Potremo davvero comunicare con la mente?

Potremo davvero comunicare con la mente?

26.06.2017 | Tra qualche anno, le interfacce cervello-cervello diventeranno realtà: ecco chi sta progettando il futuro telepatico.

Esprimersi con il pensiero è un sogno che gli esseri umani accarezzano da millenni. Di telepatia parlavano già i papiri degli antichi egizi, descrivendo divinità in grado di comunicare con gli uomini durante il sonno. Ma è soltanto dalla fine dell’800 che il termine fu utilizzato per la prima volta dallo psicologo francese Fredric W. H. Myers. La possibilità di comunicare con altre persone grazie al pensiero, senza l’utilizzo della parola o dei movimenti, va però di pari passo con la necessità di conoscere più approfonditamente l’organo che potrebbe permetterci di fare tutto ciò: il cervello.

E non è un caso che l’interesse intorno alla telepatia si sia risvegliato in questi ultimi anni, quando le strumentazioni scientifiche si sono sviluppate in modo da poter registrare in maniera piuttosto precisa i segnali elettrici dei singoli neuroni, decodificandone l’attività. Risonanze magnetiche funzionali, elettroencefalogrammi, stimolazioni magnetiche transcraniche, elettrodi impiantabili sono alcune delle tecniche che oggi permettono di sognare un futuro in cui la comunicazione avverrà solo con il pensiero. Ma al di là delle prospettive più avveniristiche, già oggi ci sono anche importanti progetti che guardano alla synthetic telepathy.

Già un paio di anni fa Mark Zuckerberg aveva ipotizzato che un domani Facebook potesse essere legato a tecnologie per esprimersi con la mente. Indiscrezioni e voci che si sono susseguite fino alla conferma ufficiale avvenuta durante la F8, la conferenza annuale degli sviluppatori tenutasi lo scorso aprile. A parlarne è stata la responsabile del Building 8, il misterioso gruppo di ricerca e sviluppo dell’azienda di cui non è mai trapelato alcun progetto. Si sa però che tra gli ambiti di interesse c’è lo sviluppo di un’interfaccia cervello-computer, conosciuta come BCI. L’idea alla base di questa tecnologia è il collegamento diretto del cervello umano a dispositivi esterni per aumentarne le potenzialità: si parla di upload e download di dati, capacità di muovere oggetti o di comunicare soltanto con il proprio pensiero.

“Che ne direste di poter scrivere direttamente con il vostro cervello?”: ha esordito sul palco della conferenza F8 Regina Dugan, una donna che forse più di chiunque altro ha esperienza nel settore dell’innovazione. Prima di arrivare alla divisione “segreta” di Facebook, Dugan era stata a capo del team che si occupava di progetti di tecnologia avanzata in Google, ma soprattutto aveva guidato la DARPA, la sezione di ricerca del Dipartimento di Difesa americano che a inizio nel 2016 ha investito 60 milioni di dollari in tecnologie impiantabili.

 

L’idea di comunicazione telepatica di Facebook non vuole utilizzare elettrodi inseriti direttamente all’interno del cervello, ma si baserà su sistemi non invasivi. Finora, però, non è ancora stato rivelato in maniera precisa come possa essere letta l’attività dei neuroni. Secondo un recente articolo del Wall Street Journal potrebbe essere usata la tecnica del fast optical scattering: in sostanza si dovrebbe misurare come un raggio di luce viene riflesso dalle cellule nervose. Il problema è capire come far passare questi fasci di fotoni senza aprire il cranio delle persone.

I metodi quindi non sono ancora stati del tutto chiariti, in particolare manca la spiegazione di come effettivamente tradurre i segnali provenienti dai neuroni in parole digitate soltanto con il pensiero. Ma l’asticella che si è posta il colosso di Menlo Park è davvero elevata: superare la velocità di tradizionale scrittura su uno smartphone, arrivando infine al traguardo delle 100 parole al minuto. Un obiettivo molto ambizioso, considerato che la media oggi è tra le 38 e le 40, ma con l’utilizzo delle dita.

Come si può vedere, finora i dettagli trapelati sono pochi: non solo sulle tecnologie da utilizzare, ma anche sulle tempistiche. Nonostante ciò, un articolo su Futurism ha cercato di elencare i punti fermi del progetto annunciati durante la F8, tra cui l’idea di realizzare un sistema di social communication. Questo significa che l’obiettivo principale di questa tecnologia rimane l’utilizzo per favorire le comunicazioni tra esseri umani e creare nuovi tipi di interazione. Solo in seconda battuta il progetto punterà alla connessione tra la mente umana e il mondo digitale.

