L'invasione dei droni

L'invasione dei droni

29.06.2017 | Non solo consegne: i robot volanti saranno connessi ai social network e utilizzati dalla polizia per la sorveglianza.

Nel dicembre 2013 il fondatore e CEO di Amazon Jeff Bezos comparve nella trasmissione televisiva 60 minutes per parlare della sua azienda. A un certo punto del programma, a sorpresa, mostrò al presentatore Charlie Rose una cosa a cui Amazon stava lavorando: dei piccoli droni per le consegne domestiche. Il prototipo non era funzionante, ma a supplire alle mancanze tecniche c’era uno spot in cui una famiglia felice riceveva pacchi di Amazon da un robot volante.

Al netto della polemica che travolse 60 minutes per aver offerto uno spazio pubblicitario ad Amazon a pochi giorni da Natale, in giorni quindi molto caldi dal punto di vista dello shopping, questo servizio è importante perché segna l’inizio di un sogno: la robotizzazione dei trasporti e delle consegne. Da allora le cose sono cambiate, almeno in parte: Amazon deve ancora avviare il programma di consegne via drone ma continua a sperimentare nel settore, brevettando persino il progetto di un magazzino volante in grado di “liberare” nell’aria migliaia di droni, direttamente da sopra le nostre teste. Uber è arrivata persino a immaginare dei taxi-drone in grado di guidarsi da soli.

La rivoluzione non è solo aerea. Parallelamente alla sperimentazione sui droni volanti, molte aziende hanno investito su quelli terrestri, creando delivery robot. Start up come Dispatch e Marble hanno da poco iniziato la sperimentazione proprio a San Francisco, epicentro della Silicon Valley. Questi robot – per ora – vengono utilizzati soprattutto per la consegna di pasti e cibo, un’applicazione che potrebbe stravolgere il funzionamento di servizi come Foodora o Deliveroo.

 

Proprio a San Francisco, il settore ha subito una brusca frenata lo scorso maggio, quando il Consigliere della città Norman Yee ha annunciato una legge per bloccare i permessi a questi robot. In un’intervista rilasciata al sito tecnologico Recode, Yee ha detto: “Le nostre strade e i nostri marciapiedi sono fatti per le persone, non per i robot. È una decisione coerente con le regole della nostra città, che non permettono a ciclisti o persone con skateboard di salire sui marciapiedi”. Inoltre, il Consigliere si è detto preoccupato per i posti di lavoro che robot simili eliminerebbero: oltre a figure post-Uber come i ciclisti di Deliveroo e servizi simili, pensiamo anche al business delle consegne a domicilio.

A spingere la politica locale a intervenire, nonostante la potenza esercitata a San Francisco dalle start up, è stata anche la questione della sicurezza. Yee ha spiegato di aver parlato con la polizia di San Francisco e aver accolto le sue preoccupazioni per quanto riguarda le regole che tali robot dovrebbero seguire: come possono e non possono muoversi, a che velocità è consentito loro andare.

Nel frattempo, in altre città degli Stati Uniti, i robot da consegna proseguono il loro cammino; ma se è proprio la città di San Francisco a dimostrarsi scettica nei confronti di questa disruption, forse il settore avrà qualche difficoltà. Anche per questo, il responsabile di Marble si è detto d’accordo con Yee nel trovare un modo per regolamentare il funzionamento di questi robot.

Un particolare del brevetto di Amazon per la costruzione di torri destinati al lancio di droni.

Eppure, difficilmente le regole riusciremmo a fermare l’inevitabile invasione dei droni. Basti pensare alle voci che circolano ormai da tempo (e sono state recentemente confermate) riguardo uno dei principali progetti di Snapchat per il futuro: droni non solo dotati di telecamera, ma direttamente collegati al social network creato da Evan Spiegel, che quindi potrebbe pubblicare in presa diretta quanto osservato dal drone, creando tra l’altro enormi problemi di privacy.

Non è tutto: perché anche le forze dell’ordine stanno pensando di dotarsi di sciami di droni poliziotto che controllino l’ordine pubblico direttamente dall’alto, tenendo d’occhio tutto ciò che avviene in città e consentendo alla polizia di avere, letteralmente, occhi ovunque. Sperimentazioni di questo tipo si stanno studiando in Italia, in Gran Bretagna, in Cina (dove ne sono già in funzione un migliaio) e in altre nazioni ancora.

 

Di questi tempi, mettere in parallelo la realtà in cui viviamo (o in cui presto vivremo) con quanto immaginato da George Orwell in 1984 è una pratica fin troppo abusata. Ma se c’è qualcosa che potrebbe davvero proiettarci in un futuro da “grande fratello” è la diffusione di droni che, dall’alto, osserveranno per i più svariati scopi tutto ciò che combineremo a terra, fornendo un potere di sorveglianza offline che, finora, le autorità hanno solo sognato.

l'autore
Le Macchine Volanti

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