Quando andremo su Marte?

Quando andremo su Marte?

13.03.2017 | La NASA e SpaceX sono sicure: tra pochi anni l’uomo inizierà a colonizzare il Pianeta Rosso. Ecco come e in che tempi.

Nel 2018, SpaceX (l’agenzia spaziale privata fondata da Elon Musk) compirà due imprese: farà partire il primo viaggio turistico attorno alla Luna, ma soprattutto lancerà un razzo (privo di equipaggio) diretto su Marte; tassello fondamentale dei progetti di Elon Musk, secondo i quali la prima navicella spaziale con personale umano arriverà sul Pianeta Rosso entro il 2025. Quanto si può essere interessati a un viaggio turistico attorno alla Luna, quando è possibile che nel giro di 8 anni assisteremo ai primi uomini su Marte?

La cosa più sorprendente di tutta questa faccenda, è che SpaceX non sta solo immaginando il viaggio su Marte, ma sta già costruendo il razzo che renderà una realtà, tra qualche anno, la prima fase della colonizzazione di un altro pianeta. A confermare come il progetto sia destinato a concretizzarsi, peraltro, è la recentissima notizia che anche i piani della NASA per Marte stanno procedendo speditamente e prevedono di far “ammartare” la prima navicella spaziale entro il 2033. Considerando che la NASA è solita mantenere questo tipo di promesse, c’è ragione di accordare fiducia all’agenzia spaziale statunitense.

 

E quindi, che sia il 2025 di SpaceX o il 2033 della NASA, quel che è certo è che l’uomo sbarcherà su Marte. Tra i progetti delle due agenzie spaziali, però, c’è una grossa differenza: quella fondata da Elon Musk non punta solo a portare qualcuno su Marte, bensì a dare il via alla colonizzazione del pianeta. Ma perché mai dovremmo farlo? Al di là del fatto che le sfide ambiziose sono uno dei motori dell’uomo (e, volendo, anche del capitalismo); l’idea di Musk è che l’umanità abbia bisogno di un piano b in caso di disastro terrestre apocalittico, un rifugio sicuro in cui migrare in massa in caso di necessità (l’innalzamento delle temperature, per esempio, non promette benissimo).

E perché proprio Marte e non, per esempio, la Luna? Le ragioni sono varie: il nostro satellite è dotato di scarse risorse naturali, manca un’atmosfera che protegga dal sole e il giorno lunare dura 28 giorni terrestri. Le stesse condizioni, all’incirca, sono quelle che portano a eliminare dalla lista Mercurio. Per quanto riguarda gli altri, si va ad esclusione: Venere è un posto infernale con temperature elevatissime, una pressione atmosferica schiacciante e venti micidiali. Giove, Saturno, Uranio e Nettuno sono delle enormi palle di gas che si comportano come pianeti.

Non rimane che Marte, che ha dalla sua parecchi vantaggi: la temperatura è bassa (ha una media di 40° sotto zero), ma niente che impedisca la vita umana (con le dovute contromisure), il giorno ha una lunghezza simile al nostro (che ci aiuterebbe a portare lassù le coltivazioni terrestri), la gravità è un terzo di quella terrestre, c’è un sacco di acqua (sotto forma di ghiaccio) e una certa quantità di CO2 (aspetto fondamentale per la terraformazione, come vedremo più avanti).

Riassumendo, queste sono le ragioni che ci spingono a voler mettere piede su un altro pianeta e che fanno sì che il mirino dei telescopi sia stato puntato convintamente su Marte. Rimangono comunque aperti una marea di problemi: quanto costa? Come si fa ad andare su Marte? Quanto tempo ci vorrà per avviare davvero la colonizzazione?

 

La prima risposta a questa serie di domande è, in effetti, la più importante. Quando la NASA ha ipotizzato i costi per inviare cinque persone su Marte (in via esclusivamente teorica) la cifra formulata è stata di 50 miliardi di dollari. Evidentemente è impossibile avviare una colonizzazione se si deve spendere una cifra simile ogni volta che si vogliono mandare sul pianeta cinque persone. Ed è proprio qui che interviene SpaceX, che per prima ha introdotto una tecnologia in grado di far atterrare i razzi - invece che farli schiantare nell’oceano o incenerire al rientro nell’atmosfera - in modo da poterli riutilizzare.

Nonostante le difficoltà, i razzi Falcon 9 di SpaceX stanno riuscendo sempre più spesso nell’impresa di atterrare correttamente: un progresso che, guardando a Marte, consentirebbe di abbassare i costi del viaggio drasticamente, di 100 o anche 1000 volte: “Del restante risparmio si occuperebbe il fatto che a viaggiare sarebbero 100 persone per volta, e non cinque, e alcune semplici innovazioni, come il rifornimento in orbita (che abbassa il prezzo tra le 5 e le 10 volte) e la produzione del carburante direttamente su Marte (utilizzando l’acqua e la CO2 presente, nda), in modo che non si debba trasportare con sé il carburante necessario al viaggio di ritorno”, scrive Tim Urban nel suo resoconto di una lunga chiacchierata fatta direttamente con Elon Musk.

Di questo passo, il costo scenderebbe a circa 500mila dollari per persona. Un prezzo fattibile anche nell’ottica di far partire più e più razzi per avviare una vera e propria colonizzazione. Con questo pazzesco obiettivo in mente, SpaceX ha avviato la costruzione del suo Mars Vehicle, anche noto come Interplanetary Transport System, presentato ufficialmente alla stampa nel settembre 2016. Un razzo alto 120 metri (come un grattacielo di 40 piani) con un diametro di 12 metri e in grado di trasportare qualche centinaio di tonnellate di materiali (o di esseri umani). Il razzo, ovviamente, è composto da due parti: il razzo vero e proprio (dotato di 42 motori Raptor, tre volte più potente dei Merlin che spingono i Falcon 9) e la navicella.