Traguardo fondamentale che si è invece già prefissato Elon Musk con il lancio della sua nuova startup Neuralink, avvenuta poco prima della presentazione di Facebook. L’ennesimo progetto futuristico del fondatore di Tesla e di SpaceX è quello di fondere il cervello umano con le macchine, seguendo uno dei più cari principi del Transumanesimo. Per riuscire nell’impresa sarà però necessario ricorrere a elettrodi inseriti all’interno del cervello. Probabile, quindi, l’utilizzo di una neural lace: una sorta di reticolato di elettrodi iniettabili all’interno del cranio. Il punto di arrivo e le modalità sono differenti da quelle di Facebook, ma i due progetti sono accomunati da un aspetto: entrambi si focalizzano sullo sviluppo di un’interfaccia cervello-computer.

 
I ricercatori della Washington University si sono posti un obiettivo preciso: far sì che il pensiero del movimento di una persona venisse trasferito a una seconda, che lo portasse effettivamente a compimento

La telepatia in senso stretto, ossia la comunicazione tra una persona e l’altra soltanto con il pensiero, si dovrà invece basare su un’interfaccia cervello-cervello, in inglese BBI (brain-brain interface). Le grandi aziende non stanno ancora investendo in questo campo, ma ci sono importanti università che negli ultimi anni hanno dimostrato come sia possibile far passare un messaggio dal cervello di un individuo a quello di un altro.

Una delle prime ricerche in questo senso è stata realizzata dalla Washington University di Seattle e pubblicata nel 2014 sulla rivista PlosOne. I ricercatori si sono posti un obiettivo preciso: far sì che il pensiero del movimento di una persona venisse trasferito a una seconda, che lo portasse effettivamente a compimento. Uno dei ricercatori, messo di fronte a un videogioco, era responsabile del pensiero di premere un tasto che avrebbe portato allo sparo di un colpo. Un altro ricercatore, che si trovava in un’altra stanza e non vedeva lo schermo di gioco, riceveva lo stimolo per muovere il dito e premere il bottone.

Per realizzare il trasferimento di questo messaggio è stato necessario integrare due diverse tecnologie. Da una parte un elettroencefalogramma, un casco indossato che aveva il compito di monitorare in maniera non invasiva l’attività cerebrale del primo individuo. Il secondo invece era sottoposto a una stimolazione magnetica transcranica: in pratica veniva stimolata la corteccia motoria per portare al movimento del dito. Il mezzo di trasferimento del messaggio è stato internet. “Internet era un modo per connettere i computer tra di loro. Oggi è diventato un modo per connettere i cervelli”, ha sottolineato Andrea Stocco, ricercatore della Washington University coinvolto nello studio.

Nello stesso anno è stata invece realizzata una vera e propria comunicazione telepatica da un individuo all’altro – una ricerca di cui si può leggere sulla rivista specializzata PlosOne – anche se ci si è limitati a un semplice saluto inviato con il pensiero. In questo caso, una persona in India ha pensato alle parole “hola” e “ciao”, trasformate in un messaggio in codice binario grazie all’associazione tra alcuni movimenti dei piedi e delle mani tradotte in 0 e 1. Il segnale elettrico nei neuroni durante il movimento è stato prima registrato tramite un elettroencefalogramma e poi inviato a una persona che si trovava in Francia. Qui il codice è stato tradotto in stimolo visivo, recepibile dall’altro individuo grazie alla stimolazione transcranica mirata all’area del cervello responsabile della visione. Questa seconda persona è così riuscita a recepire correttamente il messaggio di saluto inviato dall’altra a 5 mila chilometri di distanza.

 

In un’ultima ricerca del 2015, invece, si è riusciti a far interagire telepaticamente due persone in uno scambio di domande e risposte. Gli stessi ricercatori della Washington University hanno nuovamente unito le potenzialità dell’elettroencefalogramma e della stimolazione magnetica transcranica per permettere a due individui di porre una domanda e di percepirne la risposta, che si limitava in questi casi a un sì o un no. Nella stessa ricerca gli studiosi hanno aperto la strada al concetto di brain tutoring: cioè l’idea di mettere in collegamento i cervelli di due persone, affinché una supporti l’altra. “Prendiamo il caso di uno studente con deficit di attenzione e di iperattività: collegando il cervello con quello di un altro studente possiamo pensare di riportarlo in uno stadio di attenzione in maniera automatica”, ha previsto Chantel Prat, autrice dello studio.

