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Grafene: il materiale del futuro che aumenta l’efficienza parla anche italiano
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Grafene: il materiale del futuro che aumenta l’efficienza parla anche italiano

Scoperto nel 2004, in pochi anni la sua applicazione sta divenendo realtà permettendo innovazioni fantascientifiche fino al secolo scorso. Oggi i risultati di una ricerca renderanno più veloci le comunicazioni grazie al suo utilizzo. Parliamo del grafene.

Parla anche italiano il nuovo metodo per produrre il grafene in maniera “green” grazie al lavoro dei ricercatori dell'Istituto italiano di tecnologia (Iit) e del Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit) di Pisa, portato avanti all’interno del progetto europeo Graphene Flagship in collaborazione anche con l’università britannica di Cambridge.

Che il grafene potesse essere uno dei materiali del secolo (se non del millennio) è apparso evidente già quando nel 2010 il Nobel per la fisica era andato a Andre Geim e Kostantin Novoselov della Manchester University per gli studi relativi a questo materiale. Il grafene, scoperto nel 2004, è un materiale a 2 dimensioni: praticamente un foglio sottilissimo. Da tempo si scommette che il suo utilizzo potrà rivoluzionare tutti i campi della tecnologia in modi che fino a pochi anni fa sarebbero stati definiti fantascientifici.

Grazie alla ricerca condotta è ora possibile produrre cristalli di grafene talmente sottili da avere lo spessore di un atomo. Come hanno spiegato i ricercatori, le proprietà strutturali ed elettroniche del materiale ne consentono un ampio utilizzo nel realizzare circuiti fotonici. La nuova scoperta è stata applicata dai ricercatori stessi nella progettazione di fotorilevatori al grafene ad alta velocità. I dispositivi fotonici realizzati possono avere applicazioni notevoli per quel che riguarda il settore delle comunicazioni a banda larga. Si parla infatti della possibilità di una trasmissione dati superiore ai 100 gigabit al secondo grazie a un sistema che consentirebbe di ridurre enormemente il consumo di energia e al contempo massimizzare l’efficienza dei dispositivi nel settore delle telecomunicazioni.

Il progetto Graphene Flagship è nato proprio per mettere sotto un’unica bandiera i lavori dei centri di ricerca su tale materiale per coordinare il lavoro dei ricercatori senza disperdere risorse economiche e conoscenze scientifiche. Sapere che una delle innovazioni che permetterà alle comunicazioni di ridurre ancor di più le distanze, oltretutto in chiave sostenibile, sia frutto anche della ricerca made in Italy non può che aumentarne l’interesse. Per chiunque volesse approfondire, segnaliamo che i risultati della ricerca sono stati pubblicati sulle riviste Acs Nano e Nature Communications.

Letizia Palmisano