L'energia pulita della blockchain

L'energia pulita della blockchain

14.12.2016 | La tecnologia dietro ai bitcoin ci permetterà di scambiare elettricità prodotta da fonti rinnovabili.

New York, 11 aprile 2016: nonostante sui mezzi di comunicazione se ne sia parlato poco, questa data rappresenta il primo passo su una strada che potrebbe rivoluzionare il mondo energetico e il modo in cui produciamo, consumiamo e rivendiamo elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Quel giorno, infatti, è avvenuta la prima transazione di energia tra due privati cittadini residenti in President Street, Brooklyn: l'attivista Eric Foreman e l'ex direttore della società governativa Energy Star, Bob Sauchelli.

Una transazione che ha inaugurato una microrete energetica, di cui fanno parte un totale di dieci abitazioni del quartiere, che non necessita di nessun intermediario, di nessuna società pubblica o privata che svolga il ruolo di ente centrale. Sono solo gli abitanti a decidere il prezzo con cui comprano e rivendono l'energia, sfruttando la piattaforma TransActive Grid creata dalla start-up energetica LO3 Energy. Il vero aspetto rivoluzionario di tutta questa faccenda, però, è la tecnologia che rende questi scambi autonomi e sicuri: la blockchain, il “registro distribuito” che ogni giorno rende possibile acquistare merce in maniera sicura e anonima utilizzando la criptomoneta virtuale dei bitcoin.

Quello di Brooklyn è solo un primo esperimento, ma la direzione che il fondatore di LO3 Energy, Lawrence Orsini, ha in mente è chiarissima: un futuro in cui chiunque abbia dei pannelli solari sul tetto e produca energia in eccesso potrà venderla ai vicini di casa in maniera rapida e automatica. Il sistema elettrico potrebbe quindi diventare un gigantesco network composto da milioni di microreti elettriche che interagiscono l'una con l'altra, reagendo automaticamente, senza bisogno dell'intervento umano, alla sovrabbondanza di elettricità, o al fabbisogno energetico, di un'abitazione.

Nel futuro chiunque abbia dei pannelli solari sul tetto e produca energia in eccesso potrà venderla ai vicini di casa in maniera rapida e automatica

Ed è proprio questo a rendere indispensabile l'utilizzo della blockchain: senza questa tecnologia, sarebbe impossibile stare dietro a ogni singola transazione, contrattare ogni volta il prezzo, verificare che lo scambio di denaro sia effettivamente avvenuto. Inevitabilmente, sarebbe necessario l'intervento di un'autorità centrale. Grazie alla blockchain, invece, è possibile automatizzare tutto, compresa la contrattazione degli scambi e la verifica che la transazione sia andata regolarmente in porto.

Ma come fa la blockchain a essere così sicura da poter sostituire un ente centrale? Il merito sta nella possibilità di chiunque (in questo caso, per esempio, tutti gli attori coinvolti nello scambio di elettricità) di scaricare questo “registro distribuito” sul proprio computer diventando un “nodo” della catena che tiene conto di ogni singola transazione avvenuta. Il database, quindi, viene controllato da tutti quelli che, scaricando la blockchain, assumono il compito di approvarne gli aggiornamenti.

Questo meccanismo, in teoria, rende impossibile contraffare una transazione o modificarne una già avvenuta, perché ogni cambiamento nella catena deve ricevere l’approvazione almeno del 51% della potenza di calcolo di tutta la blockchain. Se un singolo attore decidesse di modificare una transazione del database, la catena si romperebbe, perché verrebbe a mancare il consenso tra i nodi.

La sicurezza (e l'anonimato) garantito dalla blockchain fa sì che il suo utilizzo si espanda molto al di là dei bitcoin: uno degli esempi più noti è quello degli smart contracts, che rendono automatica l'esecuzione di un contratto tra le due parti, ma esistono anche start-up che studiano come rendere il voto online veramente sicuro, che provano a costruire una sorta di iTunes in cui a guadagnare siano solo gli artisti o che hanno lo scopo di tutelare le opere d'arte digitale che così frequentemente vengono contraffatte in rete.

Assieme alle criptomonete e agli smart contracts, però, è proprio lo scambio di elettricità una delle implementazioni della blockchain che sta evolvendo più rapidamente. Lo scambio energetico avvenuto a Brooklyn pochi mesi fa si sta infatti già trasformando in qualcosa di molto più grande: l'esperimento ha attirato l'attenzione di un colosso dell'elettronica come Siemens, che nel novembre 2016 ha annunciato una partership con LO3 Energy per sviluppare l'infrastruttura di microreti elettriche da collegare nell'area urbana di Brooklyn.

Contemporaneamente, un progetto simile sta prendendo piede in Australia grazie a PowerLedger, start-up che ha organizzato una rete che permette a 10 abitazioni del paese di Busselton, vicino a Perth, di scambiarsi elettricità massimizzando l'utilizzo dell'energia solare raccolta dai pannelli.

La blockchain taglia fuori qualunque intermediario: i consumatori possono acquistare e vendere a prezzi assolutamente vantaggiosi per tutti

La blockchain di PowerLedger riconosce automaticamente il proprietario di una fonte energetica e gestisce, senza bisogno dell'intervento umano, molteplici accordi di scambio energetico tra i consumatori, che possono così rivendere elettricità o comprarla in autonomia, senza dover sottostare ai prezzi di mercato imposti dalle grandi società.

“La nostra tecnologia permette di tagliare fuori qualunque intermediario”, spiega la fondatrice Jemma Green a CleanTechnica. “In questo modo, i consumatori possono acquistare e vendere a prezzi assolutamente vantaggiosi per tutti: sia per chi ha investito in pannelli solari, sia per chi può acquistare energia pulita a prezzi più bassi”. Non è da sottovalutare, inoltre, come questa tecnologia possa dare un'ulteriore spinta alla diffusione dell'energia prodotta dai pannelli solari.

Tutto questo, ovviamente, non avverrà a breve: la tecnologia e le infrastrutture sono ancora in fase sperimentale, e ci vorranno molti anni prima che, eventualmente, il loro utilizzo si diffonda. Ma se si vuole guardare veramente lontano, si può immaginare un domani in cui tutti gli oggetti connessi alla internet of things saranno gestiti dalla blockchain per ottimizzare al massimo il loro fabbisogno energetico.

IBM e Samsung stanno progettando proprio un sistema di questo tipo: ADEPT, un network che, nelle ambizioni delle due società, sarà in grado di connettere ogni singolo smart-oggetto elettrico (frigoriferi, lavatrici, microonde e quant'altro) alla blockchain, rendendoli dispositivi semi-autonomi capaci di acquistare da soli, al prezzo migliore, l'energia che serve loro per funzionare e addirittura di organizzare in autonomia la loro manutenzione.

Il fatto che colossi del calibro di IBM e Samsung, per non parlare del consorzio bancario R3 – di cui fanno parte i più grandi istituti al mondo – stiano investendo fortemente nella blockchain dimostra come questa tecnologia abbia davvero delle enormi potenzialità. Ma prima di poterla vedere diffusamente all'opera, si dovranno aspettare ancora parecchi anni.

l'autore
Andrea Daniele Signorelli

Milanese, classe 1982, si occupa del rapporto tra nuove tecnologie, politica e società. Scrive per La Stampa, Gli Stati Generali, Prismo,  Rivista Studio e altri. Nel 2015 ha pubblicato “Tiratura Illimitata: inchiesta sul giornalismo che cambia” per Mimesis edizioni. Su Twitter, @signorelli82