Storie di fragili guerrieri in bici

Storie di fragili guerrieri in bici

23.01.2017 | Deliveroo a Londra: i problemi della sharing economy.

Sto lontano da Londra qualche mese e quando torno è tutto un Deliveroo. Bastano poche ore per accorgersene. Tutta la città è attraversata, di giorno e di sera, da ragazzi in bici e in moto con sulle spalle l’enorme e scomodo zaino cubico della start-up londinese che ha aperto sedi anche in altre città europee compresa Milano. L’idea dietro Deliveroo non è nulla di particolarmente innovativo: ristoratori e clienti pagano una somma per consegnare cibo a domicilio. Una sorta di outsourcing delle consegne per molti soggetti che non vogliono dotarsi di una struttura propria da una parte, una rapida maniera per farsi portare a casa i propri cibi preferiti pagando un minimo sovrapprezzo dall’altra. Tutto dentro una app per lo smartphone.

Siamo a cena da Byron a North London ed è impossibile non notare, accanto ai tavolini, la fila di ciclisti o motociclisti di Deliveroo in attesa dei loro hamburger da consegnare a domicilio. Sono vestiti con completi scuri, sembrano guerrieri di un’armada un po’ scalcinata: soldati senza divisa con vistose protezioni sulle spalle e sulle ginocchia. Tutti leggermente differenti l’uno dall’altro, tutti simili fra loro. Sono in genere maschi, giovani, frementi nell’attesa di rimettersi nel traffico. Ispirano ammirazione, comprensione e anche un po’ di compassione. E se anche questa sera a Londra non fa freddo, le strade sono comunque umide, pericolose nel traffico notturno. In ogni caso e indipendentemente dal meteo qualcuno ha aperto una app nel cellulare dal divano di casa, dall’altra parte della linea un ordine per hamburger e patatine è partito, un ragazzo ha inforcato la bici e si è precipitato a ritirare il sacchetto bianco di Byron. Appena la fila degli altri ciclisti guerrieri davanti a lui si sarà esaurita lo consegnerà al destinatario.


 

Non è chiaro quanti siano i “corrieri” di Deliveroo. Sicuramente molte migliaia. Qualche mese fa, quando la società decise di modificare le modalità di pagamento delle consegne (da una paga oraria di circa 7£ + 1£ ad ogni consegna, la società intendeva passare a 3,45£ a consegna) un centinaio di loro improvvisò una protesta di fronte alla sede della società.

Dopo le sollevazioni e gli articoli sui giornali Deliveroo – che è una società fondata da Will Shu che ha raccolto oltre 460 milioni di dollari di investimenti - ha deciso di recedere dai propri intenti e ha mantenuto le retribuzioni precedenti. 

Qualcosa del genere è accaduto recentemente in Italia a Foodora, altra startup con un modello di business simile. Stiamo parlando in ogni caso di lavoro liquido, una sottospecie di, qualcosa immaginato per completare il lavoro che però troppe volte non c’è. Un “lavoretto” come si direbbe in Italia con un termine che esprime molto bene l’idea di precarietà, una cosa occasionale, da svolgere nel tempo libero. Un’ancora o un gingillo per studenti o per lavoratori sotto-occupati; consegne a domicilio all’ora di cena a cavallo di scooter o biciclette. Come disse qualche dirigente di Foodora con ammirevole e forse involontario senso dell’umorismo, un’ottima occasione per gli amanti del ciclismo amatoriale per tirare su qualche soldo extra. Se i guerrieri in bicicletta dovessero considerare questo un lavoro serio sarà insomma tutta colpa loro.

Tra bufalo e locomotiva la differenza salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere. Questo decise la sorte del bufalo, l'avvenire dei miei baffi e il mio mestiere. Ora ti voglio dire: c'è chi uccide per rubare e c'è chi uccide per amore, il cacciatore uccide sempre per giocare, io uccidevo per essere il migliore.

Prima dell’ampia diffusione del telegrafo, attorno al 1860, la maniera più rapida per consegnare posta da una costa all’altra dell’America fu, per qualche mese, la società dei Pony Express. Servizio a cavallo con centinaia di stazioni intermedie, capace di consegnare una lettera da una costa all’altra del continente in circa 10 giorni. Forse il più famoso pony express della società fu William Cody, meglio conosciuto come Buffalo Bill, e possiamo ben dire che quel sistema (rapidamente fallito causa innovazione tecnologica) inaugurò lo stesso un’idea. Anche se magari, per noi italiani, il termine pony express ricorda più facilmente certe figure iconiche milanesi degli anni 80 celebrate nei film dei fratelli Vanzina che mantengono comunque alcuni legami vaghi con le società di consegne di cui ci stiamo occupando. I pony express milanesi ai tempi dei “paninari” consegnavano posta, i ragazzi di Deliveroo e Foodora consegnano cibo a domicilio.

Il salario minimo in Gran Bretagna per chi ha più di 25 anni è stato elevato di circa 50 centesimi nell’estate del 2015 passando da 6.75£ a 7.20£. Oltre a questo esiste in UK anche un altro indice da tenere d’occhio quando ci si occupa di retribuzioni, che è il “national living wage”, vale a dire la stima del salario minimo che consente ad un lavoratore a tempo pieno di avere una vita decente. Come si capisce è un indice molto importante.