Il primo volo senza equipaggio, come detto, è previsto per il 2018. Qualche anno dopo (nei piani di Musk) un equipaggio di piloti potrebbe portare con sé un gruppo di coloni. Fermiamoci un attimo su questi due dati: l’anno prossimo il primo razzo (e non più una sonda) potrebbe arrivare su Marte; nel giro di pochi anni, invece, potremmo iniziare ad assistere alla migrazione su Marte di 100 persone per volta (numero considerato minimo per dare vita gradualmente a una vera colonizzazione).

Se la cosa non vi colpisce più di tanto, c’è un altro dato sul quale vale la pena riflettere: la distanza di Marte dalla Terra varia da 54 a 96 milioni di chilometri; ovvero una misura 200 volte superiore a quella che intercorre tra la Terra e la Luna. La Luna si trova a un secondo luce di distanza da noi; Marte a tre minuti luce. E infatti arrivarci richiede un viaggio decisamente lungo: da sei a nove mesi (ma le previsioni più ottimistiche dicono che si potrà accorciare la durata fino a tre mesi).

 

Ovviamente, considerando quanto varia la distanza tra i due pianeti, c’è un solo modo per partire con costi e tempi (più o meno) ragionevoli: farlo quando si verifica la cosiddetta “opposizione di Marte” e la distanza tra i due pianeti è minima. La più recente opposizione si è verificata il 22 maggio 2016 e potrebbe anche essere stata l’ultima a verificarsi senza che nessuno ne approfittasse per far partire un razzo diretto su Marte.

La prossima, infatti, avverrà nel luglio 2018 e darà il via a una serie costante di lanci che ci porteranno, nei giganteschi progetti di Elon Musk, a colonizzare Marte entro la fine del secolo. Ecco la tabella di marcia: tra circa un anno e mezzo partirà la prima navicella Dragon, che porterà sul Pianeta Rosso un po’ di materiale utile per il futuro. L’opposizione successiva si verificherà nell’ottobre 2020, quando dovrebbero partire numerosi Dragon con altrettanto carico. Nel dicembre 2022, invece, partirà per la prima volta il Mars Vehicle vero e proprio, per questa volta trasportando solo materiali. Infine, nel gennaio 2025, partirà la prima spedizione composta da equipaggio umano.

Più che la fine, in realtà, sarà l’inizio. Da lì in avanti, ogni due anni e due mesi partiranno 100 persone per Marte (sempre nei piani di Musk, sia chiaro); una parte consistente resterà sul pianeta mentre qualcun altro deciderà di fare ritorno. Ma il numero di persone che ha deciso di restare a vivere a qualche milione di chilometri dalla Terra dovrebbe continuare ad aumentare. Avanti di questo passo, si può immaginare che attorno al 2050 Marte sarà abitata da 100mila persone, impegnate a produrre il carburante necessario ai viaggi spaziali, a costruire le prime infrastrutture, a rendere autosufficiente una colonia che si sta lentamente abituando al nuovo territorio.

Nel frattempo aumenteranno le navicelle in partenza a ogni opposizione e che trasporteranno sempre più persone; con il risultato che attorno al 2075 si potrà festeggiare il risultato: un milione di persone su Marte; il numero minimo affinché la colonia possa sopravvivere anche nel caso in cui le navicelle, per qualsiasi ragione, smettessero di partire dalla Terra.

Se vi state chiedendo che tipo di infrastruttura si deve produrre quando si vive su un altro pianeta, la risposta è tutta racchiusa nel termine “terraformazione”: un processo artificiale che ha l’obiettivo di rendere abitabile per l’uomo un altro pianeta. A tal proposito, uno dei progetti più ambiziosi è lo scudo magnetico progettato per Marte dalla NASA, che dovrebbe risolvere uno dei problemi più pressanti: come si fa a sopravvivere su un pianeta desolato, privo di ossigeno e con una minuscola e carente atmosfera?

Le prime colonie su Marte potrebbero avere questo aspetto (copyright: NASA)

La risposta della NASA è lo scudo magnetico: “C’è vasto consenso scientifico sul fatto che l’atmosfera di Marte sia andata persa a causa dei venti solari e della scomparsa del campo magnetico del pianeta. Per questo, la soluzione progettata sembra promettente”, si legge su Futurism. “Il campo magnetico che una volta proteggeva Marte e dava modo di esistere all’atmosfera (e all’umidità) potrebbe essere artificialmente instaurato”.

Un primo passo, che consentirà ai coloni del “Nuovo Mondo” di cominciare il loro lavoro: scavare miniere, cave, raffinerie. Costruire villaggi, con scuole, serre e ospedali, e dare forma a dei giganteschi sistemi di pompaggio che portano il ghiaccio, presente nella crosta, sulla superficie del pianeta in forma liquida. Tutto questo, sempre indossando una tuta spaziale, visto che su Marte manca un elemento che ha una certa importanza per l’uomo: l’ossigeno (almeno finché non si sarà riusciti a reintrodurlo grazie alla presenza di CO2 e acqua congelata).

I primi villaggi su Marte, almeno per i primi decenni, potrebbero essere come quello rappresentato nell’immagine qualche paragrafo sopra. Ve la sentite di essere i pionieri di questa nuova avventura dell’uomo?

 
l'autore
Andrea Daniele Signorelli

Milanese, classe 1982, si occupa del rapporto tra nuove tecnologie, politica e società. Scrive per La Stampa, Prismo, Gli Stati Generali, Wired e altri. Nel 2015 ha pubblicato “Tiratura Illimitata: inchiesta sul giornalismo che cambia” per Mimesis edizioni. Su Twitter, @signorelli82

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