Nuvole sopra Facebook

Nuvole sopra Facebook

19.01.2017 | Nonostante utenti in crescita costante e ricavi da record, il social network mostra qualche scricchiolio.

Parlare di crisi di Facebook sembra un controsenso, soprattutto visto che i dati diffusi nel terzo trimestre 2016 (gli ultimi disponibili) sono stati ancora una volta da record: ricavi a sette miliardi di dollari (crescita del 56%), quasi un miliardo e 800mila utenti attivi mensilmente e oltre un miliardo di utenti che accedono esclusivamente da mobile, dimostrando la posizione unica in cui il social network fondato da Mark Zuckerberg si trova in un settore strategico come quello della pubblicità su smartphone e tablet.

Eppure, ci sono buone ragioni per pensare che sul futuro di Facebook si stia addensando qualche nube, come in parte ha confermato il chief financial officer Dave Wehner: “A partire dal 2017, ci aspettiamo di vedere scendere in maniera significativa il tasso di crescita dei profitti legati alla pubblicità”. La ragione è semplice: il carico pubblicitario a cui gli utenti possono essere sottoposti senza che la loro user experience venga rovinata sta raggiungendo livelli limite; di conseguenza, Facebook non può pensare di aumentare ulteriormente i ricavi semplicemente aggiungendo altra pubblicità nel newsfeed dei suoi iscritti.

Considerando la crescita record, trimestre dopo trimestre, con cui Mark Zuckerberg ha sempre soddisfatto gli appetiti dei suoi azionisti, è facile immaginare con quale difficoltà chi detiene quote importanti del social network si abituerà all'idea di vederne crescere il valore a ritmi più umani.

Eppure questo è solo il primo, e nemmeno il più importante, dei segnali che fanno pensare che Facebook abbia concluso la prima fase della sua vita, quella che l'ha visto diventare il social network più grande del mondo e il luogo a cui chiunque affidava i dettagli più intimi della propria vita, fornendo a Facebook le informazioni indispensabili per il proprio modello di business, che si basa su una targettizzazione estremamente precisa della pubblicità, resa possibile da una conoscenza senza pari di gusti e abitudini dei suoi utenti.

Su Facebook si stanno mischiando contesti che normalmente gli utenti vorrebbero tenere separati

Ma è proprio sotto questo punto di vista che Zuckerberg sta incontrando grosse difficoltà. In termini tecnici, si parla di “context collapse” (collasso del contesto); significa che gli utenti di Facebook iniziano ad avvertire che sul social network si stanno mischiando contesti che normalmente vorrebbero tenere separati. Niente di strano: chi ha un profilo Facebook da una decina di anni – e, come quasi tutti, non ha diviso in cerchie le varie tipologie di amicizia – troverà nello stesso calderone gli amici più cari, i parenti, i colleghi, i conoscenti e gli ex compagni di scuola che non si frequentano più da una vita.

Contesti molto diversi tra loro, che su Facebook “collassano” diventando parte di un unico amalgama. Tutto ciò causa una certa ritrosia da parte degli utenti nel pubblicare le cose più private: pensieri e sfoghi personali, foto delle serate con gli amici e altro ancora; perché questi contenuti verranno visti da persone con cui si hanno rapporti molto diversi. È un po' come se fossimo costretti a parlare nello stesso modo e degli stessi argomenti indipendentemente dal fatto di trovarci con i genitori, con gli amici d'infanzia o con i colleghi di lavoro; probabilmente, in una situazione del genere, preferiremmo stare zitti.

In effetti, è proprio quello che sta succedendo: la condivisione di post personali, su Facebook, è calata del 21%; gli utenti tendono invece a pubblicare e condividere sempre di più contenuti maggiormente “neutri”; per esempio, gli articoli o i video del giorno che stanno avendo più successo.  

Alcune delle contromosse studiate da Facebook mostrano come il social network stia attraversando qualche difficoltà proprio nel suo lato più “social”, che è il cuore del suo modello di business

Inutile sottolineare come questa tendenza sia molto negativa per Facebook, che rischia di non poter conoscere più così a fondo i suoi utenti e quindi di non riuscire a offrire una targettizzazione estremamente dettagliata ai suoi inserzionisti. Proprio per questa ragione, Zuckerberg sta cercando in ogni modo di trovare delle contromisure: le foto che riemergono dal nostro passato, comparendo all'improvviso sulla bacheca, sono un incentivo a condividere nuovamente con gli amici gli aspetti privati della nostra vita; così come le finestre che si aprono in cima al newsfeed per farci conoscere gli importanti eventi (sportivi e non solo) che si terranno nei prossimi giorni (e invitarci a dire la nostra). Sempre per la stessa ragione, per qualche tempo è apparsa su Facebook l'anteprima delle foto appena scattate, per incentivarne la pubblicazione.

Queste e altre mosse studiate da Facebook mostrano come il social network stia attraversando qualche difficoltà proprio nel suo lato più “social”, che è il cuore del suo modello di business. Tutto ciò, associato alla crescita degli introiti che dovrebbe iniziare a rallentare, fa pensare che il periodo d'oro di FB possa essere vicino alla conclusione, lasciando qualche spiraglio all'agguerrita concorrenza, in primis, di Snapchat.

Quanto detto, ovviamente, non significa che i sonni di Zuckerberg siano agitati: se anche “Facebook il social network” sta mostrando qualche segnale di cedimento, lo stesso non può dirsi per “Facebook l'azienda”: tra Instagram, WhatsApp, l'acquisto di Oculus (il player più importante nel campo della realtà virtuale) e gli enormi investimenti nel settore degli assistenti virtuali e dell'intelligenza artificiale, non ci sono dubbi che uno dei protagonisti del futuro tecnologico rimarrà Mark Zuckerberg.

l'autore
Le Macchine Volanti