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Medicina e visori VR: dall’Italia l’innovazione che crea operazioni virtuali e pazienti 3D
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Medicina e visori VR: dall’Italia l’innovazione che crea operazioni virtuali e pazienti 3D

C’è sempre più bisogno di innovazione tecnologica nel settore della medicina e della chirurgia. Lo ha dimostrato la pandemia di Covid-19: è necessario ripensare sia l’approccio scientifico sia il rapporto con i pazienti, per vincere le sfide che ci attendono nel futuro.

Appare sempre più chiaro che la tecnologia può segnare un deciso cambio di passo in questo campo e, per esteso, nella tutela della salute della popolazione. Tutto ciò, anche grazie alle applicazioni di realtà virtuale e modellazione 3D, che stanno entrando in sala operatoria anche in Italia.

Recentissima, ad esempio, la scoperta di un team di ricercatori del Politecnico di Milano che ha dimostrato la possibilità di utilizzare i sensori di un visore di realtà virtuale per misurare i parametri vitali di un paziente, senza ricorrere a periferiche o altri dispositivi indossabili.

Oppure l’unione tra robotica e VR messa in atto all'UPMC Salvator Mundi International Hospital di Roma, dove si è tenuto il primo intervento di chirurgia mixando il robot "Mako-Stryker", che progetta protesi 3D, con "Verima", un software di imaging sanitario che trasforma esami di risonanza magnetica in ologrammi interattivi.

Tra le innovazioni italiane più promettenti, inoltre, c’è quella di Artiness, un’azienda italiana che applica le tecnologie di realtà aumentata e virtuale nel settore medico, vincitrice dell’ultima edizione dell’Open Innovation Contest organizzato da NTT Data.

Grazie alle sue sperimentazioni nel campo della modellazione 3D, si può creare una vera e propria copia di pazienti che necessitano operazioni complesse, come ad esempio quelle a cuore aperto.

Un chirurgo dotato di visore VR può quindi avere la tranquillità di effettuare ogni singola azione, e rilevare le potenziali difficoltà, prima dell’intervento che andrà poi a effettuare.

Al momento non manca la disponibilità di finanziatori pronti ad investire verso tecnologie di questo tipo. Secondo gli esperti, è solo questione di tempo prima di poter vedere l’adozione in tutti gli ospedali italiani di questo tipo di operazioni tecnologiche.

Giacomo Lucarini