi di chatbot con cui conversare, oppure veri e proprio robot umanoidi che sfruttano sistemi di intelligenza artificiale per attagliarsi il più possibile al profilo della persona defunta. E poi ologrammi, servizi sonori integrati agli assistenti vocali e tutta una serie di alternative digitali facilmente reperibili sul mercato.

Insomma, le tecnologie applicate alla gestione dell’eredità digitale si stanno sviluppando rapidamente, molto più della consapevolezza che ne hanno gli utenti stessi. Non è probabilmente lontano il giorno in cui, oltre al convenzionale testamento cartaceo per disporre dei nostri beni materiali, ci troveremo a decidere anche di un testamento digitale che stabilisca quali dei nostri dati potranno essere conservati e come potranno essere utilizzati. Come sempre, se non saremo noi a farlo, sarà la tecnologia a decidere per noi.