Una prospettiva che è ancora piuttosto distante, ma che fa riflettere sulle potenzialità della comunicazione tramite il pensiero per le persone affette da disturbi o malattie anche molto gravi. Oggi sono numerosi gli studi universitari su casi di pazienti paralizzati e impossibilitati a parlare che grazie a sistemi di elettrodi impiantati nel cervello sono in grado di far comparire su uno schermo alcune parole. Si tratta di nuovo di un’interfaccia cervello-computer, di sicuro invasiva, che però ha portato alcuni individui a scrivere con il pensiero anche otto parole in un minuto, com’è accaduto in una recente ricerca condotta alla Stanford University e pubblicata su eLife.

Ma non esiste solo il discorso legato alla comunicazione telepatica attraverso parole pensate nella propria mente. Alcune aziende si stanno muovendo nella direzione dell’analisi delle intenzioni e delle emozioni delle persone, integrabili poi con un’altra tecnologia che sta vivendo un momento di grande fortuna: la realtà virtuale. È il caso di Neurable che attraverso elettrodi posti sulla superficie del cranio rileva l’attività elettrica del cervello, trasformandola in azione da compiere all’interno di un universo virtuale. Un’applicazione che può avere molto spazio nel mondo dei videogiochi. MindMize è invece un’azienda svizzera che ha da poco lanciato Mask, una tecnologia che studia e anticipa le emozioni delle persone. Grazie al monitoraggio non invasivo dell’attività cerebrale è possibile prevedere di qualche frazione di secondo l’espressione facciale della persona e mostrargliela in un volto che le compaia di fronte in realtà virtuale.

Per questi due casi di startup però non si può parlare di telepatia in senso stretto, perché manca il collegamento a un secondo cervello con cui comunicare: si rientra ancora una volta nel caso dell’interfaccia cervello-computer. La domanda che ora ci si pone è quando la comunicazione telepatica, che sia verso una macchina o indirizzata a un altro cervello, possa diventare davvero realtà. Le ambizioni dei big della tecnologia sono molto elevate. Facebook non ha specificato i target del suo piano di social communication ma, come riportato da Wired, Regina Dugan ha parlato di “qualche anno” per sviluppare una tecnologia capace di scrivere tre volte più rapidamente che con uno smartphone. Elon Musk è stato più preciso: punta alla fusione tra cervello e macchine nei prossimi dieci anni.

I neuroscienziati e gli esperti del settore sono molto più cauti. Un articolo del MIT Technology Review ha smorzato gli entusiasmi di chi prevede un avvento rapido della telepatia, partendo da un’analisi piuttosto realistica: per quanto riguarda i dispositivi impiantabili, cioè quelli su cui vuole puntare Neuralink, non esistono casi di persone sane che li stiano effettivamente utilizzando per comunicare con le macchine. Tutti gli studi finora sono stati concentrati su pazienti con gravi patologie e sempre con grande cautela: pensare che una tecnologia del genere diventi alla portata di chiunque nell’arco di un decennio al momento appare molto improbabile.

Allo stesso modo, sorgono dubbi sul progetto di Facebook, soprattutto per la volontà di utilizzare un sistema non invasivo per leggere in maniera accurata i pensieri delle persone. “Molti nel nostro settore si chiedono se l’analisi non invasiva possa avvicinarsi al livello di quella realizzata da sensori impiantati nel cervello. La maggior parte pensa di no, neanche lontanamente” ha fatto notare il neuroscienziato della Stanford University Krishna Shenoy, autore dello studio sui malati paralizzati in grado di scrivere otto parole al minuto con il pensiero. Nel caso di Facebook, forse ancora più che per Neuralink, manca ancora una tecnologia sufficientemente avanzata per supportare un progetto così ambizioso. Una completa comunicazione telepatica a oggi sembra ancora un sogno distante, ma perlomeno qualcuno sta provando a trasformarlo in realtà.

 
l'autore
Enrico Forzinetti

Dopo aver frequentato la Scuola di Giornalismo di Urbino, ha iniziato a scrivere per La Stampa di tecnologia e salute. Appassionato di temi scientifici, ama chiedersi come l'innovazione e il progresso possano incidere sulla vita di tutti i giorni. Su Twitter come @EForzinetti.

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