The Next Billion: internet per chi non ce l’ha

The Next Billion: internet per chi non ce l’ha

16.01.2017 | Una delle grandi sfide per i prossimi anni è quella di portare la rete a chi ne è ancora escluso.

Secondo il World Economic Forum, sono ancora più di quattro miliardi le persone che non hanno accesso alla rete. Ne parla Internet for All, report dello scorso aprile che si pone come obiettivo l’accelerazione del processo che dovrebbe portare online il mondo intero. La rete è definita uno dei maggiori fattori che hanno contribuito alla crescita dell’economia globale negli ultimi decenni e uno dei maggiori propulsori per i business model più innovativi. Vista “la chiara importanza della rete come key enabler della Quarta Rivoluzione Industriale” – recita il documento – connettere a internet il mondo disconnesso è una delle sfide tecnologiche di questi anni.

L’area in cui la rete è ancora un privilegio riservato a una ristretta fascia di popolazione è soprattutto l’Africa, dove il World Economic Forum ha lanciato una delle sue iniziative principali per la connettività, il Northern Corridor of East Africa, che dovrebbe portare online milioni di persone in alcuni degli stati più poveri del mondo: Ruanda, Uganda, Kenya, Sudan del Sud ed Etiopia. Entro il 2019, con i programmi in atto nel continente africano – ma anche in Argentina e India – l’obiettivo è di aumentare di 60 milioni gli utenti connessi alla rete a livello globale, 25 milioni solo in Africa. Nel continente africano si stima che fino al 67% della popolazione non abbia accesso a internet, uno dei tanti freni allo sviluppo socio-economico dell’area.

La mappa della connettività mondiale secondo il report del World Economic Forum Internet for All.

Internet gioca un ruolo cruciale per il raggiungimento dei 17 Sustainable Development Goals (gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) individuati dalle Nazioni Unite il 25 settembre del 2015 come parte dell’Agenda di Sviluppo Sostenibile che punta a sconfiggere la povertà, proteggere il pianeta e assicurare prosperità alla popolazione mondiale entro il 2030.

Uno dei primi nodi da sciogliere è quello dell’infrastruttura: a molti paesi dell’Africa sub-sahariana, prima ancora di internet, manca l’energia elettrica. In queste zone, ci sono intere fasce di popolazione per cui il tramonto coincide con l’oscurità. Grazie alla diminuzione del costo dei pannelli fotovoltaici e all’aumento dell’efficienza delle luci al LED, si stanno diffondendo piccoli impianti a energia solare. Si tratta di contratti pay-as-you-go a basso costo, piccoli sistemi autonomi che permettono di non essere dipendenti dalla rete elettrica – e dai suoi frequenti black out – e riducono i rischi dell’illuminazione domestica legata al kerosene. Tra i provider attivi in Kenya, c’è anche Enel Green Power.

Google ha promosso Project Loon, palloni aerostatici in grado di fornire connessione wi-fi a vaste aree rurali. Facebook è invece orientato verso satelliti e droni a energia solare

Per quanto riguarda internet in senso stretto, si parla molto di The Next Billion, il prossimo miliardo di persone che andranno online. Giganti del digitale come Google e Facebook sono attivi su questo fronte ormai da tempo, posizionandosi non solo come fornitori di servizi, ma anche come internet provider. Google ha promosso Project Loon, palloni aerostatici in grado di fornire connessione wi-fi a vaste aree rurali. Facebook è invece orientato verso satelliti e droni a energia solare (progetto Aquila), accompagnati da versioni a basso consumo di dati della sua piattaforma (Facebook Lite e Free Basics, parte di internet.org) pensate per il mobile. Il lancio del satellite di Space X e la sua esplosione hanno però ridimensionato il progetto e le ambizioni di Zuckerberg di connettere il mondo intero. Anche il progetto Aquila ha avuto i suoi problemi ed è ora sotto inchiesta da parte del National Transportation Safety Board.

La direzione più promettente per portare connettività sostenibile nei paesi poveri e in via di sviluppo sembra essere quella delle connessioni gratuite fornite da grandi compagnie private. A queste si associano servizi a basso consumo di dati come Youtube Go, l’app di Youtube che permette di guardare e condividere video offline. Tra le iniziative indipendenti invece spicca The Equal Rating Innovation Challenge, promosso da Mozilla, che mette in palio 25mila dollari per iniziative che sviluppino soluzioni, prodotti e business model innovativi per il Next Billion basati sul principio della net neutrality.

Quello che appare chiaro è che The Next Billion è un’opportunità economica enorme per le compagnie che vi stanno investendo, approfittando di sistemi non regolati e assenza di infrastrutture. Secondo alcuni, i tentativi di aziende come Google e Facebook di diventare internet provider violano i principi della net neutrality, tanto che in India la Telecom Regulatory Authority è arrivata a bloccare Free Basics. Per questo l’Africa sub-sahariana è una delle zone calde al momento: avendo problemi enormi a livello umanitario prima che economico, controllo, legislazione e infrastrutture sono molto limitati. 

l'autore
Roberto Pizzato

Da piccolo sognava di guidare una ruspa, poi qualcosa è andato storto. Vive ad Amsterdam, dove ricerca, scrive e sviluppa idee su nuovi media e cultura digitale.