Ovviamente si tratta di una cifra collegata al costo della vita e quindi cambia da città a città. Il London living wage è attualmente di 9,70£ all’ora. I guerrieri in bicicletta di Deliveroo non sono in ogni caso direttamente interessati da simili discussioni. I buffalo bill delle consegne a domicilio non sono veri lavoratori, ma una loro sottospecie, occasionale e hobbistica: come tali non rientrano negli accordi sindacali o nella discussione sui salari minimi.

 

Un mio caro amico lavora in un grande studio di architettura nel centro di Londra. Molte aziende da queste parti, a differenza di quello che accade altrove, rivendicano una giusta attenzione, per lo meno sul piano formale, riguardo agli orari di lavoro. In molti casi preferiscono che se l’orario termina alle 18 a quell’ora i dipendenti escano davvero dagli uffici. Ma se questo non accade, se qualcuno ha qualcosa di urgente da finire, occorrerà organizzarsi. Lo studio in cui lavora il mio amico ha fatto un accordo con Deliveroo e offre ai dipendenti 15£ di consegna gratuita nel caso in cui dovessero cenare in ufficio. Ogni sera una quarantina di Buffalo Bill vestiti in nero porta la cena in studio agli architetti ritardatari.

Il nome della società, Deliveroo, è una crasi. Unisce “consegna” (delivery) a canguro (kangaroo). Questo perché, secondo i fondatori, l’attenzione dell’azienda alla consegna di cibo è la medesima di quella dei mammiferi australiani nei confronti dei loro piccoli. Basta questa innocua definizione a ricordare alcuni canoni sempre uguali della cosiddetta gig economy; un’attenzione costante e fortissima alla clientela (i cuccioli di canguro) e alle loro mamme (le start up e i loro finanziatori); una contemporanea amnesia sul ruolo di ogni figura intermedia, vicariata ormai nella sua quasi completezza dall'infrastruttura di rete. O così almeno ad alcuni piace pensare.

Sul sito di Deliveroo ai possibili “corrieri” viene chiesto come prima domanda: “Ti piace andare in bici?”. Nel sito inglese si annuncia una tariffa ipotetica (£7.25/hr + petrol + tips), nella sua versione italiana, per il resto identica anche graficamente, si rimanda, molto italianamente, ad una modulistica da riempire e ad un colloquio da sostenere (Riempi il modulo e verrai ricontattato per un colloquio conoscitivo). Anche in queste piccole cose si potranno notare i differenti approcci al lavoro della medesima azienda in paesi differenti

(fonte foto CityA.M.)

La storia di Will Shu, co-fondatore di Deliveroo, è anch’essa a suo modo una storia istruttiva. Lontanissima dalla retorica delle start up nate nel garage di due ragazzini e poi rapidamente finanziate dal capitalismo di ventura, è la storia di un analista bancario americano trasferitosi a Londra con il problema di mangiare qualcosa di decente dopo le sue solite 100 ore (!) di lavoro settimanali. Deliveroo nasce così a Chelsea, quartiere elegante del centro di Londra e indaga l’impossibile equazione di offrire rapidamente cibo di qualità da asporto.

È possibile che Shu sia rimasto autenticamente sorpreso dalla protesta dei suoi guerrieri che a decine in un giorno di agosto si sono presentati con i loro scooter sotto gli uffici di Deliveroo dietro il British Museum: del resto una quota di non detto, che rimane spesso in ombra dietro ai progetti della sharing economy, riguarda il suo rapporto con il lavoro vero, con l’idea stessa di cosa sia il lavoro. Dentro una simile elaborazione si riassumono alcuni vizi consistenti dell’etica anglosassone.

C’è una composizione impossibile che deve essere tentata attorno ai temi del lavoro mediato dalla rete. Da un lato la sharing economy ha creato opportunità chiarissime per i clienti, spesso incrinando monopoli di fatto che comunque sarebbe stato giusto spezzare, dall’altro ha sancito nuove forme di precarietà per i lavoratori/hobbisti che sono i soggetti deboli che saldano l’intrastruttura digitale alle esigenze del mondo reale. 

Guardo con comprensione e ammirazione i ragazzi di Deliveroo che sfrecciano in bici nel centro di Londra, penso che questa sia una città straordinaria nella quale le cose accadono in fretta. Penso che per molti di loro il “lavoretto” di consegna sia un'opportunità in più alla quale loro per primi non vorrebbero rinunciare. Tuttavia queste migliaia di guerrieri in nero, rapidissimi sulle loro bici e i loro scooter, restano l’anello debole della catena del valore di un nuovo mestiere che prima non c’era e ora c’è. Un punto di debolezza che non potremo continuare a ignorare.

l'autore
Massimo Mantellini

Massimo Mantellini, direttore editoriale delle Macchine Volanti,  è uno dei più noti commentatori della rete italiana. Blogger, editorialista per  Il Post e L’Espresso, si occupa da oltre un decennio dei temi legati al diritto all'accesso, alla cultura informatica e alla politica delle reti. Nel 2014 ha scritto per Minimum Fax “La vista da qui, appunti per un’Internet italiana”.