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Dimmi cosa compri e ti dirò quanto vali

Dimmi cosa compri e ti dirò quanto vali

Il cosiddetto credit score è un concetto che non ha nulla di nuovo. Si tratta di un punteggio che le banche danno ai clienti per misurare la loro affidabilità nel restituire un prestito. Quello che potrebbe cambiare è la modalità con cui questo valore viene calcolato. La proposta presentata da quattro ricercatori sul sito del Fondo monetario internazionale è interessante proprio sotto questo aspetto.

Tradizionalmente il punteggio viene calcolato su dati come il reddito, la tipologia di contratto di lavoro, i beni posseduti e i debiti. Ma questa valutazione può penalizzare alcune persone: imprenditori innovativi o lavoratori atipici che hanno difficoltà a fornire informazioni di questo genere. Inoltre è un sistema favorevole nei periodi di economia in salute, ma molto più restrittivo in situazioni più difficili.

Per questa ragione gli studiosi di economia fanno entrare in gioco i cosiddetti soft data. Si tratta di informazioni riguardanti il tipo di browser usato per navigare sul web, la storia delle ricerche online o gli acquisti fatti. Combinandoli poi attraverso il machine learning, i ricercatori ritengono di poter ottenere una misurazione molto più completa per determinare il tipo di prestito che i clienti di una banca possono permettersi.

L’assunto di base è che se l’istituto creditizio ha un rapporto più ravvicinato con una persona allora è più probabile che sia propenso a concedere denaro. L’altra faccia della medaglia è legata alla questione del rispetto della privacy, un problema a cui però gli studiosi non forniscono una soluzione precisa nel loro intervento. Rimane perciò aperta la questione del rapporto tra le grande aziende della tecnologia, che detengono la maggior parte dei soft data degli utenti, e il mondo delle banche. Quello su cui i ricercatori concordano è invece la necessità di avere un sistema finanziario molto più digitalizzato e basato sull’utilizzo dei dati.